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Giorgio Pressburger

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Giorgio Pressburger

Giorgio Pressburger (1937 – 2017), scrittore, sceneggiatore e regista italiano di origine ungherese.

Citazioni di Giorgio Pressburger

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  • Essere legati ad un gruppo umano crudelmente menomato come quello ebraico e dell'Europa centrale aumenta la responsabilità nel raccontarlo, perché si stanno agitando le stesse nefandezze, magari come provocazione, di oscure e antiche obiezioni.[1]
  • [L'Olocausto] I musicologi riconoscono come contributo più alto a questo terribile tema la composizione di Arnold Schönberg Un sopravvissuto di Varsavia. È impossibile ascoltare quest'opera, della durata di soli dodici minuti, senza rimanere scossi. La narrazione, l'orchestra e il coro maschile rendono conto con una forza tale della tragedia della Shoah, da costituire un vero e proprio monumento ai morti di quell'eccidio pensato e portato a termine con determinazione e ferocia senza pari nella storia dell'umanità.[2]
  • Il famoso film di Gillo Pontecorvo Kapò (1959) è forse il contributo più noto della cinematografia italiana volto a far conoscere quella realtà infernale [L'Olocausto].[2]
  • L'attuale tendenza è far vivere solo il presente. Si vive gettando nel proprio Io solo quello che si vede nell'istante che si sta vivendo. Ma il presente in sé è solo un deserto.[3]
  • Pensai e penso tuttora che la politica a livello europeo potesse cambiare qualcosa nell'ambito culturale. Ho dedicato la mia vita per un'Europa senza più razzismi e popoli che si odiassero. Dopo 3000 anni di massacri ho fatto di tutto perché venisse a galla la grande cultura che si è coltivata.[1]
  • Quel "muro" ha spaccato in due la città snaturandola. Ma oggi per i viali ombrosi si torna a respirare quella compitezza mitteleuropea che attingendo al passato proietta Gorizia nel futuro.[4]

Incipit di alcune opere

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I due gemelli

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La storia che segue mi è stata raccontata da una persona che ho incontrato a Londra due anni fa, durante un congresso sul "Romanzo popolare centroeuropeo della prima metà del secolo". Finita la conferenza l'uomo si avvicinò con una evidente emozione nello sguardo e nella voce, disse di essere un mio connazionale e d'aver capito da quanto avevo detto di provenire addirittura da una famiglia che forse, nella patria d'origine, aveva frequentato la mia. Mi invitò nel suo appartamento. L'emozione dell'uomo che avevo davanti era così forte da riuscire a contagiare anche me. Accettai il suo invito. Abitava in un villino a due piani di fronte a un grande parco, in un quartiere un po' periferico: Clapham South.

Il sussurro della grande voce

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La tragedia Cabala e Amore era in scena ormai da tre anni e gli attori recitavano le loro parti con stanca sicurezza. C'era nella voce di Luisa soprattutto una disperazione appena un po' esagerata che lasciava perplesso Andreas, ma per il resto l'incanto era intatto. Vedeva per la quarta volta quello spettacolo eppure percepiva sempre con lo stesso senso di ribellione l'enfatica autorità paterna del Presidente von Walter che credendo di fare il bene di suo figlio in realtà lo sospingeva verso la morte; arrossiva e sudava al pensiero di quell'ingiustizia. Il suo posto in loggione gli sembrava un carcere, si agitava di continuo, erano suoi i tormenti del maggiore Ferdinand von Walter e di Luisa Miller sopraffatti dagli intrighi della Corte, dalle circostanze e da un sentimento che egli intuiva soltanto ma che non immaginava di poter provare un giorno di persona. Quel sentimento gli sembrava tanto misterioso, inafferrabile, da incutere paura.

Note

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  1. a b Citato in Davide Turrini, L'orologio di Monaco, viaggio senza tempo tra Shoah, cultura e umanità di Giorgio Pressburger, Il Fatto Quotidiano.it, 14 marzo 2015.
  2. a b Citato in Corriere della Sera, 7 dicembre 2003.
  3. Citato in Davide Turrini, Giorgio Pressburger morto, addio allo scrittore e regista autore de L'orologio di Monaco, Il Fatto Quotidiano.it, 5 ottobre 2017.
  4. Citato in Corriere della Sera, 15 maggio 2008.

Bibliografia

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  • Giorgio Pressburger, I due gemelli, Rizzoli, Milano, 1996. ISBN 88-17-66021-3
  • Giorgio Pressburger, Il sussurro della grande voce, Rizzoli, Milano, 1990.

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