Giovanni Antonucci

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Giovanni Antonucci (1941 – vivente), critico teatrale italiano.

  • Gl'innamorati non vivono del rapporto dei due protagonisti con l'ambiente e i personaggi che li circondano, come accade alle altre opere goldoniane. Tutta l'azione si svolge all'interno di loro stessi, del loro modo di amarsi e insieme di ferirsi, di lasciarsi e di perdersi. Mai prima di questa commedia, neppure in un capolavoro assoluto come La locandiera, Goldoni aveva indagato con tanta acutezza sulla passione amorosa, senza per questo rinunciare minimamente agli aspetti comici o umoristici che scaturiscono anche dagli amori più travagliati e più inquietanti. [1]
  • [Su Francavilla Fontana] Il cinguettare a canto dell'oritano, l'accento tronco rapido e sonoro di quei di San Vito, la frase a larga cadenza del francavillese in posa spavalda e del tutto spagnola, la interiezione piana di quei di Latiano.[2]
  • «Si può riproporre il testo di Menandro -ha sottolineato Umberto Albini- puntando sui toni tenui, sull'intimismo, ossia sui sentimenti non sfacciati, sull'indeterminatezza dei contorni psicologici che andrebbero completati da chi legge o ascolta. E si rischia però in tal caso di perdere le venature bonariamente ironiche dell'autore, i guizzi scherzosi. Oppure si può offire alla platea uno spettacolo in cui le varie figurine si movono come in una sorta di divertita quadriglia, molto animata [...]». Siamo qui di fronte al segreto di Menandro: la capacità di coniugare la finezza dell'analisi dei sentimenti con la vivacità del gioco scenico che riesce a far vivere un intero mondo di figurine che Ettore Romagnoli accostò con lucidità alle statuette d'argilla dell'età alessandrina. Statuette che non hanno la potenza del carattere, ma la naturalezza e la grazia della vita di tutti i giorni. Il teatro di Menadro è, infatti, espressione di un'Atene che, ormai persa la sua libertà e diventata parte della civiltà alessandrina, ha definitivamente abbandonato i grandi temi politici e civili che erano stati di Aristofane. È una commedia che si ripiega sul "privato", come si direbbe oggi, sull'amore nelle sue componenti di sesso ma anche di sentimento, sui rapporti padri-figli, sulla ricerca di una felicità serena e razionale. Dietro i personaggi di Menandro spuntano non a caso I caratteri di Teofrasto e la filosofia di Epicuro.[3]

Note[modifica]

  1. Dalla prefazione a Carlo Goldoni, Gl'innamorati, Newton Compton, 1994.
  2. Citato in Fulgenzio Clavica e Rosario Jurlaro (a cura di), Francavilla Fontana, Milano, Mondadori Electa, 2007. ISBN 978-88-370-4736-8
  3. Citato da G. Antonucci, Storia del teatro antico. Grecia e Roma, Neton Compton editore, collana de "I Tascabili Economici Newton Compton", ISBN 88-8183-632-7, gennaio 1997, 1ª edizione, pp. 55-56.

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