Giuseppe Colombo

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Giuseppe Colombo (1922 – 2005), presbitero e teologo italiano.

L'esistenza cristiana[modifica]

  • «Fate questo in memoria di me» [...] non è da intendere solo come il desiderio di Gesù di dare vita alla liturgia cristiana, ma più profondamente è il suo desiderio di dare vita alla vita cristiana. L'Eucaristia rivela così la propria funzione di "vincolo" tra Gesù Cristo e i cristiani, tra la vita di Gesù Cristo e la vita dei cristiani. Per la precisione, e a evitare gli equivoci, non comunica la vita di Gesù ai cristiani, viceversa attira la vita dei cristiani unendola e conformandola a quella di Gesù. (p. 15)

L'ordine cristiano[modifica]

  • Fede e teologia stanno insieme, però senza confondersi. La fede è una cosa e la teologia è un suo «prodotto» o «derivato». Consegue che senza la fede non può esservi teologia, come il tralcio senza la vite. Diversamente dalla fede che, in teoria, può stare senza la teologia, benché storicamente non sia mai accaduto. La fede ha sempre voluto la teologia, come non potesse farne a meno. A illuminare il rapporto può forse servire l'analogia tra la poesia e la critica. Evidentemente il confronto penalizza la teologia rispetto alla fede, precisamente come la critica rispetto alla poesia. La teologia però non ne patisce, perché sa che quello è il suo compito e quindi il suo posto. Non intende sostituirsi alla fede o farle concorrenza, intende semplicemente porsi al suo servizio. (p. 45)
  • Superfluo richiamare, d'altro lato, che l'alternativa alla critica, e quindi alla teologia, è il «sonno dogmatico», che per la Chiesa costituisce una tentazione da respingere, non un bene da desiderare. Alla Chiesa preme infatti, non solo di conservare integra la verità della fede, ma, nella stessa misura, di fornirne le ragioni. (p. 47)
  • Se l'Eucaristia è Gesù Cristo in persona, non si può concludere che l'Eucaristia appartiene alla Chiesa, perché Gesù Cristo non appartiene alla Chiesa, ma viceversa è la Chiesa che appartiene a Gesù Cristo. Effettivamente non è la Chiesa a «fare» l'Eucaristia, ma viceversa è l'Eucaristia a fare la Chiesa. (p. 53)

Perché la teologia[modifica]

  • In Gesù Cristo, e quindi nella luce di Dio, l'uomo può riconoscere veramente se stesso, al di là della conoscenza di sé che gli può fornire la filosofia e che gli forniscono le scienze dell'uomo. Solo Gesù Cristo è la vera «misura» dell'uomo. (p. 27)
  • In termini generali, la fede cristiana riconosce che la vicenda umana ha trovato la sua espressione più luminosa e costruttiva nell'esperienza personale fatta da Gesù Cristo. Per questo il credente, cioè il cristiano, si impegna a condividerla personalmente e a renderne partecipi tutti gli uomini. In questo senso, oggettivo e realistico, la vita degli uomini diventa «memoria» della vita e quindi della persona di Gesù Cristo. (p. 37)
  • Propriamente le scritture del Nuovo Testamento non sono scritti «su» Gesù Cristo, ma, in un certo senso, «in collaborazione con Lui», in quanto si propongono di perpetuarne la «memoria», non solo attraverso il recupero dei suoi «fatti» e dei suoi «detti», ma sopra tutto attraverso l'annuncio del suo «Evangelo», cioè della sua parola, ricevuta e proclamata come la parola stessa di Dio. (pp. 37-38)
  • In ultima analisi si può dire che la teologia è la sponda o l'emergenza critica della fede; critica verso le espressioni stesse della fede, nel senso che le costringe alla coerenza intrinseca; e critica verso la negazione o il rifiuto della fede, nel senso che li contesta esibendo le ragioni logiche e storiche della fede. All'interno della fede, la teologia si presenta così, nella sua dimensione propria, come essenzialmente «critica». (p. 41)

Bibliografia[modifica]

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