Giuseppe Pisanu

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Giuseppe Pisanu (1937 – vivente), politico italiano.

Nei partiti esiste la corruzione ma l' attacco arriva dalla mafia, Corriere della sera, 23 ottobre 2009
  • Angelo Panebianco ha ragione, quando sul Corriere [Corriere della sera] punta il dito, più che sulla corruzione dei partiti, sull'infezione mafiosa in vaste zone della comunità meridionale. Un'infezione che investe pesantemente l'economia, la società e le istituzioni del Mezzogiorno.
  • I criminali rivelano una straordinaria capacità di entrare nella società e nelle istituzioni. Nel Sud questo avviene in forma particolarmente aggressiva nei confronti della pubblica amministrazione. Prima con la Cassa del Mezzogiorno, poi con i fondi europei, il meccanismo di intervento pubblico ha favorito la frammentazione delle iniziative e la dispersione delle risorse. Le amministrazioni regionali e comunali – deboli, prive di capacità progettuale e visione unitaria dello sviluppo – sono diventate preda facile delle organizzazioni criminali, che hanno invaso l'economia e influenzato a loro favore le decisioni.
  • Il federalismo richiede amministrazioni locali efficaci e trasparenti; se invece sono fragili, il potere decentrato sarà più democratico, ma anche più vulnerabile. Quando Panebianco propone di commissariare tutto, un po' esagera, ma esprime un contenuto di verità.
  • Le mafie costituiscono [...] la principale causa e il principale effetto del mancato sviluppo di gran parte del Mezzogiorno.
  • Le mafie hanno avuto origine nel Sud, ma da almeno quarant'anni hanno risalito la penisola, si sono insediate nel Nord – dove il grado di sofisticazione della presenza mafiosa è molto più elevato e quindi molto più difficile da scoprire – e hanno esteso le loro attività all'Europa e al resto del mondo. Le organizzazioni italiane sono funeste protagoniste della globalizzazione del crimine: anche i cartelli della droga tendono ad adottare i modelli organizzativi delle nostre mafie.
  • Le quattro regioni più direttamente investite dalle mafie – la Sicilia con Cosa Nostra, la Calabria con la 'ndrangheta, la Campania con la camorra, la Puglia con la sacra corona unita – sono anche le quattro regioni più povere e disperate d'Italia. I criminali esercitano il potere grazie all'assenza di mercato e di fiducia: le mafie controllano il mercato, attraverso il racket, l'usura e la proprietà stessa delle aziende, e puntano sulla mancanza di fiducia dei cittadini nelle istituzioni, sul decadimento dello spirito pubblico.

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