Giuseppe Vannicola

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Giuseppe Vannicola (1876 – 1915), violinista italiano.

De profundis clamavi ad te[modifica]

Incipit[modifica]

A Donna OLGA DE LICHNIZKI


Amica,
Questo libro è un grido.
Un grido che sorge dal profondo.
Un grido che, come il vento, le più alte cime più percuote.

Molte volte, nella vostra sala in Firenze – tutta una sinfonia in minore di ori e di biancori – in comunione di musica, con Gian Falco e Giuliano il Sofista, molte volte abbiamo insieme sentito sortire dal profondo di noi questo libro che è un grido.
Non ci liberava il grido né dal Dolore di Beethoven, né dall'Angoscia di Schumann, né dal Languore di Chopin, né dalla Ricerca di Wagner.
Ma pareva indicarci una via, una via che, come tutte le vie, conduceva a Roma.

Opus consummavi, o amica.

Giuseppe Vannicola.

Citazioni[modifica]

  • La Musica è il grido terribile e supplicante che si leva dai luoghi profondi, dal più profondo dell'abisso, là dove non esiste né forma né colore. La Musica è il grido terribile e supplicante che passa a traverso la forma e a traverso il colore, rapido come una freccia di desiderio. La Musica è il grido terribile e supplicante che si perde nell'immenso respiro del cielo dei cieli, là dove non esiste né forma né colore. La Musica è principio. La Musica è fine. La Musica è centro. Essa è l'atto iniziale della volontà e l'atto definitivo della beatitudine. Essa è la Genesi e l'Apocalisse dell'Universo. Essa è la parola che dice Amen alla parola che dice Fiat. Fiat, Amen. Ecco il centro.
  • UT, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si. La scala è il simbolo della musica ed è simbolo d'ascensione. La Scala non ha principio e non ha fine, poiché essa stessa è principio e fine a sé stessa. [...] La Scala si moltiplica per sé stessa all'infinibile.
  • La Religione è l'ombra dell'Infinito nel tempo.
  • L'Arte è la luce dell'Infinito nello spazio.
  • Il velo di Maya è stato lacerato dalla potenza imponderabile, dal vapore d'incensi, come una nube squarciata dalla folgore.
  • Lo spirito dell'Asia è mistero, contemplazione, riposo. Il suo sguardo è fisso, profondo, continuo, solenne. L'Asia è il giardino di Dio, un giardino pieno d'ombra, un giardino ove ogni pianta, ogni fiore, ogni frutto ha la sua significazione simbolica.
  • Beethoven è l'uomo del silenzio. L'uomo che la parola può appena avvicinare; l'uomo che, avviluppato di silenzio, ispira e comanda il silenzio; l'uomo per cui il silenzio è atmosfera musicale.
  • Il dolore è come il sinonimo del nome di Beethoven. Il dolore ch'egli esprime e il nome che esprime la sua individualità sono inseparabili. Il dolore beethoveniano è d'una solennità smisurata: una profusione di lagrime che somiglia all'oceano: il mare e il cielo si toccano all'orizzonte senza confondersi. Come l'oceano il dolore beethoveniano riempie gli sguardi senza stancarsi e sfugge alla monotonia per la sua stessa grandiosità. [...] Quel che nasce dal dolore beethoveniano è l'inno alla gioia della IX sinfonia. Il dolore beethoveniano è edificante, è un dolore che costruisce.
  • La Musica differisce da tutte le altre arti, e, libera d'ogni rapporto con la forma dei fenomeni, costituisce da per sè stessa una forma astratta, assoluta e completa. La Musica obbedisce a dei principii estetici interamente differenti da quelli delle altre arti. Essa non può essere valutata secondo le categorie del Bello; non deve sottomettersi, come ad esempio la Pittura, la Scultura, l'Architettura, alla proporzione, all'armonia e alla bellezza delle forme. La Musica non ha la preoccupazione di questo particolare godimento estetico, perché ella stessa è una forma assoluta, una rappresentazione completa in sé e per sé, diretta e spontanea, senza alcuna servitù alle realità contingenti. Ogni altra arte è una proporzione fra l'idea e la forma, la Musica sola è una sproporzione; poiché tutte le arti sono belle, e solo la Musica è sublime.
  • La Musica di Beethoven è, nell'ordine intellettuale, quel che è la speranza nell'ordine morale: un Presentimento e un Ricordo. Perciò la sua forma è Preghiera.
  • Beethoven è noi, sintesi di tutti gli sviluppi storici secolari della nostra storia, di tutte le raffigurazioni del nostro senso, di tutti gl'incitamenti perenni del pensiero e del sentimento, di tutte le rivelazioni trascendenti dell'Ideale, di tutti i misteri inviolati dall'essere nostro. Beethoven è noi, alfa e omega, labaro e viatico, sogno e luce, realtà e mistero, fonte e custodia di tutto quanto noi, nascendo, ereditiamo nella vita e noi, morendo, raccomandiamo alla vita.
  • La Musica, poiché è la rivelazione del senso eterno delle cose, e sopprime il nostro Io, e ci eleva alla contemplazione degli esseri e della vita nella loro nudità essenziale, la Musica annienta la sensazione dolorosa che proviamo alla vista delle catastrofi di cui è piena la vita.
  • Schumann è lo sforzo della concentrazione; il capolavoro dell'angoscia; l'angoscia del dubbio, pensosa di sé medesima, cupa, tetra, pesante, soffocante. È un carbone che si spegne senza diventare diamante. La musica di Schumann è la pazzia di Amleto.
  • Chopin è modulazione, incandescenza, profumo, immaterialità.
  • Non così inalterabile è il sentimento filosofico e religioso che informa ogni opera di Wagner, e che, materiato di poesia e di musica, si trasfigura in una vera rivelazione. Dopo di aver opposto la Natura e il Cristianesimo, Riccardo Wagner arriva a riconoscere nel Cristianesimo l'espressione più alta e più pratica dell'ideale umano.
  • Il sentimento di Riccardo Wagner si chiama evoluzione, ed elevazione, sviluppo, spirale, metamorfosi, Ricerca eterna di là dall'orizzonte. La luce del suo destino è la sublime bianchezza di resurrezione, di trasfigurazione, di liberazione, di pace in cui si risolve tutta la dolce e diafana malinconia del Parsifal.
  • Avevo imparato a dolorare serenando con Beethoven, a pensare dolorando con Schumann, a sorridere lacrimando con Chopin, a sostituire con Riccardo Wagner, alle realità mediocri e comuni, la visione armoniosa d'un universo composto lentamente d'espansione e d'ascensione.

Explicit[modifica]

De Profundis clamavi ad te.
Ad te! Ad te! grido degli abissi, grido della terra, grido del cielo, grido della vittima dilaniata che ridomanda le sue membra.
Ad te! Ad te! o regno del tutto nell'Uno e nella Gioia!
Ad te! Ad te! invincibile Ricordo, invincibile Speranza!
Ad te! Ad te!

DOMINE EXAUDI VOCEM MEAM!!


Bibliografia[modifica]

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