Ludwig van Beethoven

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Ludwig van Beethoven

Ludwig van Beethoven (1770 – 1827), compositore tedesco.

Citazioni di Ludwing van Beethoven[modifica]

  • Io non scrivo ciò che preferirei scrivere, scrivo per il denaro di cui ho bisogno. Ma non è detto che scriva solo per denaro, così spero di scrivere infine ciò che per me e per l'arte è la cosa più grande: il Faust. (da Quaderni in conversazione)
  • L'arte, che è sacra non dovrebbe mai lasciarsi disonorare sino alla follia d'un così scandaloso soggetto. Io non sarei mai stato capace di musicare un libretto come quelli su cui Mozart ha potuto lavorare. Non potrei comporre opere come il Don Giovanni e il Figaro: ho un'avversione per questo genere. Non avrei potuto scegliere soggetti simili: sono troppo leggeri per me. (citato in Clemente Fusero, Mozart, SEI, Torino 1947)
  • La musica è il suono elettrizzato in cui lo spirito vive pensa e crea. Ogni elemento elettrico eccita lo spirito a fluide effuse creazioni musicali. Il mio temperamento è elettrico. (rivolto a Bettina Brentano; citato in Luigi Magnani, Beethoven nei suoi Quaderni di conversazione, Laterza, 1970, p. 228)

Citazioni su Ludwig van Beethoven[modifica]

  • A Beethoven manca il ritmo. Quello lo possiede Jovanotti. (Giovanni Allevi)
  • Beethoven: che lo si incontri da soli o in diecimila, non si può far finta di non vederlo. (Luca Goldoni)
  • Beethoven è la retorica della nostra anima, Wagner il suo sentire, Schumann forse il pensiero: Mozart è di più, è la forma. (Hugo von Hofmannsthal)
  • Beethoven era talmente sordo che, per tutta la vita, ha creduto di essere un pittore. (François Cavanna)
  • Egli può fare tutto ma noi non possiamo ancora comprendere ogni cosa, e molta acqua dovrà scorrere sotto il ponte del Danubio prima che sia compreso appieno ciò che quest'uomo ha scritto. (Franz Schubert)
  • I giovani hanno scoperto Beethoven soltanto adesso, perché prima non gliene hanno lasciato il tempo: dai Beatles ai Rolling Stones, da Elvis Presley a Elton John, a cento altri idoli, l'industria dell'imballaggio musicale non ha dato ai ragazzi un attimo di respiro. Ma è bastato, anni fa, un successo cinematografico, L'arancia meccanica, è bastato un abile regista (Stanley Kubrik) che ha riciclato Beethoven in accordi elettronici e il gioco è riuscito. (Luca Goldoni)
  • Il fato (o che altro è) gode a produrre un grande talento e a renderlo poi vano. Beethoven diventò sordo. Uno scherzo meschino, ai nostri occhi: la beffa di un idiota malevolo. (Clive Staples Lewis)
  • Il moralismo di Beethoven in musica: è l'eterno inno di lode a Rousseau, agli antichi francesi e a Schiller. (Friedrich Nietzsche)
  • L'ultima (e bellissima) novità è che i giovani, toh, si sono accorti di Beethoven. (Luca Goldoni)
  • La nostra epoca talvolta è riuscita a stravolgere e a estraniare il significato dei più noti capolavori di Beethoven, ma basterebbe ascoltare con animo vergine la «Grande Fuga» op. 133 per quartetto d'archi per domandarsi stupiti come si sia potuto ancora scrivere della musica. Stravinsky afferma che «se la musica [della Grande Musica] fosse riuscita a penetrare nella coscienza del suo tempo la Musica moderna avrebbe perso, molto prima, parte del suo mordente, e ora dove saremmo?». Beethoven infatti non solo anticipa Schumann, Chopin, Liszt, ma una musica che ancora deve essere scritta. (Gianfranco Maselli)
  • Le sonate di Beethoven c'inalzano nel regno indefinito del pensiero, agitato da occulte potenze, popolato di esseri sovrumani che parlano un linguaggio di vaticini superbi e di ricordanze sublimi. (Mario Rapisardi)
  • Schumann rappresenta il predominio dell'espressività, della fantasia sul rigore della forma; in Brahms la forma domina sulla fantasia e sull'espressione; solo in Beethoven c'è l'equilibrio perfetto. (Gianluca Cascioli)
  • Tutti ricordiamo l'episodio della vita di Beethoven, quando un amico gli fece obiezione per l'impiego delle quinte consecutive in una delle sue sinfonie. Beethoven rispose: «E con ciò?». L'amico replicò: «Ma le quinte non sono permesse». Beethoven ruggì: «Io le permetto». Proprio questa spontaneità di Beethoven, questa schiettezza cioè verso se stesso a scorno delle regole accademiche, ha con altre sue qualità dato alla musica da lui composta un valore così duraturo. questa “durata” è importante elemento in tutta la musica. (Leopold Stokowski)

Arancia meccanica[modifica]

  • Era stata una magnifica serata e, per un finale perfetto, quel che ci voleva era un tocco del gran Ludovico Van.
  • [Durante la cura di Ludovico] Stop basta vi prego vi supplico! È un Delitto! È un Delitto! Delitto, delitto, DELITTO!
    — "Delitto"?! Che cosa sarebbe "delitto"?
    — Quello! Usare Ludovico Van così, lui non ha mai fatto male a nessuno! Beethoven ha solo scritto musica!
    — Sta per caso alludendo alla musica di fondo?
    — Sì!
    — Conosceva Beethoven, prima?
    — Sì!
    — Lei si diletta di musica?
    — SÌ!!!
    — ... [Rivolgendosi sottovoce alla Dottoressa Branon] Niente da fare. È l'elemento punitivo immagino. Chissà quanti saranno contenti. [Rivolgendosi ad Alex] Mi spiace Alex! È per il suo bene! Dovrà avere un po' di pazienza!
    — ...Non è giusto! Non è giusto che mi venga nausea quando sento il dolce dolce Ludovico Van!

Giuseppe Vannicola[modifica]

  • Beethoven è l'uomo del silenzio. L'uomo che la parola può appena avvicinare; l'uomo che, avviluppato di silenzio, ispira e comanda il silenzio; l'uomo per cui il silenzio è atmosfera musicale.
  • Beethoven è noi, sintesi di tutti gli sviluppi storici secolari della nostra storia, di tutte le raffigurazioni del nostro senso, di tutti gl'incitamenti perenni del pensiero e del sentimento, di tutte le rivelazioni trascendenti dell'Ideale, di tutti i misteri inviolati dall'essere nostro. Beethoven è noi, alfa e omega, labaro e viatico, sogno e luce, realtà e mistero, fonte e custodia di tutto quanto noi, nascendo, ereditiamo nella vita e noi, morendo, raccomandiamo alla vita.
  • Il dolore è come il sinonimo del nome di Beethoven. Il dolore ch'egli esprime e il nome che esprime la sua individualità sono inseparabili. Il dolore beethoveniano è d'una solennità smisurata: una profusione di lagrime che somiglia all'oceano: il mare e il cielo si toccano all'orizzonte senza confondersi. Come l'oceano il dolore beethoveniano riempie gli sguardi senza stancarsi e sfugge alla monotonia per la sua stessa grandiosità. [...] Quel che nasce dal dolore beethoveniano è l'inno alla gioia della IX sinfonia. Il dolore beethoveniano è edificante, è un dolore che costruisce.
  • La Musica di Beethoven è, nell'ordine intellettuale, quel che è la speranza nell'ordine morale: un Presentimento e un Ricordo. Perciò la sua forma è Preghiera.

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