Gloria Campaner

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Gloria Campaner (1986 – vivente), pianista italiana.

La pianista dai 24 colori. Intervista a Gloria Campaner

Intervista di Gabriele Cupaiolo, tgmusic.it, 21 luglio 2021.

  • Ammetto di preferire proprio l'esibizione dal vivo: il concerto è un momento di condivisione unico e irripetibile, che permette di entrare in diretto contatto col pubblico e di creare con esso un legame di speciale sinergia. Ormai tutto quello che è dal vivo viene registrato e anche riprodotto su CD – penso alle mie due ultime pubblicazioni -, è vero, ma l'unicità del concerto è data da tutta una serie di fattori ambientali che è impossibile rimpiazzare. D'altro canto, la registrazione in studio risponde ad altre necessità, come quella di prendersi particolare cura delle visioni dei paesaggi musicali che accompagnano il proprio viaggio artistico: è un po' come scattare una foto che debba rappresentare al meglio tutti i dettagli del luogo, così da poterne mostrare tutti i pregi anche a chi non vi sia mai stato. Si perde in spontaneità, istinto ed immediatezza del legame emotivo con l'ascoltatore, ma si guadagna in intimità, assistenza e comodità; non è un caso se ci sono musicisti che hanno optato per una scelta di totale riservatezza – su tutti penso a Glenn Gould. A mio avviso quel che conta è, in ogni situazione, ricercare sempre la qualità del suono: la musica non è apparenza e gestualità, ed essa deve contenere solo al suo interno tutta la propria essenza, indipendente dalla presenza o meno di occhi puntati addosso.
  • Mi sono interessata da vicino alle vicende che hanno accompagnato la stesura dell'opera 28 da parte di Chopin: ho letto i carteggi con i suoi contemporanei e con George Sand, nonché le note biografiche che lo riguardassero; mi sono chiesta in che misura ciascun tema debba la sua esistenza a quel che l'autore poteva udire a Maiorca, fra i suoni della natura e i canti popolari, oppure alla sua immaginazione. Ho tentato di visualizzare ciascun preludio come frutto di un'ispirazione all'aria aperta o all'interno di una stanza. Nonostante abbia visitato più volte l'isola spagnola, è stato un esercizio difficile da attuare, specie se si considera che Chopin ebbe a che fare con un clima invernale inaspettatamente durissimo: le speranze per il suo soggiorno furono irrimediabilmente frantumate, dunque è probabile che lo stesso carattere dei preludi – ricco di ossessioni, crucci, paure – non coincida con quello che avrebbe voluto destinare alla sua imminente composizione.
  • Chopin è un autore che senz'altro amo molto: percepisco con vicinanza e partecipazione tutta la musica romantica, tant'è che essa costituisce una congrua parte del mio repertorio, ma devo dire che nel corso degli anni ho rivolto più attenzione proprio al suo esatto contemporaneo, Robert Schumann. Definirei quest’autore visionario – in tutti i sensi, sappiamo con quanta convinzione concepisse veri e propri personaggi immaginari -, problematico – non si sforzava certo di comporre agevolando il compito dell'esecutore, anzi -, e rivoluzionario – specie per il suo contributo all'estetica musicale. È stato l'inventore di quella criptica miniatura finalizzata ad un'architettura complessivamente ingente (penso alla Kreisleriana, al Carnaval, all’Humoreske), un ideale compositivo di cui si serve anche Chopin in casi come quello dell'opera 28 o degli studi, divenendone grande pioniere e modello per i posteri; al contrario, forme come la sonata o il concerto devono la loro fortuna alle possibilità che offrono di domare e di articolare grandi organismi sonori, più che alle garanzie di spazio adatto al lavoro di cesello e di sfumatura, e di questi tempi adoro lavorare nel particolare, dedicarmi alla pittura di intricati mosaici più che all'affresco di grandi pareti. In ogni caso, apprezzo Chopin anche per la sua restante produzione: scherzi, ballate, notturni e polacche sono lavori di grandissima ispirazione e suggestione in qualsiasi momento della propria vita.

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