George Sand

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
George Sand

George Sand, pseudonimo di Andine Aurore Lucile Dupin, più tardi baronessa Dudevant (1804 – 1876), scrittrice e drammaturga francese.

Citazioni di George Sand[modifica]

  • Chopin è così debole e timido da poter venir ferito persino dalla piega di una foglia di rosa.[1]
  • L'arte non è lo studio della realtà positiva, ma la ricerca della verità ideale.[2]
  • La società non deve esigere nulla da chi non si aspetta nulla dalla società.[3]
  • [Fryderyk Chopin] Qui, malato da morire, ha scritto una musica da paradiso e ad un solo strumento ha dato la voce dell'infinito.[1]
  • [Robespierre] Il più grande uomo della rivoluzione e uno dei più grandi della storia.[4]

La Daniella[modifica]

  • Conoscete attraverso le incisioni e i dagherrotipi la ridente entrata del porto di Genova, quel colonnato di giardini del palazzo Doria, e quella statua colossale (che non è quella di André) che, dalla collina da dove si erge da tempo sulle sue grandi gambe, sembra darvi il benvenuto con aria indulgente. A prima vista, lo sapete, la città è più strana che bella, ma la sua è una stranezza sorridente. Il Medioevo, qui, non ha lasciato nulla di imponente e nemmeno nulla di lugubre. (p. 50)
  • Come città commerciale, progredita e civile, [Genova] oggi è decisamente detronizzata da Marsiglia, ma quanto a disposizione e distribuzione pittoresca, c'è la stessa differenza che esiste tra una bella avventuriera e una bella borghese. La prima, conciata un po' follemente, mescola ornamenti di gusto a parure un po' licenziose, ma possiede le grazie che conquistano e le originalità che piacciono; l'altra è più saggia, più soggetta alla moda, decente, ricca, a modo, ma uguale a tutte le altre. (p. 51)
  • [...] l'aspetto generale di Genova non è soddisfacente, ma il particolare è spesso adorabile. Le case dipinte sono decisamente una cosa brutta, per fortuna che cominciano a non essere più di moda. La città, adagiata su piani disuguali, non ha né capo né coda, ma le belle strade sono curiose e divertenti. Qui vengono chiamate belle strade quelle che sono fiancheggiate da bei palazzi; sfortunatamente sono così strette che i bei palazzi vi sono sepolti. Si passa ammirando le porte e le parti basse delle costruzioni, ma ci si torce il collo per vedere l'edificio, e anche così, da qualsiasi parate ci si metta, non ci si fa che una vaga idea delle sue proporzioni e della sua eleganza. (pp. 51-52)
  • Bisognerebbe dedicare una giornata a ognuna di queste case di stile diverso dentro e fuori. Questa varietà colpisce, abbaglia, diverte e affatica. Ci sono molti marmi, molti affreschi, molte dorature, e tutto questo deve essere costato molti soldi. All'esterno sono piccole e graziose. Dentro le stanze sono ampie, e ci si stupisce che riescano a stare in palazzi che sembrano occupare tanto poco spazio. (p. 52)
  • Più lontano ci sono delle belle passeggiate fiancheggiate da brutte casette, da ricche chiese piene di oggetti preziosi e costosi; e poi dei sentieri scoscesi, costeggiati da orribili casermoni, passaggi scuri che all'improvviso si aprono su verzure abbaglianti; poi la roccia a picco dietro e davanti a sé; poi il mare visto dall'alto e sempre bello; fortificazioni gigantesche, interminabili; giardini sui tetti; ville buttate a caso sulle colline circostanti, profusione di casamenti chiassosi che, visti da lontano, rovinano il quadro naturale della città; insomma, è incoerente: [Genova] non è una città, è un ammasso di nidi che ogni tipo di uccello è venuto a costruire qui, facendo ognuno di testa sua e appropriandosi del luogo e dei materiali che più gli piacciono. Se non sapessi di essere in Italia, non farei fatica a credere che è tutt'altro luogo da ciò che mi aspettavo. Non bisogna pensarci, piuttosto arrendersi a questa influenza di disordine e capriccio che a prima vista fa impazzire. (p. 52)
  • Non ve lo posso confermare; ma, per riassumervi la mia impressione generale, vi dirò che qui [a Genova] tutto è affascinante sorpresa o brusca delusione. Se fossi stato in vena di lavorare, il pittoresco mi avrebbe trattenuto, dato che è ovunque in questa città che livella ogni cosa; bisognerebbe fermarsi davanti a tutte queste stradicciole che si torcono e precipitano da un piano all'altro, passando sotto molteplici arcate che collegano le case tra loro e proiettano, su quelle profondità luminose, ombre vellutate e di una trasparenza inaudite. Oh! se tutto fosse pittura, la vita intera di un artista minuzioso potrebbe consumarsi davanti a una di queste stradine dalla prospettiva movimentata! Ma si tratta di ben altro, si tratta di andare avanti, di comprendere, di vivere, se è possibile! (p. 53)

Incipit di alcune opere[modifica]

Indiana[modifica]

Una sera d'autunno piovosa e freddina, tre persone fantasticavano standosene gravemente sedute, in fondo a un piccolo castello della Brie, a veder ardere i tizzoni nel camino e camminare lentamente la lancetta della pendola. Due di quegli ospiti silenziosi pareva si abbandonassero inerti alla vaga noia che pesava su loro; ma il terzo dava segni di aperta ribellione, agitandosi sulla seggiola, sbadigliando di tratto in tratto malinconicamente, e batteva le molle sui ceppi scoppiettanti, con l'evidente intenzione di lottare contro il nemico comune.

Lucrezia Floriani[modifica]

La madre del principe Karol di Roswald era appena morta, quando il giovane incontrò la Floriani.
Una tristezza profonda lo incupiva e niente gli dava sollievo. La principessa di Roswald era stata una madre tenera e perfetta per lui. Aveva prodigato per la sua debole e malaticcia infanzia le più attente cure e una dedizione completa. Educato sotto lo sguardo di questa degna nobildonna, il giovane aveva avuto una sola reale passione in tutta la vita: l'amore filiale. Il reciproco amore di madre e figlio li aveva resi esclusivisti e forse un po' troppo assoluti nella propria maniera di vedere e di sentire. La principessa era uno spirito superiore, è vero, e molto colta; la sua presenza e i suoi insegnamenti sembravano essere tutto per il giovane Karol, il cui fragile stato di salute si opponeva a quei penosi, seccamente tenaci studi classici, che non sempre hanno il valore degli insegnamenti di una madre illuminata, ma che hanno l'indispensabile vantaggio di insegnarci a lavorare, perché sono come la chiave della scienza della vita. Per consiglio dei medici la principessa aveva dovuto accantonare pedagoghi e libri e si era data a formare lo spirito e il cuore del figlio con la conversazione, i racconti, con una specie di alitazione del proprio essere morale, che il giovane aveva aspirato con delizia. Egli era moltissimo informato, senza aver imparato gran che.

Citazioni su George Sand[modifica]

  • Essa è un maschio, è artista, è grande, generosa, devota, casta; ha l'aspetto maschile: ergo, non è donna... (Honoré de Balzac)
  • Bisognava conoscerla come l'ho conosciuta io, per sapere tutto ciò che c'era di femminile nel cuore di questo grande uomo. (Gustave Flaubert)
  • George Sand. – Ho letto le prime Lettres d'un voyager: come tutto ciò che proviene da Rousseau, sono false, artificiose, gonfiate, esagerate. (Friedrich Nietzsche)
  • George Sand, la vacca bretone della letteratura. (Jules Renard)
  • George Sand non brilla né per la sua conversazione né per la sua voce. Non ha assolutamente nulla dello spirito spumeggiante delle francesi, ma niente pure del loro chiacchierio senza fine. (Heinrich Heine)
  • [George Sand] non è stata mai un'artista. Ha quel famoso stile scorrevole tanto caro ai borghesi. È sciocca, pesante, logorroica. Nelle sue idee morali ha la stessa profondità di giudizio e la medesima delicatezza nel sentire delle portinaie e delle mantenute. (Charles Baudelaire)
  • Non eri che mia madre. (Alfred de Musset)
  • [ da una lettera a Franz Liszt] Una sera hai riunito da te il fior fiore della letteratura francese. Certo, George Sand non poteva essere assente. Ritornando a casa, Chopin mi disse: – Che donna antipatica quella Sand... E poi è proprio una donna?... Son pronto a dubitarne... (Ferdinand Hiller)

Note[modifica]

  1. a b Citato in Nino Salvaneschi, Il tormento di Chopin, dall'Oglio Editore, 1943
  2. Da La Mare au diable
  3. Da Indiana
  4. Citato in George Rudé, Robespierre, traduzione di Maria Lucioni, Editori Riuniti, 1981.

Bibliografia[modifica]

  • George Sand, Indiana, traduzione di Sandro Cassone, Sansoni Editore, 1965.
  • George Sand, La Daniella, traduzione di Romana Petri, Fazi Editore, Roma, 2005. ISBN 88-8112-664-8
  • George Sand, Lucrezia Floriani, traduzione di Marcello Ricardi, Editrice S. Marco, Esine  anno? anno?.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]