I diari della motocicletta

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I diari della motocicletta

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

La Norton 500 M18 di Alberto Granado ed Ernesto "Che" Guevara, meglio conosciuta come "La Poderosa", conservata nella Casa museo del "Che", Alta Gracia, Argentina

Titolo originale

Diarios de motocicleta

Lingua originale spagnolo
Paese Argentina, Cile, Perù, Usa, Germania, Gran Bretagna, Francia
Anno 2004
Genere drammatico, biografico, avventura
Regia Walter Salles
Soggetto Ernesto "Che" Guevara (diario); Alberto Granado (romanzo)
Sceneggiatura Jose Rivera
Produttore Michael Nozik
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Note

I diari della motocicletta, film del 2004, regia di Walter Salles.

Frasi[modifica]

  • Il piano: percorrere 8000 km in 4 mesi. Metodo: l'improvvisazione. Obiettivo: esplorare il continente latino-americano fino ad ora conosciuto solo attraverso i libri. Veicolo: la poderosa; una Norton 500 del 39 che cade a pezzi. Pilota: Alberto Granado; il mio Alberto, Mial, amico di generosa corporatura, 29 anni, biochimico, autoproclamatosi "scienziato errante". Sogno del pilota: concludere il viaggio il giorno del suo 30o compleanno. Co-pilota: il sottoscritto. Ernesto Guevara De La Serna, el fuser. 23 anni, laureando in medicina, studi sulla lebbra, patito di rugby e occasionalmente asmatico. L'itinerario: prima verso Sud, da Buenos Aires alla Patagonia, e poi il Cile. Quindi a Nord, lungo le Ande, la colonna vertebrale del continente, fino a Macchu Picchu, e da lì al Lebbrosario di San Pablo. Destinazione finale: la penisola di Guaira, in Venezuela. Cose che ci accomunano: inquietudine, grandi ideali, e un insaziabile amore per i viaggi. (Ernesto)
  • Lo vedi quell'uomo seduto lì, Ernesto? Vuoi finire come lui? (Alberto)
  • Più si ostinano a nascondere questo bel fiore, più il viandante sarà ostinato a coglierlo. (Ernesto)
  • Cara mamma, io sapevo che non potevo fare niente per lei. Quella povera vecchia fino a un mese fa lavorava e ansimava come me, cercando di vivere dignitosamente. I suoi occhi spenti imploravano perdono, una disperata supplica di consolazione che si perdeva nel vuoto mentre il suo corpo si consegnava al grande mistero che circonda tutti noi. (Ernesto)
  • Una rivoluzione senz'armi? Non funzionerebbe mai, Mial. (Ernesto) [Mial: contrazione di Mi Alberto]
  • È possibile avere nostalgia di un mondo che non hai mai conosciuto? È possibile che una civiltà capace di costruire tutto questo, venga distrutta per costruire... questo? (Ernesto)
  • Non è questo il racconto di gesta impressionanti. È il segmento di due vite raccontate nel momento in cui hanno percorso insieme un determinato tratto, con la stessa identità di aspirazioni e sogni. Forse la nostra vista non è mai stata panoramica, ma sempre fugace e non sempre adeguatamente informata, e i giudizi sono troppo netti. Forse. Ma quel vagare senza meta per la nostra maiuscola America, mi ha cambiato più di quanto credessi. Io, non sono più io, perlomeno non si tratta dello stesso io interiore. (Ernesto)

Dialoghi[modifica]

  • [Ernesto e Alberto spingono la moto in panne]
    Ernesto: Avevi detto che saremmo entrati in Cile come conquistatori, non a piedi come due pezzenti...
    Alberto: Se non ti sta bene vaffanculo, Ernesto.
    Ernesto: Perché non l'abbandoniamo questa merda, ci da solo guai.
    Alberto: Ah sì? Vuoi farti tutto il continente a piedi, genio?
    Ernesto: Sì! Vedremmo più cose, conosceremmo più gente... e tu perderesti qualche chilo!
    Alberto: Piantala rompiscatole, con un paio di dollari della tua Chichina la sistemiamo la negra.
    Ernesto: Ancora con questa storia, quei soldi non esistono!
    Alberto: Ah sì? Bene, perfetto. In tal caso puoi andartene in Venezuela a piedi e lasciarmi in santa pace, tu e i soldi della tua padroncina.
    Ernesto: Magari, ci metterei la metà del tempo se potessi viaggiare come dico io! [Molla la moto]
    Alberto: Che figlio di...! "UUh, Ernestino, comprami un bel costumino yankee a Miami!". E non capisci che non la vedrai mai con quel costume addosso. E tanto meno senza, cretino!
  • Alberto: Guarda che sei ancora in tempo per venire a lavorare con me a Capo Blanco. Puoi venire dopo la laurea, ti aspetto.
    Ernesto: Non lo so. Non lo so... Vedi Mial, nel tempo che abbiamo trascorso viaggiando... è cambiato qualcosa, qualcosa a cui dovrò pensare molto seriamente. C'è tanta ingiustizia.

Citazioni su I diari della motocicletta[modifica]

  • È talmente dentro di me, che mi sono convinto, nel tempo, di una cosa: io ho iniziato il film da regista brasiliano e l'ho terminato da regista latino-americano. (Walter Salles)
  • [Il ricordo cinematografico più bello] Le notti che ho passato a nuotare nel fiume per l'ultima scena de I diari della motocicletta: non mi rendevo nemmeno conto della troupe, c'ero con tutto me stesso in quel ruolo, in quel momento. (Gael García Bernal)[1]

Note[modifica]

  1. Citato in Arianna Finos, Gael Garcia Bernal, ma quale divo "Sono nato a teatro, scelgo l'impegno", repubblica.it, 12 maggio 2013.

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