Che Guevara

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Che Guevara

Ernesto Rafael Guevara De la Serna, più noto come Che Guevara (1928 – 1967), rivoluzionario, guerrigliero, scrittore e medico argentino.

Citazioni di Che Guevara[modifica]

[Secondo altre fonti, di fronte all'esitazione del suo assassino] Stia tranquillo, lei sta per uccidere un uomo.[2]
  • Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza.[3]
  • Credo nella lotta armata come unica soluzione per i popoli che lottano per liberarsi.[4]
  • Crescete come buoni rivoluzionari. Studiate molto per poter dominare la tecnica che permette di dominare la natura. Ricordatevi che l'importante è la rivoluzione e che ognuno di noi, solo, non vale nulla.
    Soprattutto, siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. È la qualità più bella di un rivoluzionario.[5]
  • Davanti a tutti i pericoli, davanti a tutte le minacce, le aggressioni, i blocchi, i sabotaggi, davanti a tutti i seminatori di discordia, davanti a tutti i poteri che cercano di frenarci, dobbiamo dimostrare, ancora una volta, la capacità del popolo di costruire la sua storia.[6]
  • Dobbiamo ripetere qui una verità che abbiamo sempre detto davanti a tutto il mondo: fucilazioni; sì, abbiamo fucilato; fuciliamo e continueremo a fucilare finché sarà necessario.[7]
  • Fino alla vittoria sempre.[8]
Hasta la victoria siempre.[9]
  • Ha più valore, un milione di volte, la vita di un solo essere umano che tutte le proprietà dell'uomo più ricco della terra.[6]
  • Il guerrigliero è un riformatore sociale, che prende le armi rispondendo alla protesta carica d'ira del popolo contro i suoi oppressori, e lotta per mutare il regime sociale che mantiene nell'umiliazione e nella miseria tutti i suoi fratelli disarmati.[8]
  • In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purché il nostro grido di guerra giunga a un orecchio ricettivo e purché un'altra mano si tenda per impugnare le nostre armi.[10]
  • In una rivoluzione, se è vera, si vince o si muore.[11]
  • L'odio come fattore di lotta; l'odio intransigente contro il nemico, che permette all'uomo di superare le sue limitazioni naturali e lo converte in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere. I nostri soldati devono essere così. Un popolo senza odio non può vincere un nemico brutale. Bisogna portare la guerra fin dove il nemico la porta; nelle sue case, nei suoi luoghi di divertimento; renderla totale. Non bisogna lasciargli un minuto di tranquillità, un minuto di calma al di fuori e all'interno delle sue caserme: attaccarlo dovunque si trovi; farlo sentire una belva braccata in ogni luogo in cui transiti.[8]
  • La caratteristica positiva della guerriglia consiste proprio nel fatto che ogni individuo è disposto a morire non per difendere astrattamente un ideale, ma per farlo diventare realtà.[12]
  • La differenza tra il vestiario da notte e quello da giorno stava, generalmente, nelle scarpe.[13]
  • La mia casa ambulante avrà ancora due gambe e i miei sogni non avranno frontiere.[4]
  • La rivoluzione si fa per mezzo dell'uomo, ma l'uomo deve forgiare giorno per giorno il suo spirito rivoluzionario.[8]
  • La strada per uscire da Tucumán è una delle cose più belle del nord (argentino): per circa venti chilometri è asfaltata, e sui due lati si vede una vegetazione lussureggiante, una specie di selva tropicale alla portata del turista, con una quantità di ruscelli e un'umidità che le conferisce l'aspetto di una foresta amazzonica simile a quelle che si vedono nei film. Entrando in questo parco naturale, camminando fra le liane, calpestando felci e pensando come tutto ciò si fa beffe della nostra scarsa cultura botanica, ci si aspetta a ogni istante di udire il ruggito di un leone, di assistere al silenzioso scivolare di un serpente, o al veloce passaggio di un cervo.[14]
  • La via pacifica è da scordare e la violenza è inevitabile. Per la realizzazione di regimi socialisti dovranno scorrere fiumi di sangue nel segno della liberazione, anche al costo di vittime atomiche.[15]
  • Lasciami dire, a rischio di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d'amore.[8]
  • Le rivoluzioni non si esportano. Le rivoluzioni nascono in seno ai popoli.[16]
  • Mi rendo conto di aver maturato in me qualche cosa che da tempo cresceva nel frastuono cittadino: l'odio per la civiltà, la rozza immagine di persone che si muovono come impazzite al ritmo di quel tremendo rumore.[17]
  • Non credo che siamo stretti parenti, ma se Lei è capace di tremare d'indignazione ogni qualvolta si commetta un'ingiustizia nel mondo, siamo compagni, il che è più importante.[18]
  • Non è questo il racconto di gesta impressionanti.[19]
  • Partirò per cammini più ampli del ricordo concatenando addii nel fluire del tempo.[20]
  • Patria o Morte!Errore nella funzione Cite: Errore nell'uso del marcatore <ref>: nomi non validi (ad es. numero troppo elevato)
Patria o Muerte![9]

La storia sta per cominciare[modifica]

  • Arrivo a Salta alle due del pomeriggio e vado a trovare i miei amici dell'ospedale, [...] la domanda di uno di loro è: Che cosa vuoi vedere? Una domanda che resta senza risposta, perché a questo scopo fu formulata e perché non c'è niente da rispondere, perché il punto è che cosa vedo io; quanto meno, io non mi nutro delle stesse cose dei turisti e mi stupisce vedere sui dépliant promozionali, per esempio in quello di Jujuy, l'altare della patria, la cattedrale dove fu benedetta la bandiera, [...]. No, non è questo il modo di conoscere una città, il suo modo di essere e di interpretare la vita; quella è una copertina lussuosa, mentre la sua anima si riflette nei malati all'ospedale, nei rifugiati nel commissariato o nel passante ansioso con cui si fa amicizia mentre in basso il Río Grande mostra il suo alveo gonfio e turbolento. (p. 38)
  • La mia vita è stata un mare di opposte decisioni fino a quando ho abbandonato coraggiosamente il mio bagaglio e, zaino in spalla, ho intrapreso con l'amico García il tortuoso cammino che ci ha condotto fino a qui. A El Paso ho avuto l'opportunità di attraversare i domini della United Fruit e mi sono convinto una volta di più di quanto tremende siano queste piovre capitaliste. [...] In Guatemala mi perfezionerò e otterrò ciò che mi manca per essere un autentico rivoluzionario. (p. 89)
  • La mia posizione non è assolutamente quella di un dilettante capace solo di parlare. Ho assunto una posizione precisa a favore del governo guatemalteco e, al suo interno, del gruppo del PGT, che è comunista, prendendo inoltre contatti con intellettuali di quest'area politica che qui pubblicano una rivista e lavorando come medico nei sindacati. Fatto che mi ha messo in contrasto con il consiglio medico, che è assolutamente reazionario. (p. 94)
  • Non so dire, neanche approssimativamente, in che momento abbandonai il ragionamento per abbracciare qualcosa di simile a una fede, perché il cammino è stato piuttosto lungo e tormentato. (p. 89)

Latinoamericana[modifica]

  • Il personaggio che ha scritto questi appunti è morto quando è tornato a posare i piedi sulla terra d'Argentina, e colui che li riordina e li ripulisce, 'io', non sono io; per lo meno, non si tratta dello stesso io interiore. Quel vagare senza meta per la nostra "maiuscola America" mi ha cambiato più di quanto credessi. (pp. 17-18)
  • Un viaggio ha due estremi. Il punto in cui comincia e il punto dove finisce; se è tua intenzione far coincidere il secondo punto teorico con il reale non cercare scuse nei mezzi (dal momento che il viaggio è uno spazio virtuale che finisce dove finisce, ci sono tanti mezzi quante possibilità che giunga al termine, cioè, i mezzi sono infiniti). (p. 22)
  • Questo è uno di quei casi in cui il medico, cosciente della propria assoluta impotenza di fronte alla situazione, sente il desiderio di un cambiamento radicale, qualcosa che sopprima l'ingiustizia che ha imposto alla povera vecchia di fare la serva fino al mese prima per guadagnarsi da vivere, affannandosi e soffrendo, ma tenendo fronte alla vita con fierezza. [...] è ora che i governanti dedichino meno tempo alla propaganda delle qualità del loro regime e più denaro, moltissimo denaro in più, per la realizzazione di opere di utilità sociale. (p. 49)
  • Chuquicamata sembra lo scenario di un dramma moderno. Non si può dire che manchi di bellezza, ma la sua è una bellezza senza grazia, imponente e glaciale. Quando ci si avvicina alla zona mineraria, sembra che l'intero panorama si concentri nella pianura per dare una sensazione di asfissia. (p. 56)
  • La parola che più di ogni altra può definire il Cuzco è evocazione. Un'impalpabile polvere di altre ere sedimenta tra le sue strade, sollevandosi in un magma di laguna fangosa quando si calpesta il suo substrato. (p. 75)
  • Se venisse cancellato dalla faccia della terra tutto ciò che il Cuzco racchiude, e al suo posto si mettesse un paesino senza storia, ci sarebbe comunque di che parlare. (p. 84)
  • Lima è la rappresentazione stessa di un Perú che non è uscito dallo stato feudale della colonia: aspetta ancora il sangue di una vera rivoluzione emancipatrice. (p. 100)
  • [Riguardo la corrida] L'arte non ce la vedo; coraggio, in un certo senso; destrezza, poca; emozione, relativa. Riassumendo, tutto dipende da quel che uno ha da fare la domenica. (pp. 101-102)
  • Se c'è qualcosa che, un giorno, dovesse convincerci a dedicarci seriamente alla lebbra, sarà questo affetto che ci dimostrano i malati di ogni parte. (p. 103)
  • [Stromboli terra di Dio] Non potrei definirlo altro che un brutto film. (p. 108)
  • Crediamo, e dopo questo viaggio più fermamente di prima, che la divisione dell'America in nazionalità incerte e illusorie sia completamente fittizia. Costituiamo una sola razza meticcia che dal Messico fino allo stretto di Magellano presenta notevoli similitudini etniche. Per questo, cercando di spogliarmi da qualsiasi vacuo provincialismo, brindo al Perú e all'America Unita. (p. 111)
  • Adesso sapevo... sapevo che nel momento in cui il grande spirito che governa ogni cosa darà un taglio netto dividendo l'umanità intera in due sole parti antagoniste, io starò con il popolo, e lo so, perché lo vedo impresso nella notte, che io, eclettico sezionatore di dottrine e psicoanalista di dogmi, urlando come un ossesso, assalterò barricate o trincee, tingerò di sangue la mia arma e, come impazzito, sgozzerò ogni nemico mi si parerà davanti. (p. 120)

Citazioni su Che Guevara[modifica]

  • A volte ho la sensazione che Che Guevara sia ritratto su più oggetti di Topolino. Parlo di magliette e simili (ma soprattutto magliette). (Paolo Guzzanti)
  • È il responsabile del "Carnicero della Cabana", un luogo dove vennero uccisi moltissimi cubani. [Eppure è diventato un mito. La sua immagine è sulle magliette dei giovani di tutto il mondo.] Questo, perché Albert Korda era un bravo fotografo. È una storia che si perpetua, ma tanti non sanno neanche chi si cela sotto il ritratto della camicetta. È un prodotto della Pop Art: portano l'immagine di Che Guevara come fosse una pop star. E non sanno quanti cubani ha fatto uccidere senza processo e senza difesa. (Andy García)
  • Era una morale in un mondo fatuo e ipocrita. Una risposta alla nostra nostalgia di purezza. (Hans Koning)
  • Innanzitutto era insolita l'ora del nostro appuntamento: la mezzanotte [...] Attraversando la sala, benché fosse pienamente illuminata, ebbi la sensazione di esser salito su un treno prima dell'alba e di trovarmi in uno scompartimento di gente addormentata [...] Si aprì una porta. Simone de Beauvoir ed io entrammo e quell'impressione scomparve.
    Un ufficiale dell'esercito ribelle, coperto da un basco, mi aspettava: aveva la barba e i capelli lunghi come i soldati che erano all'ingresso, ma il volto limpido e sereno mi parve mattiniero. Era Guevara. [...] Quei giovani [Guevara e i suoi compagni] tributano un culto discreto all'energia, tanto amata da Stendhal. Non si creda però che ne parlino, che ne ricavino una teoria. Vivono l'energia, la praticano, forse la inventano: si dimostra negli effetti, ma essi non pronunciano una parola al riguardo.
    La loro energia si manifesta. [...] quasi arrivano a ripetere la frase di Pascal: "È necessario non dormire". Si direbbe che il sonno li abbia abbandonati, che anch'esso sia emigrato a Miami. (Jean-Paul Sartre)
  • Non era solo un intellettuale, era l'essere umano più completo del nostro tempo. (Jean-Paul Sartre)
  • Ricordo sempre il Che come una delle persone più straordinarie, uno degli uomini più nobili e disinteressati che io abbia mai conosciuto. (Fidel Castro)
  • Ti ho conosciuto bambino | lì, in quella terra di Cordoba argentina | mentre giocavi tra i pioppi e il granturco, | le mucche delle vecchie fattorie, i braccianti... || Non ti ho più rivisto, finché un giorno seppi | che eri luce insanguinata, il nord, | quella stella | che ogni attimo bisogna guardare | per sapere dove ci troviamo. (Rafael Alberti)
  • Uno che lo ha conosciuto dice: «Ricordo uno sguardo limpido come l'alba». È stato un simbolo; in un certo momento, non vi era camera di studente dove non fosse appeso il suo ritratto: un volto bello, incorniciato dalla barba, i capelli folti e ricciuti, gli occhi vividi e ironici.
    [...] nato in una «buona» famiglia argentina è caduto su una montagna boliviana, combattendo. Medico, è andato fra i lebbrosi, ha fatto lo scaricatore di banane, il fotografo ambulante, lo sguattero, l'infermiere.
    Di educazione borghese — la madre gli aveva insegnato le lingue e l'amore per la poesia, il padre, ingegnere, il senso della giustizia sociale — era diventato un rivoluzionario.
    Da ragazzo, i suoi compagni di gioco erano i figli dei diseredati delle bidonvilles di Cordoba, l'esempio che lo suggestionava di più era quello di Gandhi: ma non credeva che si potesse distruggere il privilegio senza ricorrere alla violenza. (Enzo Biagi)
  • Vent'anni fa moriva Ernesto Che Guevara. Allora, come negli anni immediatamente successivi, le contingenze storiche e le passioni politiche impedirono, a coloro che rifiutavano di fare dell'Italia "un altro Vietnam" un'analisi serena della figura e dell'opera del "comandante". Oggi, a tanti anni di distanza, una simile analisi può e deve essere fatta. Ed allora ciò che rimane, l'ammaestramento vero di una simile vicenda, non è nei sogni ormai ingialliti di un marxismo agonizzante, ma nell'esigenza di un rovesciamento radiale della società, in un'immagine della rivoluzione come atto assoluto, come gesto puro ben oltre gli angusti limiti del marxismo storico. Ecco, Che Guevara come rivoluzionario assoluto: così ci piace ricordarlo. Alfiere di un'utopia che proprio nella sconfitta realizza i suoi valori morali, sottraendosi al banale e corruttore compito della gestione cui l'eventuale vittoria l'avrebbe destinato. (Massimo Fini)

Note[modifica]

  1. Citato in Enzo Biagi, Quante storie, Rizzoli, Milano, 1989, p. 196. ISBN 88-17-85322-4
  2. Citato in Taibo II, p. 792.
  3. Dal Testamento spirituale.
  4. a b Da Opere, v. 3, pt. 2.
  5. Dalla lettera ai figli, in Lettere scelte, p. 34.
  6. a b Da Opere, v. 3, pt. 1.
  7. Dal secondo intervento alla nona sessione dell'Assemblea Generale dell'ONU, 11 dicembre 1964, in Opere, v. 2.
  8. a b c d e Da Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967.
  9. a b Con queste formule concludeva alcune lettere.
  10. Da America latina.
  11. Dalla lettera d'addio a Fidel Castro, 1° aprile 1965, in Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967.
  12. Da La guerra di guerriglia, p. 20.
  13. Da Latinoamericana, traduzione di Pino Cacucci e Gloria Corica, Feltrinelli, 1993.
  14. Da Mio figlio il Che, p. 289.
  15. Citato in C'era una volta il Che.
  16. Dal discorso alla XIX assemblea generale delle Nazioni Unite, in Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967.
  17. Dagli appunti di viaggio; citato in Taibo II, p. 50.
  18. Dalla lettera a Marìa Rosario Guevara, 20 febbraio 1964; da Ideario, a cura di J. Soto, traduzione di E. Clementelli, Newton & Compton Editori.
  19. Da Latinoamericana, traduzione di Pino Cacucci e Gloria Corica, Feltrinelli, 1993.
  20. Citato nella quarta di copertina di Guillermo Almeyra, Enzo Santarelli, Che Guevara: Il pensiero ribelle, Giunti Editore.

Bibliografia[modifica]

  • Ernesto Che Guevara, America latina. Il risveglio di un continente, traduzione di aa. vv., Feltrinelli.
  • Ernesto Che Guevara, La storia sta per cominciare: una biografia per immagini, a cura di Victor Casaus, traduzione di Lucia Taddeo, Oscar Mondadori, Verona, 2005.
  • Ernesto Che Guevara, Latinoamericana: un diario per un viaggio in motocicletta, traduzione e cura di Pino Cacucci e Gloria Corica, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 1998.
  • Ernesto Che Guevara, Lettere scelte, traduzione di Irina Bajini, Baldini&Castoldi, Milano, 1996. ISBN 88-8089-159-6
  • Ernesto Che Guevara, Opere, traduzione di aa. vv., a cura di Carlos Varela, Feltrinelli.
  • Ernesto Che Guevara, Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967, a cura di Laura Gonsalez, Einaudi, 1969.
  • Ernesto Che Guevara, La guerra di guerriglia, traduzione di Bajini I., Dalai Editore, Giugno 2003. ISBN 978-88-84903471
  • Ernesto Guevara Lynch, Mio figlio il Che, traduzione di Giorgio Magrini, Sperling & Kupfer Editori, Piacenza, 1997.
  • Leonardo Facco, C'era una volta il Che. Ernesto Guevara, tutta un'altra storia, Simonelli Editore, Milano, 2008. ISBN 8876472401
  • Paco Ignacio Taibo II, Senza perdere la tenerezza: Vita e morte di Ernesto Che Guevara, Il Saggiatore, Milano, 2012. ISBN 978-884281781-9 (Anteprima su Google Libri)

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