Pierangelo Sequeri

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Pierangelo Sequeri (1944 – vivente), teologo, scrittore e musicista italiano.

Citazioni tratte da libri[modifica]

  • Ci sono poi dei credenti che incominciano a domandarsi: «che cosa mi dà la messa?». Alcuni (i più giovani) se ne distaccano. Per «coerenza». A che scopo fare un gesto per puro dovere, se di fatto io sento che per me non significa niente? Meglio fare qualche cosa per gli altri. Giusto. Infatti l'eucaristia celebrata in alternativa all'esercizio della carità è il segno di una vita sterile (e difatti, non ho ancora visto nessuno che risparmiando sulla messa aumenti la propria carità verso il prossimo almeno di una buona mezz'ora). Altri (più anziani) elaborano una sorta di rassegnazione non priva di attesa che qualche cosa possa infine accadere. Vengono messa per «rispetto» verso la religione. Quando possono, ovviamente. A quale scopo infatti cercare il coinvolgimento della propria vita nella celebrazione dell'eucaristia, dal momento che i problemi della vita sono di tutt'altra natura? Giusto. Giusto perché senza legame con la vita il sacramento muore nel suo rito. E ognuno nel suo brodo.
    Ma tu che porti nella celebrazione comune? Il Signore Gesù è in grado di far diventare cibo per un'immensa folla pochi spiccioli di pane e di pesce. Ma la bellezza del segno è che egli non moltiplica propriamente del cibo, bensì la disponibilità di alcuni a prendersi cura della fame altrui. Della fame altrui, capisci? Qualcuno deve sporgersi oltre la propria fame, affinché tutti siano saziati. I discepoli sono quelli che celebrano, nell'eucaristia, la loro disponibilità a sporgersi, nella vita, oltre la propria fame. E questo deve apparire nella celebrazione dell'eucaristia. Nella cena Gesù si sporge oltre la propria vita. E oltre la morte. I discepoli «discutevano fra loro su chi sarebbe stato il più grande» nel regno che doveva venire. L'eucaristia non diede loro niente che potesse appoggiare questa eccitazione e questo bisogno di aiuto. Nessuna prospettiva, alcun incoraggiamento. Infatti, quando il Signore fu morto per davvero, rimase soltanto la paura.
    L'eucaristia è il buon pane che ci nutre. È il pane spezzato che ci dà la grazia di riuscire a sporgere ben oltre la nostra vita, in favore della vita altrui. Ha bisogno del nostro desiderio di stare con il Signore e di mangiare la Pasqua con Lui, per imparare a vivere per Lui. E a morire per altri. Sarà sempre poco quello che noi portiamo all'eucaristia. E sempre distratti ci ritroveremo, lì, nell'ascolto della parola. Ma se desideriamo ascoltare anche per altri, la parola arriverà pure a noi. Se desideriamo che altri abbiano cibo, noi stessi verremo abbondantemente nutriti. L'eucaristia deve cessare di apparirci come il gesto generoso che facciamo per il Signore, anche quando «ne caviamo poco» per noi stessi. Chi viene soltanto per mangiare, mangi a casa sua, diceva già Paolo[1] .
  • Per la vita cristiana e spirituale di A. [Adrienne von Speyr] è certamente determinante la conoscenza del teologo Hans Urs von Balthasar, che [...] ne raccoglie [...] le intuizioni, le meditazioni e le straordinarie esperienze di immedesimazione in riferimento a molti aspetti del mistero cristiano (soprattutto a riguardo della passione di Cristo, della preghiera dei santi, della «reciproca obbedienza d'amore» delle Persone trinitarie, dell'espropriazione mistica di sé a favore della Chiesa). In generale, la speciale vocazione spirituale di A. può essere globalmente riconosciuta nel singolare orientamento dall'esperienza mistica alla penetrazione della spiritualità biblica ed ecclesiale.[2]

Citazioni tratte da articoli[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Una lettera aperta, in presa diretta sulle periferie del mondo, ecco che cos'è quest'uomo. Una lettera aperta che arriva con scelta di tempo perfetta, esatta, millimetrica. Frère Charles de Foucauld, le petit frère Charles, è lui una lettera aperta ai molti uomini e donne, apparentemente invisibili, che hanno conservato la fede – molto speciale – nel lavoro evangelico del seme. Quella dedizione che si consuma nella passione per l'umano fin dentro le viscere della terra abitata dalla nostra specie, così tenera quando è tenera, così dura quando è dura. Si tratta del gusto per quella miracolosa tenacia – non plateale, non arrogante, non violenta, eppure invincibile – del filo vivo che è l'origine divina dell'umano capace di filtrare il deserto, l'asfalto, le macerie, le immondizie persino. Le parti più popolate dell'odierna città dell'uomo.[3]
  • La preghiera umile e infuocata di Paolo immette in questa nervatura corrente ad alta tensione, che ridicolizza le distanze geografiche, i confini etnici, le geometrie politiche.[4]
  • La musica fa suonare anche il legno secco e la pelle d'asino. E rende palpabili i sottili legami fra lo spirito, i corpi, le cose, che non ci stanchiamo mai di cercare, con buona pace dei matematici del benessere sensoriale.[5]
  • Il confronto tra la "friabilità" del denaro e la solidità della "Parola di Dio", in questo contesto di conclamata emergenza del "sistema finanziario" occidentale (e quindi mondiale), appare con la folgorazione di un'evidenza semplicemente plateale.[6]
  • Il denaro ha una sua "intrinseca" voracità. Ad un certo punto, sviluppa l'insana tendenza a mangiare se stesso, per nutrirsi e moltiplicarsi più rapidamente.[6]
  • La "Parola di Dio", al contrario delle parole "magiche", si offre all'"intelligibilità" degli uomini retti, per il discernimento delle loro ricchezze migliori.[6]
  • L'umano è diversamente distribuito, ma profondamente comune. E quando è condiviso, non ci sono handicap che tengano.[7]

Costruire la «pace giusta» il cammino della Chiesa

Avvenire, 20 agosto 2014.

  • Il passaggio dalla giustizia della guerra ad una pace giusta non dimentica le sacrosante ragioni della tutela dell'indifeso e della protezione dell'inerme.
  • Noi crediamo senza imbarazzo nella preghiera di protezione, e nell'invocazione a Dio per l'illuminazione delle menti e la vergogna dei cuori.
  • Noi crediamo nell'efficacia di una fede che azzarda liberamente la consegna di sé alla prova dell'amore più grande.
  • Perché ogni volta che un solo essere umano si libera dal male, grazie a Dio, moltissimi altri troveranno il coraggio di tenerlo lontano.

Citazioni tratte da canzoni[modifica]

E mi sorprende[modifica]

Etichetta: Rugginenti Editore, 1981.

  • Io ti ringrazio per questo silenzio | che resta tra noi, | io benedico il coraggio di vivere, | sola, con Lui. (da Madre io vorrei)
  • Nella memoria di questa tua Morte | noi ti chiediamo coraggio, Signore, | per ogni volta che il dono d'amore | ci chiederà di soffrire da soli. (da Ecco l'uomo)
  • Sulla strada di casa parlavamo di Lui | e l'abbiamo incontrato: ha parlato con noi! (da Il mattino di Pasqua)

In cerca d'Autore[modifica]

Etichetta: Rugginenti Editore.

  • Tu sei la mia vita altro io non ho, | Tu sei la mia strada la mia verità. | Nella tua parola io camminerò, | finché avrò respiro, |fino a quando tu vorrai. | Non avrò paura sai, |se Tu sei con me: | io ti prego resta con me. (da Symbolum '77)
  • Io domando dove porta | l'altalena della vita |dove spesso ciò che vale |sembra proprio ciò che muore. (da Io domando)
  • E imparerò a guardare tutto il mondo | con gli occhi trasparenti di un bambino |e insegnerò a chiamarti "Padre nostro" | ad ogni figlio che diventa uomo. (da E sono solo un uomo)

Note[modifica]

  1. Da «Ma che cos'è questo per tanta gente?», Glossa, Milano 1989, 60-61.
  2. Da Speyr von Adrienne, in Aa. Vv., Dizionario di Mistica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1998. ISBN 88-209-2482-X
  3. Da Avvenire, 13 novembre 2005.
  4. Da Avvenire, 4 settembre 2008.
  5. Da Avvenire, 13 settembre 2008.
  6. a b c Da Avvenire, 7 ottobre 2008.
  7. Da Avvenire, 10 settembre 2010.

Altri progetti[modifica]