Johann Friedrich Böttger

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Busto di Böttger

Johann Friedrich Böttger, anche Böttcher o Böttiger (1682–1719), chimico, inventore e alchimista tedesco.

Citazioni su Johann Friedrich Böttger[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • È strano pure come i sovrani siano caduti più facilmente degli altri nelle reti che loro tendevano gli alchimisti, dacché nel 1700 un di costoro, Giovanni Federico Böttger, vendeva una polvere che doveva trasformate in oro le più vili sostanze, ed il re Federico Guglielmo I, saputolo, lo fece imprigionare per strappargli il segreto e giovarsene egli solo. Ma il Böttger fuggì dal carcere l'anno dipoi e si ricoverò in Sassonia. Il re di Prussia domandò invano la estradizione del fuggiasco, che l'elettore di Sassonia e re di Polonia, Augusto I, aveva fatto prendere e imprigionare egli pure per ricavarne il famoso segreto. Però il Böttger non poteva dare altrui ciò che non aveva egli stesso, ed il re Augusto cercò di utilizzarne il sapere nello studio dei prodotti minerali della Sassonia. (David Silvagni)
  • Un bel giorno il servitore di Böttger nell'incipriare la parrucca del padrone si accorse che il pacco della cipria pesava più dell'ordinario e lo disse all'alchimista, il quale seppe che «un fabbro ferraio passando a cavallo sopra una strada fangosa, cadde e s'inzaccherò tutto. Risalito in sella e visto che il fango disseccandosi lasciava sul vestito una polvere bianca e finissima, tosto gli venne l'idea di sostituirla alla farina di frumento per imbiancare le parrucche, e mise quella polvere in commercio sotto il nome di cipria». Böttger, esaminata quella polvere, ne dedusse che era formata da caolino purissimo, e l'anno 1707 egli scopriva il segreto della fabbricazione delle porcellane dure. L'Elettore lo colmò di ricchezze, lo creò barone e il giorno 6 giugno 1710 inaugurava nel castello di Albrechtsburg a Meissen la prima fabbrica europea di porcellane. (David Silvagni)
  • Il re [Augusto II di Polonia e principe elettore di Sassonia] fu inesorabile; denaro e favori a Böttger quanti volesse; non mai la libertà: era manifesto ch'ei lo considerava suo schiavo. Il pover'uomo continuò ancora a lavorare per alcun tempo, sotto l'impero di questa persecuzione; ma in capo a uno o due anni si buttò sull'imbraca. Disgustato dal mondo e di sé, si abbandonò all'ubbriachezza; e tale è la forza dell'esempio negli uomini, che la più parte degli operai della fabbrica di Meissen si diede a medesimo vizio, non sì tosto seppero di Böttger. Conseguenza di ciò furono brighe e risse, che senza posa si rinnovarono tanto che dovettero intervenire i soldati tratto tratto per metter pace fra i porcellanieri, com'erano chiamati. (Samuel Smiles)
  • Affranto d'animo e di corpo, alternando i giorni fra il lavoro e il bere, quasi abbrutito, e travagliato ognora dall'infermità derivatagli dalla lunga e forzata reclusione, Böttger tirò innanzi malissimamente qualche anno ancora, finché non venne la morte a liberarlo li 13 marzo 1719, che non aveva trentacinque anni. Fu sotterrato di notte, come un cane, nel cimitero di san Giovanni a Meissen. Così fu trattato, e finì miseramente i brevi giorni uno dei più grandi benefattori della Sassonia. (Samuel Smiles)

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