David Silvagni

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jump to navigation Jump to search

David Silvagni (1831 – 1897), storico e prefetto italiano.

La corte e la società romana nei secoli XVIII e XIX[modifica]

  • È strano pure come i sovrani siano caduti più facilmente degli altri nelle reti che loro tendevano gli alchimisti, dacché nel 1700 un di costoro, Giovanni Federico Böttger, vendeva una polvere che doveva trasformate in oro le più vili sostanze, ed il re Federico Guglielmo I, saputolo, lo fece imprigionare per strappargli il segreto e giovarsene egli solo. Ma il Böttger fuggì dal carcere l'anno dipoi e si ricoverò in Sassonia. Il re di Prussia domandò invano la estradizione del fuggiasco, che l'elettore di Sassonia e re di Polonia, Augusto I, aveva fatto prendere e imprigionare egli pure per ricavarne il famoso segreto. Però il Böttger non poteva dare altrui ciò che non aveva egli stesso, ed il re Augusto cercò di utilizzarne il sapere nello studio dei prodotti minerali della Sassonia. (vol. I, pp. 323-324)
  • Un bel giorno il servitore di Böttger nell'incipriare la parrucca del padrone si accorse che il pacco della cipria pesava più dell'ordinario e lo disse all'alchimista, il quale seppe che «un fabbro ferraio passando a cavallo sopra una strada fangosa, cadde e s'inzaccherò tutto. Risalito in sella e visto che il fango disseccandosi lasciava sul vestito una polvere bianca e finissima, tosto gli venne l'idea di sostituirla alla farina di frumento per imbiancare le parrucche, e mise quella polvere in commercio sotto il nome di cipria». Böttger, esaminata quella polvere, ne dedusse che era formata da caolino purissimo, e l'anno 1707 egli scopriva il segreto della fabbricazione delle porcellane dure. L'Elettore lo colmò di ricchezze, lo creò barone e il giorno 6 giugno 1710 inaugurava nel castello di Albrechtsburg a Meissen la prima fabbrica europea di porcellane. (vol. I, p. 324)
  • [Nel 1805] Roma rigurgitava di forestieri attrattivi dopo tanti guai dall'incanto delle sue ruine e dalla saggia politica del ministro cardinal Consalvi[1] che cercava di ridestarvi l'amore delle lettere e delle arti, e sopra tutto di farla ricca e lieto soggiorno di stranieri illustri e di viaggiatori epuloni ed epicurei. (vol. II, p. 75)
  • Al ritorno di Pio VII in Roma nel 1814, si tentò di farne l'apoteosi lui vivente. Si disse che passando da Cesena in aprile, e dicendovi la messa era stato rapito in estasi. Subito si fabbricarono relazioni e stampe che raffiguravano lo strepitoso miracolo, ma il cardinale Consalvi, a cui pareva già un gran miracolo l'esser tornati in Roma dopo tante burrasche, fece sequestrare le stampe e non se ne parlo più. Nondimeno essendo andato il Papa a visitare la chiesa di S. Maria in via Lata, gli fu portato innanzi a braccia uno storpio perché lo risanasse. Il Papa, piegandosi alle esigenze della plebe, lo benedì, ma il povero storpiato fu trasportato a casa sua come era venuto. (vol. II, pp. 309-310)
  • È difficile immaginare corruzione più bassa e più sfacciata, ché non contenti di divorarsi i beni della Chiesa di Cristo, ossia dei poverelli, [gli abati, i prelati e i cardinali] si lasciavano corrompere dalle Corti straniere a danno degli interessi della Chiesa stessa; eppure era così smarrito il senso morale, che quando più tardi (1802) il cardinale Consalvi rifiutò dal re di Spagna la non lieve annua pensione (un benefizio in Spagna) di scudi quattro mila, tutti ne fecero meraviglia, e il grande uomo (grande in mezzo a quella Corte di pigmei corrotti) fu segno alle ire dei cortigiani, che nella onestà del cardinale vedevano la propria condanna. (vol. II, p. 319)
  • [...] il Consalvi, checché se ne dica di bene, e noi ne diciamo molto, voleva essere dittatore, o, come scrive il cardinale Pacca[2], voleva «volgere ambo le chiavi del cuore di Pio [VII]» e non soffriva rivali. (vol. II, p. 353)
  • [Antonio Canova] Aveva carrozza e cavalli, e vestiva elegantemente con calze di seta, brache di velluto, abito di velluto o seta, sparato della camicia con merletti di Burano, panciotto a ricami, orologio a ripetizione, scatola d'oro con la miniatura di Napoleone. Il suo viso era scarno, senza barba, ovale, con la bocca grande e grandi occhi, naso lungo pronunziato, sopracciglie folte nere, occhiaie profonde, fronte amplissima e calvo, e nascondeva la calvizie con un parrucchino molto ben fatto. (vol. II, p. 452)
  • L'invidia degli artisti sobillati dal Laboreur, dal Pacetti, dal Marchionni, dal Battoni, non lasciò in pace il Canova, che essi motteggiavano con modi scurrili e indecenti, e giuocando sul suo nome lo dicevano Sor-ca-nova, ovvero cacatanova, e quando si scoprì il mausoleo del Ganganelli[3], in cui sono le statue della Fortezza e della Temperanza, fu divulgata una satira affissa al caffè a Piazza di Pietra che diceva: «Chi avesse trovato la gamba della Temperanza, la porti nella sagrestia dei Ss. Apostoli che gli sarà data conveniente mancia». (vol. II, p. 461-462)
  • Prima ancora che la rivoluzione francese riportasse tutte le arti e le lettere al classicismo greco-romano, già il mondo era pieno di quelle idee; e l'Italia con l'Alfieri, col Verri, col Visconti, col Bassi, con l'Appiani e con Canova, aveva ricondotto le arti e le lettere allo studio, e sto per dire all'esagerazione del classicismo, sicché il Canova artista cristiano, con le divinità del suo Olimpo, con le sue ninfe, con le sue eterne nudità sino al punto di effigiar nudo Napoleone, con le sue forme ispirate al modello dello scalpello greco, appare nei suoi lavori piuttosto uno scultore del tempo di Pericle, che un artista del tempo di Pio VI e VII, e piuttosto adoratore del Giove eleusino che del redentore Gesù. Infatti egli non effigiò neppure un solo santo; scolpì una Maddalena perché si prestava al bello e al nudo, e fece una Pietà per il suo Possagno[4] con l'unico scopo di eseguire un Cristo nudo; e della nudità era così appassionato cultore che invitato con lettera da monsignor maggiordomo Frosini a nome di Papa Pio VII a coprire i Geni del sepolcro degli Stuardi, vi si rifiutò seccamente. (vol. II, p. 466)
  • Poiché il Consalvi era assolutamente uomo nuovo, e come lo dette a divedere luminosamente col suo editto sulla libertà del commercio dei grani, così lo faceva vedere in ogni cosa. Geloso della sua indipendenza e tenero del decoro del potere, voleva piuttosto rimanere povero che arricchire a prezzo della sua dignità. Così prima rifiutò i doni, poi negò gli omaggi ad Anna Maria Torlonia, e negò al marito quei favori che aveva trovato presso i suoi predecessori.
    Così se maneggiò il potere con sagacia e con drittura, non gli mancarono nimicizie accanite, come ebbe sinceri ammiratori. (vol. II, p. 516)
  • Giovanni Maria [Mastai Ferretti] divenuto pontefice e regnando tanti anni, non arricchì i nepoti e ciò fu bene; ma forse li lasciò troppo poveri, sicché alla sua morte essi mossero causa prima agli esecutori testamentari, e poi al Governo, per ottenere una quota dell'appannaggio dovuto dal Tesoro pubblico al Papa. I Mastai furono soccombenti; e Pio IX, che aveva arricchito tanti cortigiani così sfacciatamente, lasciò che il suo nome non fosse benedetto neppure dai suoi discendenti. (vol. III, p. 539)
  • Ucciso Rossi[5], il Papa [Pio IX] si mise interamente nelle braccia del cardinale Antonelli, il quale, come vedemmo, cospirò coi nemici dell'Italia per trafugare il Papa[6], e impedì che i più rispettabili uomini dello Stato potessero mai più avvicinarlo a fargli comprendere quanto grande era la sua responsabilità in faccia al suo popolo, all'Italia e alla Storia. (vol. III, pp. 695-696)
  • A Roma il Cardinale [Antonelli] dava in pasto ai prelati, giudici del Tribunale supremo della Consulta, una serie infinita di vittime che, giudicate e condannate alla forma della S. Inquisizione, cioè senza legali testimonianze, senza difesa e senza appello, venivano o mandate in catena al Forte Urbano o uccise, sicché nella città di Sinigaglia ne furono fucilati ventiquattro in un sol giorno.
    È vero che molti erano rei di atroci delitti, ma la forma dei giudizî, la implacabilità dei giudici e le pene spietate rendevano questi atti inumani piuttosto immagine di vendetta che di giustizia; senza dire che i Brunetti padre e figlio[7], fucilati sul Po, il prete Ugo Bassi e Liverani, trucidati a Bologna nel 1849, non avevano altra colpa che quella di aver combattuto contro l'Austria; come i giovani Succi, Malagutti e Parmeggiani, fucilati in Ferrara nel 1853, non erano rei che di aspirazioni nazionali. (vol. III, pp. 697-698)

Note[modifica]

  1. Il cardinale Consalvi era, all'epoca, segretario di Stato di Pio VII.
  2. Bartolomeo Pacca (1756 – 1844), prosegretario di Stato dal 1808 al 1814.
  3. Monumento funebre di papa Clemente XIV, al secolo Giovanni Ganganelli, eseguito dal Canova, nella chiesa romana dei Santi XII Apostoli.
  4. Comune natale del Canova, in provincia di Treviso.
  5. Pellegrino Rossi fu accoltellato sulle scale del Palazzo della Cancelleria il 15 novembre 1848.
  6. Il 24 novembre 1848, Pio IX lasciò nottetempo Roma per rifugiarsi nel Regno delle Due Sicilie, a Gaeta.
  7. Angelo Brunetti (Ciceruacchio) e il figlio tredicenne Lorenzo.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]