Jorge Rafael Videla

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Videla nel 1976

Jorge Rafael Videla Redondo (1925 – 2013), militare, politico e dittatore argentino.

Citazioni di Jorge Rafael Videla[modifica]

  • C'era bisogno della morte di circa 7000-8000 persone per la vittoria contro la sovversione.[1]
  • I governi militari forti finiscono per essere impopolari e cadono. I governi politici che li rimpiazzano, per amor di popolarità affogano nella demagogia, nel populismo, diventando fatalmente deboli, e richiedono l'intervento di governi militari forti.[2]
  • In ogni guerra ci sono persone che sopravvivono, altre che rimangono invalide, altre che muoiono e altre che spariscono.[3]
  • L'Argentina è in guerra e la sparizione di alcune persone è una delle conseguenze di questa guerra.[3]
  • Non esistono le guerre sporche. Esistono le guerre giuste e quelle ingiuste. Il cristianesimo crede nelle guerre giuste. La nostra fu una guerra giusta.[4]
  • Prima elimineremo i sovversivi, poi i loro collaboratori, poi i loro simpatizzanti, successivamente quelli che resteranno indifferenti e infine gli indecisi.[5]
  • Quando bisogna sapere qualcosa che il prigioniero non vuole dire non c'è altra strada che la tortura. Anche oggi, adesso, ne sono sicuro, in qualche commissariato di Buenos Aires stanno torturando qualcuno...[4]
  • Sono responsabile di tutte le azioni intraprese dall'esercito argentino durante la guerra interna: i miei subordinati eseguivano i miei ordini.[6]

Dall'intervista de La Stampa

citato in «Usciamo da una guerra crudele», La Stampa, 31 maggio 1980

  • Nel marzo del 1976 l'Argentina viveva in una situazione di caos politico, sociale e economico e subiva l'aggressione del terrorismo sovversivo. Non vi era nel Paese alcuna istituzione valida che potesse dare una risposta a questo stato di necessità. Ciò indusse le forze armate ad assumere il potere politico, fissando poco dopo l'obiettivo di istaurare col tempo una autentica democrazia.
  • [Sul Processo di riorganizzazione nazionale] Dov'era il caos abbiamo l'ordine, dov'era l'anarchia abbiamo l'autorità, non l'autoritarismo, dov'era la stagnazione abbiamo il progresso. Dov'era la violenza abbiamo la pace.
  • Dobbiamo evitare il gioco pendolare del passato tra governi militari forti e governi civili deboli e demagogici. Questa è la nostra strategia.
  • L'obiettivo finale è di instaurare una democrazia piena, autentica, completa, ma nel tempo che sarà necessario.
  • È evidente che l'Argentina fu aggredita dal terrorismo sovversivo, e che le forze armate affrontarono questa aggressione in uno stato di necessità, essendo in gioco il nostro modo di vita nazionale che è occidentale. Questo ci ha portati in una guerra vera e propria, che ci fu imposta. Ogni guerra è un fatto tremendo, in se stesso e nelle sue conseguenze. Anche questa guerra ha lasciato le sue conseguenze: un saldo di morti, di scomparsi e di detenuti... Ma anche di eroi e di martiri. Questo è il prezzo che l'Argentina ha dovuto pagare per vivere in pace, con libertà e dignità, come oggi vive. Il popolo argentino ha accettato che questo era il prezzo da pagare, ed è l'unico giudice che può pronunciare un giudizio di valore su queste circostanze. Questa è la nostra verità e non la nascondiamo.
  • Periodicamente, direi settimanalmente, analizziamo la situazione di ogni detenuto e nella misura del possibile lo trasferiamo alla giustizia, o lo rimettiamo in libertà, o gli diamo l'opzione di lasciare il Paese. Ovvero, quando il suo grado di pericolosità è alto, rimane detenuto, perché certa percentuale dovrà rimanere in carcere. Quanto agli scomparsi, abbiamo iniziato investigazioni in funzione delle denunce fatte.
  • Vi è stato un processo crudele, con morte, dolore e sacrificio, e non lo nascondiamo, come risultato della guerra in cui era in gioco la nazione argentina. È stato così e non lo nascondiamo. Ma accettare colpe, questo in nessun modo, perché non si è ucciso per uccidere, fu per preservare dei valori. La guerra è sempre dolore e sangue, ma quando vi è una causa superiore è giustificata. In nessun modo si può accettare una colpevolezza.

Citazioni su Jorge Rafael Videla[modifica]

Videla con Jorge Luis Borges nel 1978
  • Ha trascorso la sua vita provocando grandi danni, che hanno marchiato il paese. (Adolfo Pérez Esquivel)
  • Il Generale mi ha fatto un'ottima impressione. Egli è un uomo colto, modesto e intelligente. Sono rimasto colpito dalla sua apertura mentale e dalla sua cultura. (Ernesto Sabato)
  • Il regime del generale Videla domina a poco a poco il caos nel quale si trova l'Argentina. (Jorge Luis Borges)
  • L'ho ringraziato personalmente per il golpe del 24 marzo, che ha salvato il Paese dalla vergogna, e ho espresso la mia solidarietà per aver assunto la responsabilità del governo. (Jorge Luis Borges)
  • La sua morte ha posto fine alla sua presenza fisica, ma non a ciò che ha fatto per l'Argentina. (Adolfo Pérez Esquivel)
  • Quando mi dissero che la mia prestazione poteva favorire i militari, risposi che i miei gol erano per l'Argentina e non per Videla, non era un problema mio che i militari potessero appropriarsi delle nostre vittorie. (Mario Kempes)

Note[modifica]

  1. Citato in Videla morto, l'ex dittatore si è spento a 87 anni a Buenos Aires, ilfattoquotidiano.it, 17 maggio 2013.
  2. Citato in L'Argentina si toglie l'uniforme, La Stampa, 14 dicembre 1983
  3. a b Citato in Jorge Rafael Videla, il tiranno che non conosceva rimorsi, Lettera43.it 17 maggio 2013.
  4. a b Citato in Videla sui desaparecidos Non potevo fucilarli tutti, Repubblica.it 27 febbraio 2001.
  5. Citato in Videla, l'ideologo dei voli della morte, St.ilsole24ore.it, 18 maggio 2013
  6. Citato in È morto Jorge Videla, ex dittatore argentino, ilgiornale.it, 17 maggio 2013.

Voci correlate[modifica]

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