Jules Laforgue

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Jules Laforgue

Jules Laforgue (1860 – 1887), poeta francese.

Il pianto della Terra[modifica]

  • Lamento dell'organista di Nostra Signora di Nizza
    Già gl'invernali corvi la loro salmodia | han mischiato ai rintocchi delle nostre campane, | le bufere d'autunno più non sono lontane, | boschetti degli ameni rifugi, ormai addio.
  • Sera di carnevale
    Ah! destino banale! Tutto brilla | e poi passa, ci adesca d'infinito | con il Vero e l'Amore; e così andremo | finché a sua volta scoppi ai cieli sparsa | la terra, senza che orma sua rimanga.
  • Marcia funebre per la morte della Terra
    O solenne corteo dei magnifici soli, | annodate e sciogliete le vaste masse d'oro, | dolcemente, tristemente, al suono | di gravi musiche, molto lentamente | portate il lutto per la sorella che dorme.

[Jules Laforgue, Il Pianto della Terra (Le Sanglot de la Terre), in Poesie, a cura e traduzione di Luciana Frezza, TEN, 1997]

Lamenti[modifica]

  • Sete di martirio infinito? | estasi in teoremi? e tuttavia | quant'è bello il creato! (da Preludi autobiografici)
Soif d'infini martyre? Extase en théorèmes? | Que la création est belle, tout de même!
  • Parigi che del pargolo più buono | della Natura, fa un lessico sdrucito, | tutto scancellature. (da Preludi autobiografici)
Paris qui, du plus bon bébé de la Nature, | instaure un lexicon mal cousu de ratures.
  • La luna nello scempiato alone non è che un occhio, tutto | mangiato dalle mosche, che emana lume di lutto. (da Lamento delle voci sotto il fico di Budda)
La lune en son halo ravagé n'est qu'un ceil | mangé de mouches, tout rayonnant des grandes deuils.

[Jules Laforgue, Lamenti (Les complaintes), in Poesie, a cura e traduzione di Luciana Frezza, TEN, 1997]

Citazioni su Jules Laforgue[modifica]

  • In anticipo sul suo tempo, Laforgue è difficilmente associabile a questa o a quella delle tante correnti che movimentavano in quegli anni la vita letteraria parigina. (Luciana Frezza)
  • Venuto, come lui stesso afferma, «troppo presto», e benché diventato, come voleva, «leggendario» in seno alla Storia, egli rimane per molti aspetti (non ultimo quello costituito dalla sua opera in prosa, vera miniera di pensieri e intuizioni originali), ancora da scoprire. (Luciana Frezza)

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