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Kalevala

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Il Kalevala è anche detto il poema nazionale finnico.

Incipit[modifica]

Nella mente il desiderio
mi si sveglia, e nel cervello
l'intenzione di cantare,
di parole pronunziare,
co' miei versi celebrare
la mia patria, la mia gente:
mi si struggon nella bocca,
mi si fondon le parole:
mi si affollan sulla lingua,
si sminuzzano fra i denti.

Citazioni[modifica]

  • Sorse allora sui ginocchi, | s'appoggiò sopra le braccia, | s'alzò per mirar la luna, | per goder del sole i raggi, | volle l'Orsa salutare | e le stelle contemplare. | Così nacque Väinämöinen, | così fu quel vate ardito | dalla Vergine dell'aria, | da sua madre partorito. (1, 335–344)
  • Era bella la fanciulla | di Pohja, vanto dell'acque. | Sedea lungo il firmamento, | risplendea del ciel sull'arco, | nelle pure vestimenta, | nelle candide sue vesti; | un tessuto d'or tesseva | e d'argento lo fregiava; | era d'oro la navetta, | era il pettine d'argento. | La navetta sibilava, | il gomitolo girava, | dentro i regoli di rame | presto il pettine ronzava | mentre lei tessea lo stame | e d'argento il ricamava. (8, 1–16)
  • Corse il lupo lungo il lago, | calpestò l'orso la landa; | sotto i passi, tremò il lago, | sotto le zampe, la landa: | rugginoso sorse il ferro | e le spranghe dell'acciaio, | dove il lupo mise l'unghia | e posò l'orso i talloni. (9, 98–106)
  • Da lontan quella capanna | sembra il mucchio della fame. | Di chi è mai quella stanzetta, | quella casa da furfante? (11, 331–4)
  • Così il vispo Lemminkäinen | lungo tempo scivolando, | cantò versi in fondo al bosco, | cantò dentro tre foreste: | propiziò del bosco il sire, | della selva la signora, | ed a sé fece benigna | ogni vergine di Tapio. (14, 231–238)
  • Non sapea la poveretta, | quella mesta genitrice, | dove fosse la sua carne, | il suo sangue si movesse; | delle coccole sul monte, | sulla landa di brughiere? (15, 7–12)
  • Uscì il vispo Lemminkäinen, | sorse il figlio di Kaleva | col rastrel fatto di rame | sopra l'acqua trasparente: | ma qualcosa gli mancava: | una mano, mezza testa, | e molt'altri pezzettini; | soprattutto poi la vita. (15, 273–280)
  • Vipunen, ricco di canti | non ne fece gran che caso. | Ed allora Väinämöinen | incantò sé stesso in fabbro, | in artefice del ferro; | la camicia fu fucina, | fûr le maniche soffietti, | mantice fu la pelliccia, | fe' il camin dalle mutande, | dalle calze il fumaiolo; | per incudine, il ginocchio | ed il gomito, martello. (17, 129–140)
  • Vipunen ricco di canti, | il vegliardo vigoroso, | ch'avea in bocca grande scienza | e nel seno sterminata, | aprì allor l'arca dei detti, | il coperchio alzò dei versi | per cantare i canti buoni, | i miglior degli scongiuri, | delle origini profonde, | de' princìpî delle cose [...]. (17, 527–535)
  • «Quand'io cresca, quando forti | si faranno le mie membra, | vendicar voglio mio padre | ed i pianti di mia madre». | Untamoinen che l'udiva | disse allor queste parole: | «Da lui eccidio alla mia stirpe, | in lui Kalervo risorge». (31, 105–116)
  • Or chi piange per la figlia? | e chi mai, se non sua madre? (34, 219)
  • Ilmarinen fabbro disse: | «Più sicuri andrem per terra; | vada pur Lempo sul mare, | sul gran dorso Morte corra! | Colà scuoterci violento | l'uragano verrà, e il vento; | saran remi queste dita | e timoni queste palme». (39, 33–40)
  • Quindi il vecchio Väinämöinen | dolcemente a cantar prese: | sopra un fianco della nave | cantò sposi ben chiomati, | sposi dai robusti polsi | e dai solidi stivali: [...] | A remar mise gli sposi, | a sedere le fanciulle; | reman quei, piegano i remi, | ma la nave non va innanzi. [...] | Ilmarinen fabbro allora | a remar sede' egli stesso: | ora sì la barca corse, | corse, s'accorciò la via [...]. (39, 275–314)
  • Ma il verace Väinämöinen | prese allor la sua kantele, | si sedé per accordarla, | a suonar prese soave. | Tutti allora ad ascoltare, | tutti lieti ad ammirare, | eran gli uomini contenti | e le donne sorridenti, | chi ascoltò bagnati gli occhi, | chi curvato sui ginocchi. | Fece stanca quella gente, | assopì tutta la folla [...]. (42, 65–76)
  • Per due estati, per tre forse, | o per cinque, oppur per sei, | forse ancor per nove estati, | oppur sino al fin di questa? (50, 69–72)

Bibliografia[modifica]

  • Kalevala: poema nazionale finnico, traduzione in versi di Paolo E. Pavolini sulla versione di Elias Lönnrot del 1849, a cura di Cecilia Barella e Roberto Arduini, il Cerchio, 2007. ISBN 9788884741486

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