Kazimierz Waliszewski

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Kazimierz Waliszewski

Kazimierz Klemens Waliszewski (1849–1935), storico polacco.

Il romanzo di una imperatrice. Caterina II di Russia[modifica]

  • Il marchese de La Chétardie era tornato in Russia con la riputazione d'essere il più brillante diplomatico dell'epoca, rinsaldata dalla parte da lui precedentemente sostenuta in quello stesso paese. Aveva trentasei anni. Alto, ben fatto, cavaliere di bella presenza e nobile fisionomia, pareva destinato a occupare ancora un gran posto in quella Corte dove il favore decideva di tutto, conduceva a tutto, dove occorreva soprattutto piacere e dove, si diceva fosse già molto piaciuto. (parte prima, cap. 2, p. 45)
  • Il ritratto della figlia di Pietro I [Elisabetta di Russia] è stato spesso descritto; e probabilmente ci hanno dato un'idea abbastanza esatta della maniera di fare e di regnare di questa curiosa sovrana; irrequieta e indolente in una, che amava ardentemente i piaceri e s'interessava degli affari, impiegava delle ore alla sua toeletta, facendo aspettare delle settimane e perfino dei mesi una firma o un ordine e inoltre era autoritaria oltre ogni dire; voluttuosa e devota, incredula e superstiziosa, passava continuamente dagli eccessi d'una dissolutezza che le rovinava la salute, agli eccessi d'una esaltazione religiosa che le alterava la ragione; una nevropatica, si direbbe oggi. (parte prima, cap. 2, p. 46)
  • Il barone de Breteuil[1] dice, in uno dei suoi telegrammi, che dovendo firmare [Elisabetta di Russia], nel 1760, la rinnovazione del trattato concluso nel 1746 con la Corte di Vienna, essa aveva già cominciato a scrivere: «Eli...» quando un'ape venne a posarsi sulla sua penna. Essa si fermò; e passarono sei mesi prima che si decidesse a finire il proprio nome. (parte prima, cap. 2, p. 46)
  • Caterina è entrata nella politica per mezzo dell'amore. Fu il suo destino d'unire perpetuamente questi due elementi in apparenza tanto opposti; fu arte, o fortuna sua, saper quasi sempre trar partito da una fusione a tanti altri nefasta. (parte seconda, cap. 1, p. 126)
  • Il futuro re di Polonia [Stanislao II Augusto Poniatowski] aveva allora ventidue anni. Dotato d'una fisionomia piacevole, non poteva rivaleggiare in bellezza con Sergio Saltykof[2]; ma era un gentiluomo compitissimo secondo la moda di allora: istruzione varia, abitudini raffinate, educazione cosmopolita, una verniciatura di filosofia, era insomma un campione perfetto della specie, ed era il primo che si offrisse alla curiosità di Caterina. Egli impersonava agli occhi di lei quella coltura di mente e quella vernice mondana di cui gli scritti di Voltaire e di M.me de Sévigné le avevano dato l'idea e il gusto passeggiero. (parte seconda, cap. 1, pp. 129-130)
  • [Poniatowski] Aveva viaggiato, aveva fatto parte a Parigi, di quella società brillante il sui sfoggio e il cui fascino s'imponevano all'Europa intera, come una regalità, la meno contestata, fin d'allora, fra tutte. Ne portava seco un'emanazione diretta. Ne aveva i meriti e le mende. Sapeva discorrere con brìo delle materie più astratte e toccare con garbo i soggetti più scabrosi. Era affar suo redigere un biglietto con galanteria e insinuare un madrigale in un discorso banale. (parte seconda, cap. 1, p. 130)
  • [Poniatowski] Possedeva l'arte di commuoversi a proposito. Era sensibile. Scopriva un lato romantico d'idee, che gli dava all'occasione un'apparenza avventurosa ed eroica, e celava sotto i fiori un temperamento secco e freddo, un egoismo imperturbabile, perfino un fondo di cinismo a tutta prova. Tutto, perfino una certa leggerezza di carattere, di cui ella si dimostrò sempre stranamente invaghita, per un'affinità misteriosa forse con la propria natura ferma e soda, si riuniva in lui per sedurre Caterina. (parte seconda, cap. 1, p. 130)
  • Malgrado il suo amore dell'ordine e perfino certe abitudini borghesi d'economia, Caterina fu, per tutta la sua vita, una prodiga. Il gusto per l'ostentazione la vinceva su tutto, e anche un certo modo di prospettarsi l'utilità di certe spese, che le abitudini mercenarie del suo paese nativo le avevano ficcato in testa e che l'esperienza acquisita nel nuovo ambiente in cui era destinata a vivere, non fece che sviluppare. La fede nell'onnipotenza della mancia fu una delle credenze a cui rimase più costantemente attaccata. (parte seconda, cap. 1, p. 133)

Note[modifica]

  1. Louis Charles Auguste Le Tonnelier, barone di Breteuil e di Preuilly (1730–1807), diplomatico e politico francese.
  2. Sergej Saltykov (1726–1765), amante di Caterina II.

Bibliografia[modifica]

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