Ken Rosewall

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Ken Rosewall nel 1970

Ken Rosewall (1934 – vivente), ex-tennista australiano.

Citazioni di Ken Rosewall[modifica]

  • L'unico rammarico è che la federazione internazionale avrebbe potuto accettare prima il professionismo. Quando passammo al professionismo nessuno di noi pensava che avrebbe potuto giocare di nuovo in Davis o negli Slam. Io almeno non lo credevo. Invece fra i 33 e i 39 anni credo di aver giocato il mio miglior tennis in assoluto.[1]
  • La cosa più interessante per me è studiare come un giocatore sviluppa il proprio gioco, e come si combinano stili diversi. Un po' quella che accadeva ai miei tempi: il mio tennis era molto meno aggressivo di quello di Rod Laver o Lew Hoad, quindi i nostri match erano molto gradevoli per il pubblico. Anche quest'anno qui agli Australian Open ho visto cose interessanti, ma se devo essere sincero questa superficie non mi piace molto, preferisco sempre la terra o l'erba. Credo che questo tipo di superficie abbia incoraggiato tutti i tennisti ad adottare più o meno lo stesso stile di gioco: grande potenza da fondo, poca "finesse", pochissime discese a rete.[1]
  • Non importano le ottime qualità di un giocatore: tutto è perso se la mente non controlla ogni movimento.[2]
  • Se ai nostri tempi ci avessero confinato in un'isola per sei mesi, senza campi da tennis, e poi ci avessero fatto disputare un torneo, Nicola ci avrebbe battuti tutti quanti.[3]
  • Sono stato fortunato ad evitare infortuni gravi. Forse era il modo in cui mi muovevo, molto leggero, sempre in equilibrio. In effetti sono fiero di come ho giocato nella seconda parte della mia carriera, da vecchio tennista... Ma era giusto prima che la rivoluzione dei materiali cambiasse volto a questo sport. Le racchette di legno erano pesanti, certo, ma non permettevano i movimenti rapidi e violenti che si vedono oggi, con queste nuove racchette così leggere. Allora non sarebbe stato possibile, quindi i gesti erano meno traumatici.[1]
  • Sono un mancino naturale, e a tennis giocavo da bimane, un po' con una e un po' con l'altra, fino a quando mio padre mi costrinse a scegliere, e allora scelsi la destra, perché così potevo colpire la palla più lontana dal corpo. Ma se avessi scelto la sinistra forse avrei avuto un servizio migliore, visto che il mio movimento naturale era mancino. Ma non ho mai giocato una partita da mancino.[1]

Citazioni su Ken Rosewall[modifica]

  • Era serio, Ken, infinitamente più serio di Hoad: l'unico suo difetto – a considerarlo tale – era proprio la gravità. Lo salvava il suo tennis. La perfezione di quei grandi rovesci simili a rasoiate diveniva spesso così assoluta, che si era costretti a sorridere. Quello che non concedeva di sé, Ken lo offriva con i suoi colpi, con esecuzioni tanto immacolate da illuminare i suoi match di una luce bianchissima, un tocco di perfezione geometrica simile alle note di Mozart. (Gianni Clerici)
  • Ken è tutto raggrinzito, trascina i piedi, sembra un povero pensionato. Come gli date una racchetta e lo spingete su un campo, qualcosa gli si accende dentro. Prende a scattare come un ragazzino, e ognitanto mi capita di perdere un punto perché sono rimasto ad ammirare quello che ha inventato. (Peter Fleming)
  • Ma mi piace ricordare soprattutto Ken Rosewall: aveva una classe infinita. Giocava senza fare fatica, una fluidità straordinaria. (Ubaldo Scanagatta)
  • Se avessi avuto la possibilità di scegliere un modello e di realizzare il sogno di giocare come lui, non avrei avuto esitazioni: avrei voluto giocare come Ken Rosewall. (Rino Tommasi)

Note[modifica]

  1. a b c d Dall'intervista di Stefano Semeraro, Rosewall: "Le racchette di legno mi hanno allungato la carriera", LaStampa.it, 14 maggio 2011.
  2. Citato in Enos Mantoani, In odor di GOAT: Ken Rosewall, Ubitennis.com, 26 luglio 2011.
  3. Citato in Pietro Farro, Il tennis è un grattacielo: storie in punta di racchetta, Effepi Libri, 2005, p. 17. ISBN 88-6002-001-8

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