Khalifa Belqasim Haftar

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Khalifa Belqasim Haftar

Khalīfa Belqāsim Ḥaftar (1958 – vivente), generale e politico libico.

Citazioni di Khalīfa Belqāsim Ḥaftar[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • L'importante è che il parlamento libico lasci Tobruk e torni a lavorare nella città liberata dalle milizie islamiche. Il mio compito è di portarcelo.[1]
  • Il parlamento a Tobruk è quello eletto dal popolo. Quella di Tripoli è un'assemblea illegale e islamista che vuole portare indietro la storia. Ma la vera minaccia sono i fondamentalisti che cercano d'imporre ovunque la loro volontà. Tripoli s'affida a loro, lascia che combattano contro di noi a Bengasi. Ansar al Sharia usa la spada in tutto il mondo arabo ed è appena finita nella lista Onu del terrorismo. Se prende il potere qui, la minaccia arriverà da voi in Europa. Nelle vostre case.[1]
  • Combatto il terrorismo nell'interesse del mondo intero. La prima linea passa per la Siria, per l'Iraq. E per la Libia. Gli europei non capiscono la catastrofe che si rischia da questa parte di Mediterraneo. Attraverso l'immigrazione illegale, ci arrivano jihadisti turchi, egiziani, algerini, sudanesi. Tutti fedeli ad Ansar al Sharia o all'Isis: quanti italiani sanno che davanti a casa loro, a Derna, è stato proclamato il califfato e si tagliano le teste? L'Europa deve svegliarsi.[1]
  • [Su Mu'ammar Gheddafi.] Io ero molto amico suo. L'ho aiutato a salire al potere nel 1969, gli ho insegnato molte cose militari. Poi mi sono distaccato e non lo volevo più al potere, ma non mi è piaciuto com'è stato eliminato. In quel modo barbaro. Senza un processo, che invece sarebbe stato un esempio da dare al mondo. Ci sono popoli che non hanno un leader e ci sono leader che non hanno un popolo: l'avessimo processato, avrei voluto chiedergli perché aveva rinunciato al popolo.[1]
  • In Libia molti mi amano. Ma tengo sempre a mente che un leader dev'essere come un genitore o un buon insegnante: si fa rispettare, senza seminare il terrore.[1]
  • A Renzi chiedo di convincere la comunità internazionale a rimuovere l'embargo sulle armi e di aiutarci a combattere per una Libia libera dagli estremisti. È decisivo anche per l'Italia: se dovesse vincere l'Isis sarebbe a rischio la vostra sicurezza.[2]
  • In Italia so che siete molto preoccupati per il fenomeno dell'immigrazione clandestina, che in questo momento non siamo in grado di controllare visto che gli estremisti utilizzano il traffico di essere umani per finanziarsi. Vorremmo che venissero rispettati e rinvigoriti i vecchi accordi ora in disuso, ma perché accada serve l'intervento rapido della comunità internazionale a sostegno del governo legittimo di Tobruk.[2]
  • Siamo un popolo orgoglioso, possiamo anche combattere questa guerra a mani nude, ma Qatar, Turchia e Sudan stanno aiutando gli estremisti [le milizie filo-islamiste basate a Tripoli], con armi e finanziamenti. Anche se siamo sicuri che siano pilotati da altre potenze straniere. È importante che si sappia che voltata questa pagina ci ricorderemo molto bene chi ci è stato vicino e chi invece si è voltato dall'altra parte. [La Libia] è un paese ricco di risorse e in base a quanto accadrà e a chi sosterrà il governo eletto democraticamente, decideremo noi con chi condividere questa ricchezza.[2]
  • Sono una pianta marcia che va estirpata, la Fratellanza Musulmana sembra moderata, ma nei fatti è dietro a tutti gli attacchi terroristici nel mondo.[3]
  • non ho tempo da perdere con le Nazioni Unite. Non m'importa nulla delle decisioni del Gna[4], le sue decisioni sono solo pezzi di carta. Non penso che questa soluzione [del Governo di accordo nazionale] imposta dall'Onu avrà successo.[3]

Note[modifica]

  1. a b c d e Dall'intervista di Francesco Battisitini, «Combatto il terrorismo anche per voi: se vince in Libia arriva in Italia», Corriere.it, 28 novembre 2014.
  2. a b c Citato in Libia, Haftar a Renzi: rimuovere l'embargo sulle armi. Stop dell'Onu, Il Sole 24 ore.it, 10 marzo 2015.
  3. a b Dall'intervista rilasciata a Libya al Hadath; citato in Vincenzo Nigro, Libia, il generale Haftar: "Non riconosco il governo di Tripoli", Repubblica.it, 18 maggio 2016.
  4. Il Governo di accordo nazionale presieduto da Fayez al-Sarraj

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