Lê Quý Đôn

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Statua raffigurante Lê Quý Đôn

Lê Quý Đôn (1726 − 1784), filosofo, poeta, enciclopedista e funzionario governativo vietnamita.

Citato in Alessandro Bausani, Le letterature del Sud-Est asiatico[modifica]

  • La storia dice (Truyên rǎng) che certe fanciulle disprezzano le risaie e gli stagni per bramare solamente il pennello e il calamaio del letterato.
    Ma si è anche accertato (Kim khao) che migliaia di fanciulle rimproverano al letterato d'avere una lunga schiena che reclama molta stoffa[1] e di riposarsi senza far niente dopo avere ben mangiato. Che cosa ha dunque il letterato per sedurvi?[2] (pp. 222-223)
  • [...] il letterato non ha da temere la povertà, perché il calamaio gli fa da risaia e il pennello gli fa da foreste. (pp. 223-224)
  • Noi, fanciulle dalle guance lucenti di rosa e dai denti brillanti di lacca[3], vogliamo non solamente aver l'onore di esser spose di letterati, ma anche giungere a un amore meraviglioso come quello che unisce la fenice maschio alla fenice femmina. Non andrebbero forse perduti i nostri sforzi per farci belle se lasciassimo il gufo posarsi sul ramo di albicocco? (p. 223)
  • Da sempre si è ammesso che il letterato stia avanti al contadino. D'altra parte il contadino dalle mani e dai piedi sporchi di fango è di natura grossolana. Come potremmo noi, con la grazia dei nostri reggiseni rossi e dei nostri turbanti rosa abbassarci a portare il suo sacco e la sua zucca, lasciando così che la polvere rovini la perla?
    Ma il letterato la cui bocca parla oro e le cui viscere sono piene di sapienza magnifica come broccato, affascina per la sua eleganza. Se noi, con le nostre labbra vermiglie e le nostre guance incipriate, potessimo aiutarlo ad acconciarsi la veste o a indossare il turbante, saremmo soddisfatte che la fenice si posi sul platano. (p. 224)
  • Conoscendo a memoria i libri classici, il letterato possiede la capacità di assicurare al paese prosperità e pace. La sua lunga schiena che reclama tanta stoffa non mancherà di tessuti di broccato, né di cintole d'oro.
    Essendo pieno di talenti, il letterato attende solo il momento in cui il drago potrà svolazzare fra le nubi. Gli si rimprovera di non far nulla dopo aver ben mangiato, ma in quel momento egli avrà a sua disposizione il riso del principe e il palanchino d'oro. Gli specchi celesti[4] brilleranno in tutto il loro splendore per illuminare i nostri palazzi scintillanti d'oro e di diamanti. La generosità reale, con munifica grazia, ci accorderà broccato e oro in abbondanza. [...] Direte ancora che il letterato non ha nulla di seducente? (p. 225)

Note[modifica]

  1. Lo stesso tema ricorre anche in canzoni popolari vietnamite, probabile fonte di ispirazione per l'autore. Cfr. Le letterature del Sud-est asiatico, nota a p. 222.
  2. Dalla traccia di un "tema" (câu hoi: quesito) d'esame per funzionari. L'autore imita con accuratezza, ma in chiave di divertimento giocoso sia la traccia che il suo svolgimento (bai lam). Cfr. Le letterature del Sud-est asiatico, p. 221.
  3. Antico uso, praticato anche in altri paesi d'Indocina e d'Indonesia, di tingersi i denti in lacca nera. Cfr. Le letterature del Sud-est asiatico nota a p. 223.
  4. Luna e sole. Cfr. Le letterature del Sud-est asiatico, nota a p. 225.

Bibliografia[modifica]

  • Alessandro Bausani, Le letterature del Sud-est asiatico, Sansoni-Accademia, Firenze-Milano, 1970.

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