La ballata del cavallo bianco

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Gilbert Keith Chesterton.

Il cavallo bianco

La ballata del cavallo bianco è un poema scritto da Gilbert Keith Chesterton.

Prefazione[modifica]

  • Il valore fondamentale della leggenda è di fondere i secoli preservando il senso, quasi per osservare tutte le epoche in uno scorcio d'effetto.
  • Così si usa la tradizione: per proiettare la visione della storia come in un telescopio.

Dedica[modifica]

  • Signora, con un piccolo lume | scrutiamo dal ciglio di Alfred, | e sappiamo che vide, in mezzo al naufragio, | il segno che pende dal tuo collo, | dove Uno più di Melchizedek | morì e non muore mai. | Dunque, consegno queste rime a te | che hai messo la croce nelle mie mani, | da allora su di te, fiamma senza macchia, | vidi il segno che vide Guthrum, | quando lasciò affondare le navi dal terrore | e fu pace di nuovo tra le acque. (p. 27, 2011)
  • Ricordi quando c'incamminammo, | ombre di drago riflesse nella luna, | e fra le tinte di fuoco della notte | fummo dove combatterono la battaglia ignota | e vedemmo i tronchi anneriti dove eruppe la furia, | un rovo nero sopra Ethandune? | Ed io pensai: "Camminerò con te, | come l'uomo cammina accanto a Dio, | un ramingo che segue una stella vagante, | il cuore vagante di tutto ciò che esiste, | la croce ardente dell'amore e della guerra | che, come te, va avanti". (p. 27, 2011)

Incipit[modifica]

Prima che la stirpe degli dèi
avesse visto trascorrere la sua alba,
nella Valle del Cavallo Bianco
il Cavallo Bianco affiorò dall'erba.

Prima che la stirpe dei padri degli dèi
avesse bevuto a sazietà fino all'alba,
nella Valle del Cavallo Bianco
il Cavallo Bianco imbianchiva sul colle.

Era dopo era sulla terra di Britannia,
trascorso un eone dopo l'altro,
fu pace e guerra nelle terre dell'Ovest,
e il Cavallo Bianco guardava.

Libro I – La visione del Re[modifica]

  • E la morte raggiunse l'Imperatore | e la notte scese sul Papa: | e Alfred, chinato tra l'erba alta, | fortificò il suo cuore con la speranza. (p. 31, 2011)
  • Ma in nome di questa piccola terra, | di questo piccolo paese che conosco, | chiedo se ciò che è ora, sarà per sempre, | o se i nostri cuori si spezzeranno lieti, | vedendo alla fine il nemico fuggire? (p. 37, 2011)
  • Le porte del cielo sono solo socchiuse, | noi non sorvegliamo il nostro premio, | il più rozzo villano può facilmente | entrare silenzioso e veloce | e arrivare dritto fino a me. | Il passo di una giovane fanciulla, | in disparte con i suoi pensieri, | può vincere la guardia dei Tre Re | e vedere l'amato e tremendo segreto | che custodisco nel mio cuore. | Ogni uomo semplice che passi sui campi | nell'ombra che segue il tramonto | può ascoltare tra una stella e l'altra, | dall'uscio socchiuso dell'oscurità scesa, | il concilio, più antico di tutto ciò che esiste, | e i discorsi di colui che è Uno e Trino. | Le porte del cielo sono solo socchiuse, | noi non sorvegliamo il nostro oro, | l'uomo può indagare l'origine del mondo | o leggere il nome del peccato senza nome; | ma se egli fallirà o vincerà | a nessun uomo saggio può essere detto. (pp. 37-38, 2011)
  • Gli uomini dell'Est scrutano le stelle, | per segnare gli eventi e i trionfi, | ma gli uomini segnati dalla croce di Cristo | vanno lieti nel buio. | Gli uomini dell'Est studiano le pergamene, | per conoscere i destini e la fama, | ma gli uomini che hanno bevuto il sangue di Cristo | vanno cantando di fronte le ingiurie. (p. 38, 2011)
  • La notte sarà tre volte più buia su di te | e il cielo diventerà un manto d'acciaio. | Sai provar gioia senza un motivo, | dimmi, hai fede senza una speranza? (p. 39, 2011)

Libro II – L'adunata dei capi[modifica]

  • Ma dalla bocca della Madre di Dio | ho visto splendere la verità come un fuoco. (p. 47, 2011)
  • La sua arpa era intarsiata finemente, | la sua spada pronta e tagliente, | ed egli gioiva quando brandiva la spada, | era triste quando suonava l'arpa. | Perché il grande popolo d'Irlanda | è quello degli uomini che Dio ha creati pazzi, | perché le loro guerre sono inni di gioia | e tutte le loro canzoni sono tristi. (pp. 49-50, 2011)

Libro III – L'arpa di Alfred[modifica]

Alfred suona con l'arpa al Campo dei Danesi
  • Su di voi è caduta l'ombra, | ma non è caduta sul Verbo; | anche se noi siamo dispersi e fuggiamo | e voi incombete su di noi come il cielo, | voi siete stanchi di vittorie molto più | di quanto noi lo siamo di vergogne. | Sebbene voi diate la caccia ai Cristiani | come lepri sulla collina, | la lepre ha molta più voglia di correre | di quanta ne abbiate voi di inseguirla. | Sebbene tutte le lance si spezzino di fronte a voi | e tutte le spade siano impugnate invano, | noi abbiamo molta più brama di fallire di nuovo | di quanta ne abbiate voi di vincere di nuovo. (pp. 66-67, 2011)
  • I nostri monaci vanno col saio sotto la pioggia e la neve, | ma dentro il cuore brucia il fuoco, | mentre voi andate agghindati alle feste e tra le fiamme, | ma dentro è il ghiaccio ovunque; | e anche le tragedie inesorabili non renderanno muti | gli uomini che incessantemente domandano, | a meno che non sia meglio digiunare in tempo di gioia, | piuttosto che far festa in tempo di miseria. (p. 67, 2011)
  • "Prima che la triste stirpe dei padri dei vostri dèi | vedesse trascorrere la sua triste alba, | il Cavallo Bianco della Valle del Cavallo Bianco, | che voi avete lasciato coprire e sparire, | affiorò dall'erba. | Dunque la vostra fine è su di voi, | è su di voi e sui vostri re, | non a causa di un fuoco nella palude di Ely | non perché i vostri dèi sono nove o dieci, | ma perché solo agli uomini cristiani | è dato custodire anche il mondo dei pagani. | Perché il nostro Dio ha benedetto la creazione | chiamandola 'buona'. So bene | che lo spirito a cui ciecamente vi siete legati | ha benedetto con le sue mani la distruzione; | eppure, in nome della morte di Dio, le stelle splenderanno | e le mele continueranno a maturare". (p. 67-68, 2011)

Libro IV – La donna nella foresta[modifica]

Alfred sorveglia la torta della donna
  • Alfred, chinandosi faticosamente, | si sedette presso il fuoco per sorvegliarlo, | e come la donna si era impietosita di lui, | così lui si mosse a pietà di lei. | E pregava: "O grande cuore nella notte, | raggio che sorgi in mezzo al buio, | la penombra sparirà e sorgerà il mattino | e niente di tutto questo capiterà a lei, | fino a quando Dio sconvolgerà il mondo | e tutti gli ultimi saranno i primi. | E Dio, insieme al popolo che lo serve, | ha condiviso la Sua legge tremenda: | non si è fatto servo anch'Egli, | non è stato anch'Egli dimenticato? | Non fu forse Dio il mio giardiniere, | silenzioso come un servo, | che fece crescre le querce sulle alture | e riempì di piante i nostri cimiteri? | E non fu forse Dio il mio armaiolo, | scrupoloso e senza compenso, | che saldò il mio teschio come un elmo | e delle costole fece il mio usbergo? | Non fu forse il grande servo canuto | dei miei antenati e mio, | che costruì questo teatro di pini, | che allevò il pollame e maturò le vigne, | che lavorò, passò e non lasciò altra traccia | se non misericordia e mistero?" (p. 73, 2011)
  • Ma in questo grigio mattino della vita, | a volte giunge alla mente | una piccola luce che scintilla e vola, | come una stella che ondeggia nel vento. | Una stella che giunge dall'ignoto, senza nome, | una luce che guizza e volteggia, | e grida che, circondati da siepi o dall'alto di una collina, | persino sulla terra, alla fine può essere il peggio | quando si affrontano i signori del male. | È un bagliore che danza, il fremito di una stella, | che l'onda di un arido vento spinge e fa girare, | ma sembra che essa canti di una virtù impavida, | di un tempo che non ha potere sulla morte e sulla vita, | e canta che il regno dei poveri sulla terra | verrà, come accade in cielo. (p. 74, 2011)

Libro V – Ethandune: il primo attacco[modifica]

  • "O, cari compagni di bevute, | ragazzi del mio albero di mele, | il mondo si fa greve e imprevedibile, | uomini saggi vi governeranno | e voi piagerete per me. | Portatemi dalle mie mandrie, | presso i campi della mia tenuta; | là, dove il mio cane guairà per me | e i miei amici si inginocchieranno, | e dove nemici, caduti sotto i miei colpi, | non mi hanno mai augurato il male." (p. 86)
  • "Seppellitemi là dove morirò" disse, | "sia che cada per primo o per ultimo, | se cadrò tra i sassi durante il primo attacco | o se morirò presso le mura di Wantage; | non sollevate la mia testa dalla terra insanguinata, | non portate a casa il mio corpo, | poiché tutto il mondo è terra di Roma | e, dunque, io morirò a Roma". (p. 88, 2011)
  • E il re disse: "Ora prendi la mia spada, | tu che hai fatto divampare il fuoco, | perché questo è il modo dei Cristiani, | la tempra del guerriero come quella del prete: | lanciare i propri cuori oltre le certezze, | per guadagnare ciò che il cuore desidera. | Puoi giurare fedeltà ad un'accolita di monaci, | o di fronte ad una moglie graziosa, | ma questo è il modo dei Cristiani: | che il loro giuramente duri fino alla morte. | Perché l'Amore stesso, nostro Signore, alla fine del mondo, | sarà seduto in trono su un cavallo rosso, | con un elmo d'ottone ed un arco di ferro, | ma avrà una freccia sola. | L'Amore, con lo scudo del Cuore Spezzato, | tende sempre il suo arco, | un solo dardo per un solo premio, | ed il colpo finae, che parte e vola, | giunge come il tuono che spacca il cielo | e ha il suono di anime straziate. | E così tu meriti la spada del re, | tu che hai lanciato via la tua spada". (p. 93, 2011)

Libro VII – L'assalto finale[modifica]

  • Lontano, sul fianco solitario del Cavallo Bianco | un bambino tranquillo e solo | giocava con poco mentre passavano le ore | e pazientemente strappava l'erba, | pazientemente spostava una pietra. | Ai piedi del pendio verde da sempre, | dove il gesso lambiva il manto erboso, | il bambino giocava, solo, divino, | come un bambino gioca sulla linea di confine | che separa la sabbia e la schiuma. | Poiché egli stava su un confine supremo | troppo semplice da comprendere, | avendo negli occhi quel mattino misterioso | in cui il Padre separò il mare | con fragore, dalla terra. | Per ore, lunghe nell'infanzia come giorni, | egli costruì una torre invano – | mise una pietra sull'altra per costruire un paese, | e continuamente le pietre cadevano, | e lui le metteva di nuovo una sull'altra. | I re porporati sulle torri di guerra | e i santi sulle guglie gotiche, | e gli eremiti sulle vette innevate, | e gli eroi sopra le proprie pire, | e i patrioti che cavalcano regalmente, | tutto questo distruggeva quel paese traballante: | mani protese, e voracità e ambizione, | che tentano di salire sempre più in alto; | il bambino che il Tempo non può stancare, | continua a cantare sul fianco del Cavallo Bianco. | E questa era la potenza di Alfred, | alla fine del suo cammino; | tra questi combattenti, saggi o selvaggi, | egli era il meno distante da quel bambino, | che ammucchiava pietre tutto il giorno. (pp. 109-110, 2011)
  • E come un bambino i cui mattoni crollano | si mette a sistemarli ancora e ancora, | vennero crolli e scrosci infuocati, | col tempo, che gira come una ruota, | e accovacciatosi tra le ginestre e le felci | egli cominciò la sua vita una volta di più. | Sciolse dal collo il suo corno d'avorio | e rise; ma non con arroganza: | "Finisce la battaglia di Ethandune | con il soffio di un corno". (pp. 110-111, 2011)
  • Ditemi se è meglio | essere colpiti dai pali danesi, | essere stanati dentro un fossato fortificato, | e braccati come una strega che urla, | magari attendere la morte nascosti? | Oppure, che prima del canto del gallo, | tutti noi, un migliaio di uomini tenaci, | scendiamo la scura strada verso la casa di Dio, | intonando un canto del Wessex? | Rendersi schiavi ad una razza di schiavi, | ubriacarsi di infamia? | No, fratelli, se permettete, io penso | che la morte sia una birra migliore, | e per tutte le stelle di Cristo che affondano, | i Danesi la berranno con me. | Invecchiare tra le paure in una terra conquistata, | con il sole stesso spodestato, | vedere gli alberi incurvarsi e le bestie abortire? – | La morte è una birra migliore, | e per l'ombra della Morte sul mattone caduto, | questo fiasco continuerà a girare. | Sebbene tutti i paladini siano morti, | e la gloria li abbia tra i suoi, | sebbene tutti i vostri irruenti cavalieri | siano morti con onore in mezzo ai Danesi, | finché un solo uomo resta, resta una grande guerra: | ora è la guerra degli uomini. (pp. 112-113, 2011)

Libro VIII – La cura del cavallo[modifica]

  • "Sebbene abbia affidato questa terra a Nostra Signora, | che mi aiutò ad Athelney, | sebbene non esistano alberi più maestosi, | prati più rigogliosi e colline più serene | di quelli del giardino della Madre di Dio, | tra la riva del Tamigi ed il mare, | so che anche lì le erbacce attecchiranno | più in fretta di quanto possiamo bruciarle; | e sebbene essi vaghino e si disperdano, | tra molti secoli, tristi e lenti, | – io ho una visione – io so | che i pagani ritorneranno. | Essi non verranno su navi da guerra, | non devasteranno col fuoco, | ma i libri saranno il loro unico cibo, | e con le mani impugneranno l'inchiostro. | Non con lo spirito dei cacciatori | o con la feroce destrezza del guerriero, | ma mettendo a posto ogni cosa con parole morte, | ridurrano le bestie e gli uccelli a burattini | ed il vento e le stelle ad una ruota che gira. | Avranno l'aspetto mite dei monaci, | pieni di fogli e di penne; | e voi guarderete alle vostre spalle ammirando | e desiderando un giorno come quelli di Alfred, | in cui, almeno, i pagani erano uomini. | Il caro sole rimpicciolito tra soli spaventosi, | come fiori superbi sul loro stelo, | la terra smarrita e piccola come un chicco, | tra le selve immense del cielo profondo, | – queste saranno le piccole erbacce che vedrete | strisciare, coprendo il gesso. | Ma se anche calpesteranno il mare santo di Maria, | e ruberanno le ali di San Michele – | se anche racconteranno meraviglie, | più grandi di quelle che Virgilio | creò per l'imperatore romano; | voi li riconoscerete da questi segni: | lo spezzarsi della spada, | e l'uomo che non è più un cavaliere libero, | capace di amare o di odiare il suo signore. | Sì, questo sarà il loro segno: | il segno del fuoco che si spegne, | e l'Uomo trasformato in uno sciocco, | che non sa chi è il suo signore. | Anche se arriveranno con carta e penna | e avranno l'aspetto serio e pulito dei chierici, | da questo segno li riconoscerete, | dalla rovina e dal buio che portano; | da masse di uomini devoti al Nulla, | diventati schiavi senza un padrone, | da un cieco e remissivo mondo idiota, | troppo cieco per essere disprezzato; | dal terrore e da storie crudeli | di una macchia segnata nelle ossa e nella stirpe, | dalla vittoria dell'ignavia e della superstizione, | maledette fin dal principio, | dalla presenza di peccatori, | che negano l'esistenza del peccato; | da questa rovina silenziosa, | dalla vita considerata una pozza di fango, | da un cuore spezzato nel seno del mondo, | dal desiderio che si spegne nel mondo; | dall'onta scesa su Dio e sull'uomo, | dalla morte e dalla vita rese un nulla, | riconoscerete gli antichi barbari, | saprete che i barbari sono tornati. | Quando si fa un gran parlare di moda e correnti, | e di saggezza e destino, | date il benvenuto all'idolatria che non muore, | che è più triste del mare. | Come gli uomini potranno sconfiggerla, | o se la Croce si innalzerà di nuovo | con la carità o con la cavalleria, | la mia visione non lo dice; e io non vedo altro; | ma ora, pur nel dubbio, cavalco | verso la battaglia sulla pianura." (pp. 133-135, 2011)

Bibliografia[modifica]

  • Gilbert Keith Chesterton, La ballata del cavallo bianco, Raffaelli Editore, Seconda Edizione 2011, a cura di Annalisa Teggi e Marco Antonellini, postfazione di Marica Ferri.