La città delle donne

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La città delle donne

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Titolo originale

La città delle donne

Lingua originale italiano
Paese Francia, Italia
Anno 1980
Genere commedia, fantastico, drammatico, erotico, grottesco
Regia Federico Fellini
Soggetto Bernardino Zapponi, Federico Fellini
Sceneggiatura Federico Fellini, Ermanno Cavazzoni, Brunello Rondi
Produttore Daniel Toscan du Plantier
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Note

La città delle donne, film del 1980 con Marcello Mastroianni, regia di Federico Fellini.

Frasi[modifica]

  • Dov'è andata la bambina, adesso? Ah, eccola là! [Marcello inizia a correre] Smic, smac, smic, smac, smic, smac, smic, smac, smic. (Marcello)
  • Mah... chissà perché continuo a comportarmi da sciocchino? | Alla mia età. Adesso solo, senza viveri in questa foresta sconosciuta. Mmm...vecchio Snàporaz, why you are so incorregible? [perché sei così incorreggibile?] No rispost. (Marcello)
  • Tutte le donne sono giovani, tutte le donne sono belle, tutte le donne hanno vent'anni! (Femminista 3)
  • Ancora una volta siamo state ingannate. In modo subdolo, come nel suo stile. Siamo state generose, accoglienti, materne. Abbiamo parlato, discusso, cantato, esibito i nostri riti, anche più ingenui senza ritegno, senza femminili pudori nell'assurda speranza di far capire a chi non può capire e non vuole capire quanta importante, quanta autenticità, quanto amore, quanta vita c'è stata tolta. E' stato tutto inutile. (donna sul treno)
  • Gli occhi di quest'uomo sono gli occhi di sempre che deformano tutto ciò che vedono nello specchio della derisione e della beffa. Il mascalzone è sempre lo stesso. Noi donne siamo solo dei pretesti per permettergli di raccontare ancora una volta il suo bestiario, il suo circo, il suo avanspettacolo nevrotico e noi lì a fare da pagliacce, da baiadère, da maschiacce a far spettacolo per lui con la nostra passione, la nostra sofferenza. Questo lugubre, cupo, stremato califfo sappia una volta per tutte che noi non siamo marziane. Vogliamo abitare la terra! Questa terra ma non più per fare da concime come avviene da quattromila anni. Non ci conosci e non vuoi conoscerci ma questo sarà il suo errore mortale, perché rinchiuse nel buio del suo harem o isolate nei nostri ghetti miserabili lussureggianti, abbiamo avuto il tempo di spiarlo, di osservarlo il nostro carceriere, il nostro padrone. (donna sul treno)
  • Il mascalzone è sempre lo stesso. Dice davvero, Signore? Non è cambiato affatto. Perché dovrebbe? Per diventare chi, poi... (Marcello)
  • Cosa ci siamo detti d'importante in tanti anni io e te? Niente. Mai...mai niente. Solo quando sei lontano. Quando non ci sei, ti viene voglia di telefonarmi, di parlare, di cercarmi. Il tuo rifugio. Ma io non sono nata per essere il tuo rifugio. E' troppo poco, non mi basta più. Hai già avuto una madre per questo. E io non sono tua madre, no! (Elena)
  • Potresti ancora fare qualcosa, se tu lo volessi. Non credi che siamo troppo vecchi per essere di nuovo giovani, io e te. (Elena)
  • Spegnete tutto, chiudete tutto, questa casa è deserta. (dott. Xavier Katzone)
  • Questa è la camera dei nonni dei nonni. Bisogna sempre che ci dormi qualcuno, altrimenti vengono loro. Ma con la cipolla sotto il cuscino, dormi tranquillo fino al mattino [...] Con tre mele sotto il letto, dalle voci sei protetto. (Femminista 4)
  • Perché stai curiosando in un mondo che ti sfugge, che non ti appartiene? (donna dell'interrogatorio)
  • Capi d'accusa: non risponde alla domanda "Perché sei qui?" Non risponde alla domanda: "Come mai hai deciso di nascere maschio?" Non ha risposto all'invito di dire quello che sa. Non trova la via d'uscita. Non si è mai dato, abbandonato, fidato. Non è in grado di fornire un perfetto piacere sessuale alla donna. Non distingue. Non riconosce la sua componente femminile. Fa sempre le stesse cose. Porta i calzini a letto. Fa finta di niente. Colpevole di non guardare. Colpevole di autocompiacimento. Si compatisce. Non sa uscire da questa storia. Teme di concludere. Sta sempre zitto. Parla troppo. Colpevole di sentirsi colpevole. Si prende sempre sul serio. Colpevole di culità maniacale. Ha i peli. Non sa cosa significa sentirsi occupato da un'unica donna. Continua ad illudersi che esista una sola ed unica ideale donna. Crede nell'inferiorità mentale della donna. Considera la donna un essere superiore. Vuol scoprire l'altra faccia della luna. Non è libero. Non sa giustificare la sua aggressività, volgarità, spudoratezza nella visione della donna. Si sente solo. Nessuno è il suo tipo. Si crede protagonista. Continua a scappare. Non si rassegna. Ha la presunzione di cercare ancora. Abitudinario, borghese, moralista, maschio, frocio. Non vuol mai sentirsi rifiutato. E' un tacchino. Ha paura. Non si accontenta mai. Respira male. Non vuol crescere. Non sa cucinare. Sta in piedi. (donna incappucciata)
  • Mi è apparso di sentire una voce. Una voce che conosco. Vecchio Snàporaz, coraggio! Andiamo a vedere. E' troppo tardi ormai per ritirarsi. Smic, smac, smic, smac, smic, smac. (Marcello)
  • E se ci fossi davvero, cosa saresti per me? Un premio? Una punizione? Ah, lasciami andare via. Sii generosa, ti prego. Toglimi da questa situazione ridicola. Cosa puoi aspettarti da me ormai, non mi servi a niente, io non ti servo a niente. Forse sei qualcuna che ho già incontrato e non ho saputo riconoscere. Il primo amore? Ma, no. Dovresti essere una nuova, una mai vista. Mai incontrata. Una che nasce da me come una volta. Io sono nato da... vi prego, vi scongiuro. Se ci sei, devi esserci, mostrati! Ora sono io che ho bisogno di te, devi apparirmi! Posso fare così: chiudo li occhi e conto fino a sette. D'altra parte bisogna finirla in qualche modo. Ecco e quando li riapro tu devi essermi vicino. Allora, allora io... comincio. (Marcello)

Dialoghi[modifica]

  • Donna sul treno: Lei è sposato?
    Marcello: No! Cioè sì, insomma voglio dire una volta sola, ecco.
  • Femminista 1: Che vuol dire fellatio?
    Femminista 2: Eh ma che testa c'hai... pruf e leggi Catullo, figlia mia.
  • Femministe: Matrimonio, manicomio, matrimonio, manicomio,
    Marcello: Matrimonio, manicomio. Sì brave, bravissime! Sono d'accordo. Matrimonio, manicomio.

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