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Leone Carpi

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Del riordinamento amministrativo del regno e del sistema proposto dal Ministro dell'Interno nel suo discorso inaugurale dei lavori della commissione speciale presso il Consiglio di Stato. Considerazioni di Leone Carpi, 1860

Leone Carpi (1810 – 1898), economista, politico e giornalista italiano.

Il risorgimento italiano

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Volume I

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  • [Aurelio Saffi] Mite d'animo e ossequente alle persone nella mutua cortesia dei contatti sociali, insorge e si adira contro chi usa modi insolenti e villani; e quando per impeto momentaneo ha ecceduto dalla sua parte, confessa schiettamente il suo torto. (vol. I, p. 418)
  • [...] per le doti sublimi di mente e di cuore, e per i travagli da lui durati al riscatto della comune patria, e per i suoi generosi e perseveranti conati intesi alla emancipazione delle infime classi sociali, il Saffi viene considerato come una delle più splendide e nobili figure dell'epoca attuale. (vol. I, p. 418)
  • Per le sue opinioni, il generale Menabrea appartiene al partito monarchico-costituzionale, e considera la monarchia come l'ancora di salute per l'Italia, senza la quale questa cadrebbe nel federalismo e si sfascerebbe. Egli reputa la rivoluzione che costituì l'unità d'Italia come una delle fasi più notevoli della storia dell'umanità. (vol. I, p. 437)
  • La religione liberamente praticata, e non disgiunta dalla libertà di coscienza, è, pel Generale [Menabrea], un elemento necessario dell'ordine sociale; ma egli crede che un Governo del Clero sia incompatibile coll'ordine di cose della società moderna, e come fatale al sentimento religioso stesso. (vol. I, p. 437)

Volume II

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  • [...] ciò che recò più onore all'ingegno del ministro Manna, fu il progetto di legge per la istituzione della Banca d'Italia, la quale, con la pluralità delle sue sedi e succursali, con la varietà delle sue rappresentanze amministrative, con la vasta diffusione del credito e col biglietto unico, avrebbe creato un ordine di cose da conseguire ad un tempo l'unità di emissione e la pluralità delle Banche nel modo più soddisfacente. Ma nel Senato del Regno il progetto di legge venne aspramente combattuto, e poscia subì radicali modificazioni da non parere più quello di prima, e questo fu un danno gravissimo, perché l'ordinamento bancario ideato dal Manna avrebbe risparmiato all'Italia i mali che si verificarono in seguito ed evitato la confusione babelica che dura tuttora intorno al regime bancario. (vol. II, p. 179)
  • [...] il Manna ebbe in dono dal cielo non solo l'ingegno bellissimo, ma un cuore affettuoso, l'animo gentile, una natura mite e inclinevole ad ogni virtù, ad ogni opera bella. Sul letto dei suoi dolori spesso guardando in taccia alla moglie, ai figliuoli, agli amici intimi, gli occhi gli si velavano di lagrime, e si adoperava a nasconderle per non affliggere i suoi cari. Non obliò mai la patria, e in quelle estreme e dolorose condizioni spesso diceva agli amici: L'unica cosa che può e dee compiere i destini d'Italia è la concordia degli animi; ma per esser concordi dobbiamo tollerare a vicenda le nostre opinioni e i nostri difetti.
    E con questi sentimenti addì 23 luglio del 1865 spirò l'anima bella di Giovanni Manna! (vol. II, p. 185)
  • [Giovanni Lanza] Alieno da qualsiasi forma di municipalismo, egli aveva compreso la missione egemonica del Piemonte, che altri chiamò la politica del carciofo, ma racchiudeva l'alto e grandioso concetto della comune Patria Italiana.
    Fu deputato diligente, assiduo, zelante; senz'essere un oratore eloquente, fu parlatore franco, chiaro, assennato, efficace; debatter alla maniera inglese, di cui Cavour fu il capo-scuola nel Parlamento subalpino, e che è all'altro polo dell'eloquenza tribunizia e talvolta ciceroniana di Angelo Brofferio, e della magniloquenza di Terenzio Mamiani. (vol. II, pp. 315-316)
  • In Lanza la parola nuda e disadorna rispecchiava l'onestà limpida e la convinzione sincera in una coscienza penetrata, che non cerca le grazie femminee, né fiori né fronde nei giardini d'Arcadia, ma stringe fatti maschi e ragioni sode.
    In lui si poteva dire che il vir probus vinceva il dicendi peritus, sebbene quello non basti talvolta a farsi ascoltare con deferenza da Camere nervose, giovanili, impressionabili, imaginose, distratte. (vol. II, p. 316)
  • [Luigi Luzzatti] Valoroso cultore delle belle lettere, egli sa vestire le austere concezioni dello scienziato di una forma venusta, attraentissima. Però col Petöfi[1] crede, che meglio di un Demostene parli l'azione. (vol. II, p. 398)
  • Il Luzzatti è per eccellenza un novatore, un riformatore; ma per lui il razionale è il reale, e le riforme utili sono quelle che sono possibili. Egli disposa i baldi entusiasmi della giovinezza col senno dell'uomo già consumato nella vecchiaja, e la fortuna gli sorride perché è forte e destro. Sortì da natura, e trasse a perfezione col lungo studio e 'l grande amore, quel senso pratico della vita, degli affari, del mondo, col quale, secondando gli avvenimenti, si riesce a dominarli. (vol. II, p. 398)
  • Cauto ne' suoi magnanimi ardimenti, [Luzzatti] è sicuro del fatto suo; siccome ha previsto tutti gli ostacoli che potrà incontrare per via, e tiene pronti tutti i mezzi per poter superarli. Uomo d'azione, rifugge dai soliloqui sulla casuistica economica o di qualsiasi altra dottrina sociale. A lui si confà la scienza militante; e si compiace a descrivere fondo a' fenomeni attuali; a quelli, in particolar modo, che, se domandano i severi ragionamenti, desiderano anche i palpiti di un affetto generoso. (vol. II, p. 398)

Incipit di Del riordinamento amministrativo del Regno

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Lo sviluppo dei concetti accennati nel discorso della Corona, concetti con cui preludeva il sig. Ministro dell'interno dinanzi la Commissione presso il Consiglio di Stato, per ciò che ha tratto all'organizzazione politico-amministrativa del Regno, deve essere, a mio avviso, retto e determinato dalle seguenti considerazioni.

  1. Che uno Stato nuovo in contingenze difficili ha mestieri che l'azione governativa sia libera, forte, e di rapido effetto.
  2. Che l'aumentare degli organi che servono al movimento della macchina dello Stato, senza assoluta ed evidente necessità, nuoce alla speditezza ed alla potenza dell'azione.
  3. Che dal governo deve partire ogni grande iniziativa, ogni straordinario impulso in riverbero del genio e della volontà collettiva della nazione, acciò si ecciti, si educhi e vi s'informi la libera azione individuale, cosicché la stessa favilla rigeneratrice sotto mille forme faccia concorrere alla grandezza ed alla potenza dello Stato, la mente, l'opera, il senno e la coscienza di ogni individuo.

Note

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Bibliografia

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Altri progetti

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