Sándor Petőfi

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Sándor Petőfi (1823 – 1849), poeta, militare e patriota ungherese.

Citazioni di Sándor Petőfi[modifica]

  • Avanti, avanti, dunque, il popolo e il poeta: | avanti attraverso l'acqua, avanti | attraverso il fuoco. | Maledetto colui che lascia abbattere | la bandiera del popolo: | maledetto colui che resta indietro | per ozio o per viltà: | maledetto chi all'ombra si riposa | mentre il popolo tribola e s'affanna... (da I poeti del secolo XIX)
  • [Su János Arany] Il tuo canto è come un limpido rintocco di campana | che si leva dal silenzio della puszta lontana.[1]
  • Non riesco a concepire, come mai possano esservi alcuni, anche tra gente non comune, che non sanno o non credono come la semplicità sia la prima regola e superiore a tutte le altre, giacché se in qualcuno manca la semplicità, gli manca tutto. (da Lettere di viaggio[2])

Poemetti e poesie scelte[modifica]

  • «Il dubbio è voce infernale | che grida al cielo: | – Non c'è un Dio lassù | che pensi al genere umano? – || E certamente | chi dice questo | merita che da lui | ritragga le mani il buon Dio. || Perché c'è un Padre del genere umano, | un fedele, provvido Padre, | e chiunque da Lui non si scosti | può bene vederlo. || Ma non siamo impazienti! | Egli ha tanti figliuoli. | Non pretendiamo che ponga | noi, dinanzi a tutti! || Questa è la legge: «Attendi il tuo turno» | e non aspetterai invano. | Come il sole attorno alla terra, così | gira la sua bontà. || Nessuno ne resta privo. | Se Egli non viene oggi, giunge domani | e finché l'uomo non è felice | non può morire. || E la felicità non giunge mai troppo tardi, | e questa è magica cosa; | se solo una goccia ve ne cadesse dentro | addolcirebbe un mare». || A lungo ancora parlò il giovane | e il vecchio ognor più attento, ascoltava. | Così la sua anima assorbì quei discorsi | come il piccolo succhia il latte materno. || E quando quello cessò di parlare | il vecchio chiese meravigliato: | «Dove imparasti tu queste cose? | Chi sei, giovanotto, qual è il tuo nome?». || Già il giovane si era annoiato | d'aver sfoggiata tanta gravità, | e allegramente, e biricchino | diede codesta risposta: || «Dove ho imparato tali cose? | Me le disse una nottola | quando, in una notte di tempesta, | dormii con essa nel cavo di un albero. || Chi sono? Un vagabondo | senza paese e senza casa; | un qualche uccello di passo | mi fu forse antenato. || Me ne vado in giro pel mondo; | oggi qua, domani là, | e mi levo il cappello | dinanzi a chi lo desidera. || Quanto più soffro il freddo e la fame | tanto più io godo | poiché migliore sarà il futuro | se più brutto è il presente. || E come mi chiamo? Confesso | che il mio nome l'ho quasi scordato, | ma so dirti che ora nel mondo | mi chiamano Stefano il folle». (da Stefano il folle, pp. 145-146)
  • Non sono cattolico[3] | eppure ho fatto i miei digiuni, e grandi. | È bene che l'uomo abbia denti di ossa, | fu questo savio decreto degli dei, | poiché se i miei fossero stati di ferro | la ruggine li avrebbe corrosi. (da Un mio inverno a Debreczen, pp. 172-173)
  • Io amo come l'uomo | forse non ha mai amato. | Io amo di un santo amore, | ma la mia cara non è fanciulla terrena. || Io amo una dea, | una proscritta dea: | la libertà. (da Io amo, p. 184)

Note[modifica]

  1. Citato in Folco Tempesti, La letteratura ungherese, Sansoni/Accademia, Firenze/Milano, 1969, p. 101.
  2. Citato in in Paolo Ruzicska, Storia della letteratura ungherese, Nuova Accademia Editrice, Milano, 1963, cap L, p. 610.
  3. Petőfi era protestante.

Bibliografia[modifica]

  • Sándor Petőfi, Poemetti e liriche scelte, traduzione di S. Màrkus e S. Rho
  • Alessandro Petőfi, Poemetti, Poesie scelte, a cura di Silvia Rho, UTET, Torino, 1931.

Altri progetti[modifica]