Lev L'vovič Tolstoj

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Lev L'vovič Tolstoj

Lev L'vovič Tolstoj (1869 –1945), scrittore ed artista russo, figlio di Lev Tolstoj.

Il preludio di Chopin[modifica]

  • [...] la risposta alla Sonata a Kreutzer e alla sua Postfazione – per quanto esse siano artisticamente di grande valore, e nonostante vi siano espressi vigorosamente gli aspetti negativi delle relazioni matrimoniali – non può che essere una sola: la loro conclusione è erronea.
    Come ideale vi è eletto ciò che non può esserlo. Come ideale nella questione dei rapporti sessuali non si può proporre la loro abolizione, perché ciò annullerebbe la stessa possibilità di un ideale di tal genere, conducendo a un'assurdità logica. (premessa, p. 4)
  • Secondo me, l'uomo non sposato o è come un cane affamato che si dimena, si affretta, si precipita da ogni parte e fa solamente sciocchezze, o è una scimmia depravata che ha perso ogni umanità. Qui non può esistere una via di mezzo; allora non è più un uomo, ma uno straccio. (cap. 4, p. 36)
  • [...] sposarsi è per noi la prima cosa; e non a caso si dice: si è sposato, ed è cambiato. Dirò di più: si è sposato, ed è rinsavito; si è sposato, ed è sceso dalle nuvole; si è sposato, e si è calmato e rafforzato. Ci si forma uno sguardo completamente diverso sul mondo e sulle persone, il nostro animo diventa completamente diverso. Il celibe è un uomo a metà, secondo un antico proverbio russo. (cap. 5, p. 37)
  • [...] sin dall'infanzia ci abituano a guardare alle questioni sessuali in modo falso e con una misteriosa aria di proibito; [...] quando questo, in sostanza, è soltanto una necessità fisiologica inevitabile dell'organismo umano, senza la quale non ci sarebbe stato nemmeno l'uomo sulla terra e dalla quale dipende anche il suo equilibrio psichico e anche il suo sviluppo.
    Del resto, pensa soltanto com'è assurdo considerare peccato quello da cui siamo nati, quello che c'è di più sacro al mondo, che ti ha dato il respiro, la vita, che ha infuso in te la tua anima santa, divina. E intanto noi riteniamo che questo è qualcosa di vergognoso, che bisogna passare sotto silenzio, risolvere e meditare di nascosto, quando niente al mondo esige una simile discussione, aperta e pubblica, dappertutto – in famiglia, in società, in parlamento. (cap. 5, pp. 37-38)
  • Di recente ho incontrato un tolstojano [...]. Loro, poveracci, credono a tal punto ai loro idoli che è semplicemente un peccato confutarli. (cap. 7, p. 57)
  • Ed ecco l'Occidente, il corrotto Occidente [...] mi ha salvato dalla nebbia russa che mi ottundeva la testa e mi ha insegnato la vera capacità di ragionamento. Se avessi vissuto in Russia cento anni, non avrei appreso quello che ho appreso in un solo mese all'estero. La prima cosa che ho appreso è che non bisogna ragionare, ma fare. [...]. Compresi che non era con dei ragionamenti nudi e ingenui – che sono noti a tutti da molto tempo e che hanno stancato tutti, con i quali vivere diventa soltanto noioso e ancora più difficile – che si poteva andare avanti e contribuire al movimento degli altri, ma soltanto con l'attività, costante, tenace e giudiziosa. Questo solo è proficuo. (cap. 7, p. 58)

La verità su mio padre[modifica]

  • Tolstoiano convinto, sensibile e fine di carattere, «Dušan», come veniva chiamato in famiglia, era, tra i suoi amici, l'uomo più devoto a Tolstoj. (p. 23)
  • Avevamo in famiglia una danza particolare che tutti eseguivano con gioia quando i visitatori tediosi si decidevano finalmente ad andarsene. Questa danza si chiamava la Danza di Numidia; era qualcosa di africano e di molto selvaggio. Mio padre, per primo, si precipitava con la mano destra alzata e cominciava a saltellare e a correre intorno al grande tavolo. Mia madre, i precettori e le governanti e tutti i bambini si rincorrevano intorno al tavolo eseguendo gli stessi movimenti. Dopo molti giri, tutti erano soddisfatti e traevano un sospiro di sollievo. (p. 33)
  • Quando si soffre, dice Schopenhauer, si prova consolazione nel pensare alle sofferenze altrui che sono più grandi delle nostre. A Tolstoj piaceva ripetere questo pensiero che, secondo me, è errato. Credo, al contrario, che si soffra maggiormente quando si sa che anche gli altri soffrono. (p. 36)
  • Gay aveva il dono di voler bene. Sapeva risvegliare in ognuno un sentimento tenero e gioioso grazie alla sua perenne gaiezza. Si può proprio dire che portasse bene il suo cognome di origine francese! (pp. 37-38)
  • Strachov era uomo modesto e amabile e la sua presenza era davvero piacevole. (p. 37)
  • Maksim Gor'kij non era molto apprezzato da mio padre. Ricordo che [...] cercava di capirlo, ma non riusciva a trovarvi quella verità e quel fuoco sacro che cercava in lui. Un giorno, mi chiese la mia opinione su quello scrittore e gli risposi che non mi piaceva.
    «Sì», fece lui, «nemmeno io ci trovo nulla.»
    Ma allora Gor'kij era in voga, e quando venne a Jasnaja vi fu accolto amichevolmente.
    Da parte sua Maksim Gor'kij era e rimane tuttora un fervente ammiratore di mio padre. Ciò che mi ha molto colpito è stato il dolore che provò alla morte di Tolstoj. Mi hanno detto che il suo dolore era immenso. (p. 39)
  • Henri George figlio era un discepolo attivo del padre e, fino alla sua morte, difese le sue idee. Tolstoj fu felice di vederlo e, quando partì, gli disse dall'alto delle scale: «A rivederci, nell'altro mondo; io me ne andrò presto. Cosa devo dire lassù a vostro padre da parte vostra?»
    «Oh», rispose Henri George figlio, «ditegli che cerco di lavorare qui per far trionfare le sue idee e che faccio del mio meglio.» (pp. 41-42)
  • Masaryk, il presidente dei cecoslovacchi, andò con mio padre a trovare i contadini al villaggio. Entrando in un'isba, colpito nel vedere la miseria del popolo russo che abitava con il bestiame, scoppiò a piangere. Mio padre e tutti noi fummo molto stupiti dell'estrema sensibilità del professore slovacco. (p. 42)
  • Paolo Trubeckoj venne diverse volte a Jasnaja per eseguire le famose sculture di mio padre. Tolstoj lo apprezzava per la sua ingenuità e per il fatto che era vegetariano, ma vi erano alcuni punti sui quali non s'intendevano. Un giorno Trubeckoj andò a fare un bagno in compagnia della sua giovane moglie. Mio padre ne fu indignato. Trubeckoj, per difendersi, esaltò la bellezza del nudo.
    «Ma no», disse mio padre arrabbiandosi, «è orribile e ripugnante il vostro nudo. Esiste prima di tutto il sentimento del pudore e colui che lo ha perduto è perduto lui stesso.»
    A questo proposito gli scrisse su un foglio di carta un'interessante lezioncina di morale che Trubeckoj conserva ancora. (p. 43)
  • Mia madre, colei che ha reso felice e grande Tolstoj. (p. 51)
  • Una sera durante il tè, notai che [Tolstoj] era particolarmente triste, mentre noi eravamo tutti allegri. In quel momento Čertkov entrò nel salotto e si avvicinò a mio padre. Tolstoj lo vide e improvvisamente il suo viso si illuminò di un sorriso e perfino di una risata felice. Era come un bimbo abbandonato che, ad un tratto, rivede sua madre. Lo guardai sorpreso.
    Se in quei giorni [prima della fuga di Tolstoj] Čertkov avesse voluto riconciliarlo con sua moglie e la sua famiglia, avrebbe senz'altro potuto, poiché mio padre gli affidava tutta la propria vita, e lo guardava come la sua salvezza e la sua luce. (p. 70)
  • I francesi sono soliti dire che Tolstoj fu la prima grande causa della Rivoluzione russa. Vi è un fondo di verità in questa affermazione. Nessuno ha fatto in un paese un lavoro così sovvertitore. Il contadino, il soldato, il funzionario, il nobile, il prete e l'operaio, tutti erano colpiti dai dardi del suo spirito accusatorio e non vi era più nessuno che non si sentisse colpevole dinanzi al giudizio severo del grande scrittore. (p. 74)
  • Chi ha letto quest'opera [Guerra e pace] si ricorderà del gran cuore dell'autore che cercò perfino nel passato del suo popolo l'eterno segreto dell'amore. In Anna Karenina si vedono già distintamente, nella personalità e nella vita di Levin, le aspirazioni dello stesso Tolstoj, che diventano sempre più coscienti e definite. La critica della società moderna con tutte le sue istituzioni, la sua scienza e la sua letteratura, la tendenza verso una vita semplice e naturale del popolo, alcune idee originali e nuove rispetto alla religione, tutto ciò incomincia ad assumere, nel cuore e nel cervello dell'autore, una forma più o meno precisa. (pp. 114-115)
  • Nella sua profonda opera Della vita, che era anche il libro preferito di mia madre, Tolstoj parla della ragione come fonte stessa della nostra vita. Questo testo fu scritto con un vigore e un fervore eccezionali. In quel periodo si videro rinascere di nuovo in mio padre allegria e buon umore. Il suo lavoro lo appassionava ed era il segno più evidente della sua riuscita. Infatti questo libro di Tolstoj, poco noto alla massa dei lettori, è una delle più notevoli tra le sue opere filosofiche e religiose.
    «La vera vita inizia solo nel momento in cui si manifesta la ragione.» La ragione è l'unica forza che riveli in noi l'amore.
    Ed è ancora una nuova forma di fede che Tolstoj scopre all'interno della sua anima e che ci espone in quest'opera. A mio giudizio, Della vita e Il regno di Dio è in voi sono le opere religiose capitali di mio padre.
    In quest'ultima opera di una chiarezza sorprendente e perfettamente armoniosa, Tolstoj esprime al meglio la propria dottrina, rivolgendosi direttamente agli uomini dalle professioni più disparate e predicando le sue idee. Zar, generali, ministri, giudici, preti, uomini di scienza, ognuno trova in questo sermone una parola che lo tocca personalmente e che lo invita a cambiare vita.
    Fu l'ultima grande opera prettamente religiosa di mio padre e tutte quelle che scrisse in seguito non sono altro che ripetizioni. (pp. 123-124)
  • In fondo che cos'è l'opera di Tolstoj?
    È il grido della coscienza universale. È la coscieza di ognuno di noi espressa sinceramente dal più ardente e più sensibile dei cuori. La popolarità di Tolstoj nel mondo si spiega unicamente con la semplicità e la sincerità della sua dottrina, che si rivolge a tutti, richiamando gli uomini alla stessa grande verità, al medesimo grande sforzo morale, alla realizzazione dell'Amore. (p. 138)

Bibliografia[modifica]

  • Lev L'vovič Tolstoj, Il preludio di Chopin, traduzione di Miriam Capaldo, Editori Riuniti, Roma, 2010. ISBN 978-88-359-9015-4
  • Lev L'vovič Tolstoj, La verità su mio padre, traduzione di Marta Albertini, Archinto, Milano, 2004. ISBN 88-7768-378-3

Citazioni su Lev L'vovič Tolstoj[modifica]

  • Ecco un caso in cui il Dna non ha proprio funzionato. (Fausto Malcovati)
  • Ho molta pena per lui, pena per la sua precarietà spirituale. (Lev Tolstoj)
  • Lëva è arrivato ieri l'altro, e mi ha urtato vedere come, dopo la caccia, ha ordinato che gli togliessero gli stivali e si è perfino arrabbiato che non glieli levavano come lui voleva. (Lev Tolstoj)

Voci correlate[modifica]

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