Levan Berdzenišvili

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Levan Berdzenišvili (1953 – vivente), politico e scrittore georgiano.

Da Nei gulag si moriva (dal ridere), sono stati i migliori anni della mia vita

Intervista di Cesare Martinetti, Edizionieo.it, 29 settembre 2018

  • [Su Michail Gorbačëv] È stato un sovietico dalla testa ai piedi, si credeva sicuro di poter costruire un comunismo dal volto umano: un'assurdità. Lui e Shevardnadze non sapevano guardare le cose nel profondo, volevano arrivare alla democrazia senza dare l'indipendenza alle repubbliche[1], il che era impossibile: l'Urss rappresentava una prigione per le Nazioni, è stato uno dei più terribili imperi della Storia e quando la cosiddetta Patria e il mitico "popolo" sovietico sono collassati, io ero felice.
  • Il Gulag è stata una grande scuola di collaborazione tra le nazioni.
  • Per me l'Urss non fu così multiculturale. Nonostante il vantaggio della comune lingua russa, non era facile trovare un equilibrio tra multiculturalismo e nazionalismo: in Georgia tutte le realtà locali si sentivano in pericolo. Quel che manca oggi nel mondo intero è la cultura e senza cultura cresce il nazionalismo.
  • L'espressione "democrazia autoritaria", per me è un ossimoro. In Russia non c'è nessun tipo di democrazia, non c'è una reale opposizione, non ci sono vere elezioni, né si intravvede un'evoluzione. Nel post Putin avremo un "disgelo" con la condanna del culto della personalità, come avvenne con Stalin. Non c'è alcuna chance di cambiare le cose attraverso le elezioni. La popolarità di Putin nella Russia di Tolstoj, di Orban nell'Ungheria di Petöfi, di Salvini nell'Italia di Leonardo o di Le Pen nella Francia di Victor Hugo per me sono la spiegazione di come Hitler ha vinto nella Germania di Goethe e Mussolini nell'Italia di Dante. Ci serve più cultura, è l'unica soluzione.
  • [Sulla Georgia] Innanzitutto è la terra del poeta Rustaveli, poi di criminali come Stalin e Shevardnadze. La mafia non è forte, il paese è più o meno sicuro. I problemi veri sono la disoccupazione, la povertà che tocca il 90 per cento della popolazione e il fatto di avere il 20 per cento del territorio sotto occupazione russa.

Note[modifica]

  1. Nella fonte: repubblica.

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