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Lingua estinta

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Citazioni sulle lingue estinte o morte.

  • Così i giovani dedicano i loro anni migliori a imparare la cosiddetta lingua ipotetica, una lingua formatasi originariamente in un'epoca in cui il paese aveva raggiunto uno stadio di civiltà completamente diverso da quello attuale, e in seguito scomparso e superato da secoli. Molte massime preziose e molti nobili pensieri, un tempo sepolti insieme a quella antica lingua, sono oggi parte integrante della loro letteratura, e sono stati tradotti migliaia di volte nella lingua viva. Parrebbe ovvio, quindi, che lo studio della lingua primitiva dovesse essere riservato solo a quei pochi che mostrassero di esservi tagliati.
    Ma gli Erewhoniani la pensano diversamente. È incredibile quanta importanza diano a questa lingua ipotetica; conferiscono persino una pensione a vita a chi la studia con particolare profitto. Non solo, ma passano gli anni a tradurre alcuni dei migliori poeti in quella lingua morta, perché chi dimostra di poterlo fare con facilità viene senz'altro riconosciuto uno studioso e un gentiluomo. (Samuel Butler)
  • Stiamo perdendo le lingue alla stessa velocità con la quale il mondo ha perso i dinosauri alla quinta estinzione di massa. (Mandana Seyfeddinipur)
  • Io stessa sono divenuta dipendente da queste voci che svaniscono. Le ascolto continuamente adesso. Mi rammentano che malgrado il rumore assordante delle nostre voci, galleggiamo su un oceano pieno del silenzio di altri.
  • Quando si pensa all'estinzione si pensa alla fine, certo – l'estinzione è la fine –, ma sicuramente si pensa anche all'inizio e a cosa significhi avere una "casa culturale collettiva". Il modo in cui noi siamo è definito dal modo in cui pensiamo e il modo in cui pensiamo è definito dalle nostre lingue. Un'estinzione di questa proporzione, che è un'estinzione di massa, è quindi un'estinzione di modi di essere all'interno della sfera della comprensione. La sfida per affrontarla è sia culturale che estetica e filosofica.
  • Quando siamo in silenzio, noi persone delle culture dominanti, probabilmente è una buona cosa perché parliamo troppo, ma quando l'ultimo oratore di una lingua perduta smette di parlare o muore, ad andarsene è un mondo intero. Questo è un impoverimento. Mi viene in mente un meraviglioso scrittore e filosofo come John Berger che tanto ha scritto di un certo tipo di silenzio, lo stesso che sto cercando di affrontare io: il silenzio delle persone che non hanno un posto nel mondo, che non hanno più spazio nel mondo. Berger diceva che il silenzio è come una mano tesa, e per me il silenzio di queste lingue è come una mano tesa. Io quella mano voglio afferrarla e vorrei che noi tutti la raggiungessimo.

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