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Lorenzo Mascheroni

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Lorenzo Mascheroni

Lorenzo Mascheroni (1750 – 1800), matematico, poeta e letterato italiano.

Invito a Lesbia Cidonia[modifica]

Incipit[modifica]

Perché con voce di soavi carmi | Ti chiama a l'alta Roma inclito Cigno, | Spargerai tu d'oblio dolce promessa, | Onde allegrassi la minor Pavia? | Pur lambe sponda memore d'impero, | Benché del fasto de' trionfì ignuda, | Di Longobardo onor pago il Tesino: | E le sue verdi, o Lesbia, amene rive | Non piacquer poi quanl'altre al tuo Petrarca? | Qui l'accoglie gentil l'alto Visconte | Nel turrito palagio, e qui perenne | Sta la memoria d'un suo caro pegno. | Te qui Pallade chiama, e te le Muse, | E l'eco che ripete il tuo beli'inno | Per la rapita a noi, data alla Dora, | Come più volte Amor, bionda donzella. | Troppo altra volta rapida seguendo | Il tuo gran cor, che l'opere de l'arte | A contemplar ne la città di Giano, E a Firenze bellissima ti trasse, | Di leggier orma questo insegnasti. | Ma fra queste cadenti antiche torri guidate, il sai, da la Cesarea mano | L'atticue discipline, e di molt'oro | Sparse ed altere di famosi nomi | Parlano un suon, che attenta Europa ascolta.

Citazioni[modifica]

  • Bello è il veder, lungi dal giogo ardente, | Le liquefatte viscere dell'Etna, | Lanciati sassi al ciel. Altro fu svelto | Dal sempre acceso Stromboli; altro corse | Sul fianco del Vesevo onda rovente. (p. 49-50)
  • Dove voi lascio, innamorati augelli, | Sotto altro Cielo ed altro Sol volanti? | Te risplendente del color del foco; | Te ricco di corona; te di gemme | Distinto il tergo; e te miracol novo, | D'informe rostro e di pennuta lingua | Tu col gran tratto d'ala il mar traversi; | Tu pur, esile colibrì, vestilo | D'instabili color, de l'etra ai campi | Con brevissima penna osi fidarti. (p. 50)
  • Folle chi altier sen va di ferree membra, | Ebbro di gioventù! (p. 51)
  • Chi è costui che d'alti pensier pieno | Tanta filosofia porta nel volto? | È il divin Galileo, che primo infranse | L'idolo antico, e con periglio trasse | A la nativa libertà le menti; | Novi occhi pose in fronte a l'uomo, Giove |Cinse di stelle; e fatta accusa al Sole | Di corruttibil tempra, il locò poi, | Alto compenso, sopra immobil trono. (p. 53)
  • Da questa porta risospinta al lampo | Di vincitor del tempo eterni libri | Fugge ignoranza, e dietro lei le larve | D'error pasciute, e timide del Sole. | Opra è infinita i tanti aspetti e i nomi | Ad uno ad uno annoverar. | Tu questo, Lesbia, non isdegnar, gentil volume | Che s'offre a te : da l'onorata sede | Volar vorrebbe a l'alma autrice incontro. | D'ambe le parti immobili si stanno, | Serbando il loco a lui, Colonna e Stampa. | Quel pur ti prega che non più consenta | A l'alme rime tue, vaghe sorelle, | Andar divise, onde odono fra 'l plauso | Talor sonar dolce lamento: al novo | Vedremo allor volume aureo cresciuto | Ceder loco maggior Stampa e Colonna. (p. 57)

Citazioni su Lorenzo Mascheroni[modifica]

  • Oh mio Lorenzo — oh Borda mio! fur dette | Queste, e non più per lor, parole: il resto | Disser le braccia al collo avvinte e strette. (Vincenzo Monti)
  • Mascheroni illustre geometra e gentilissimo poeta, come lo dimostra il suo Invito a Lesbia, onde meritò che la sua morte fosse onorata dal canto del primo ingegno italiano, del cav. Monti autore della Mascheroniana. (Giuseppe Maffei)

Bibliografia[modifica]

  • Lorenzo Mascheroni, Invito a Lesbia, in Scelte poesie italiane, G. Tasso Editore, Venezia 1833.

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