Lucetta Scaraffia

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Lucia Scaraffia detta Lucetta (1948 – vivente), storica e giornalista italiana.

Citazioni di Lucetta Scaraffia[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • La giustificazione scientifica di questa scelta[1] risiede in una peculiare definizione del sistema nervoso, oggi rimessa in discussione da nuove ricerche, che mettono in dubbio proprio il fatto che la morte del cervello provochi la disintegrazione del corpo. Come dimostrò nel 1992 il caso clamoroso di una donna entrata in coma irreversibile e dichiarata cerebralmente morta prima di accorgersi che era incinta; si decise allora di farle continuare la gravidanza, e questa proseguì regolarmente fino a un aborto spontaneo. Questo caso e poi altri analoghi conclusi con la nascita del bambino hanno messo in questione l'idea che in questa condizione si tratti di corpi già morti, cadaveri da cui espiantare organi. Sembra, quindi, avere avuto ragione Jonas quando sospettava che la nuova definizione di morte, più che da un reale avanzamento scientifico, fosse stata motivata dall'interesse, cioè dalla necessità di organi da trapiantare.[2][3]
  • [Non c’è un sottofondo di pessimismo a oltranza? È così assurdo pensare che si possa utilizzare la tecnica a fin di bene?] Ellul non lo pensava. Per lui, semplicemente, era impossibile. Addirittura aveva vissuto in campagna per preservarsi dagli effetti del progresso. Le sue osservazioni sulla tecnica, certo, sono improntate al pessimismo. Ma la sua concezione del mondo è animata dall’ottimismo cristiano. Era convinto che Dio agisce nella storia e che, quindi, interverrà per salvare l’uomo da se stesso. Si tende a scindere i suoi scritti filosofici e sociologi da quelli teologici. Ma per lui il rapporto con la tecnica è legato in modo indissolubile a quello con Dio. E, in particolare, alla funzione che Dio ha affidato all’uomo nel mondo: quella di conoscere ma non distruggere, di dominare la realtà rispettandola, di aspirare al meglio preservando il senso del limite.[4]
  • Mi verrebbe voglia di candidare [al titolo di Dottore della Chiesa] donne del Novecento che non sono neppure state dichiarate sante: come Adrienne von Speyr, che ha accettato con semplicità e profonda umiltà il suo essere mistica e al tempo stesso medico, moglie, donna del suo tempo, e che ha scritto testi bellissimi oggi quasi dimenticati.[5]

Da Contro il genio femminile. Una formula che rischia di restare vuota e inapplicata

Osservatore Romano.va, 16 giugno 2017

  • La Mulieris dignitatem aveva il merito di introdurre un punto di vista nuovo: in un momento storico in cui l’emancipazione delle donne avveniva attraverso un'assunzione di modelli di comportamento maschili e una conseguente negazione del valore della maternità, la proposta del Papa sembrava suggerire che l'emancipazione doveva e poteva avvenire mantenendo viva la specificità femminile, finalmente riconosciuta come un valore, come una genialità.
  • La scoperta del genio femminile è stata opera di Giovanni Paolo II, che ne ha fatto il cuore della sua lettera apostolica Mulieris dignitatem, pubblicata nel 1988 come conclusione del sinodo sui laici.
  • [Filosofi e psicologi] hanno rivelato il senso di apertura che la maternità realizza verso il trascendente, verso il «mondo infinito» per dirlo con le parole di Clotilde Leguil, la quale scrive che il riconoscere che il corpo femminile è radicalmente differente da quello maschile «implica il passaggio dal mondo chiuso all'universo infinito». Leguil cita in proposito i versi del poeta Antoine Tudal, molto amato da Lacan: «Fra l'uomo e l'amore, c'è la donna. Fra l'uomo e la donna, c'è un mondo. Fra l'uomo e il mondo, c'è un muro».

Note[modifica]

  1. Nel 1968 il "rapporto di Harvard" ha cambiato la definizione di morte, basandosi non più sull'arresto cardiocircolatorio, ma sull'elettroencefalogramma piatto e quindi sulla morte cerebrale
  2. Da «I segni della morte», l'Osservatore Romano, 3 settembre 2008; riportato su InternEtica.it.
  3. L'articolo pubblicato sull'Osservatore Romano, avendo messo in dubbio il rapporto di Harvard, suscitò grande scalpore. Ignazio Marino, ad esempio, criticò il pezzo in un articolo di la Repubblica definendolo "un atto irresponsabile", mentre Sandro Magister in un articolo su Espresso.it e Stefano Lorenzetto in un articolo su Il Giornale.it sostenerono la storica per aver portato all'attenzione pubblica il problema.
  4. Dall'intervista di Paolo Nessi, Ellul: contro il tecnicismo inesorabile, la fede nella Provvidenza, Il Sussidiario, 13 febbraio 2009.
  5. Dall'intervista di Laura Badaracchi, Scaraffia: la Chiesa dia più voce alle donne, Avvenire.it, 1° novembre 2014.

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