Palmiro Togliatti

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Palmiro Togliatti

Palmiro Togliatti (1893 – 1964), politico italiano.

Citazioni di Palmiro Togliatti[modifica]

  • Alla fine della guerra, la situazione era tale che non ci sarebbe stato difficile prendere il potere ed iniziare la costruzione di una società socialista. La gran parte del popolo ci avrebbe seguito.[1]
  • [Nel 1953, riferendosi a Nikolaj Ivanovič Bucharin e ai nemici di Stalin] Aveva i caratteri di un professorino presuntuoso, vanitoso intrigante. Era in lui, come negli altri, la stoffa del doppiogiochista e del traditore.[2]
  • Bordiga vive oggi tranquillamente in Italia come una canaglia trotskista, protetto dalla polizia e dai fascisti, odiato dagli operai come deve essere odiato un traditore.[3]
  • [Una volta a Pietro Secchia] Cos'ha fatto ieri la Juve? [...] E tu pretendi di fare la rivoluzione senza sapere i risultati della Juve?[4]
  • Di qui esce la minaccia continua dell'avventura reazionaria. Oggi dominano i grandi monopoli, dettano legge le gerarchie clericali. Invece di avere una repubblica fondata sul lavoro, abbiamo un potere fondato sul privilegio sociale, sulla discriminazione, sulla corruzione, sulla sfacciata ricchezza di pochi. [...] il vantaggio non è andato e non va a favore di tutti: dove regnano i grandi monopoli, il beneficio del progresso economico creato dal lavoro di tutti va a vantaggio non di tutti ma solo di ristretti gruppi privilegiati [...]. (dalla conferenza stampa del 1960 alla Camera per le elezioni amministrative)
  • È motivo di particolare orgoglio per me l'aver abbandonato la cittadinanza italiana per quella sovietica. Io non mi sento legato all'Italia come alla Patria, ma mi considero cittadino del mondo, di quel mondo che noi vogliamo unito a Mosca agli ordini del compagno Stalin. È motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte di più del migliore cittadino italiano.[5]
  • [Il Vaticano] È l'avversario più irreconciliabile e organizzato di una maggiore trasformazione democratica dell'Italia. (da una conversazione con Kostylev, 11 giugno 1945; in Archivio di politica estera della Federazione russa, f. 098, p. 152, p. 19[6])
  • In tutti i modi dobbiamo favorire l'occupazione della regione giuliana da parte delle truppe del maresciallo Tito. Questo significa che in questa regione non vi sarà né una occupazione inglese, né una restaurazione della amministrazione reazionaria italiana, cioè si creerà una situazione profondamente diversa da quella che esiste nella parte libera dell'Italia [...] questa direttiva vale anche e soprattutto per la città di Trieste. (dalla lettera del 19 ottobre 1944 a Vincenzo Bianco[7])
  • [A conclusione della commemorazione di Stalin in occasione della morte pronunciata alla Camera dei deputati] Ha termine la vita eroica del combattente vittorioso. La sua causa trionfa. La sua causa trionferà in tutto il mondo.[8]
  • La discussione ha messo in luce un problema nuovo, che la scuola privata diventi una seconda scuola di stato.[9]
  • La nostra posizione di principio rispetto agli eserciti che hanno invaso la Unione Sovietica è stata definita da Stalin, e non vi è più niente da dire. Nella pratica, però, se un buon numero di prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da dire. Anzi. E ti spiego il perché. Non c'è dubbio che il popolo italiano è stato avvelenato dall'ideologia imperialista e brigantesca del fascismo. Non nella stessa misura che il popolo tedesco, ma in misura considerevole. Il veleno è penetrato tra i contadini, gli operai, non parliamo della piccola borghesia e degli intellettuali, è penetrato nel popolo insomma. Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, è il più efficace degli antidoti. [Risposta del 15 febbraio 1943 alla lettera di Vincenzo Bianco che gli chiedeva un intervento presso il Cremlino in favore dei prigionieri italiani in Russia] (La Stampa, 15 febbraio 1992; anche: R. Risaliti, Togliatti fra Gramsci e Neciaiev, Omnia Minima, Prato 1995)
  • Le cose davvero serie e gravi i compagni sovietici non le mettono mai per iscritto.[10][11]
  • Le sezioni comuniste nei rioni delle città e dei paesi debbono diventare dei centri della vita popolare, dei centri ove debbono andare tutti i compagni, i simpatizzanti e quelli senza partito, sapendo di trovarvi un partito e un'organizzazione che s'interessano dei loro problemi e che forniranno loro una guida, sapendo di trovarvi qualcuno che li può dirigere, li può consigliare e può dar loro la possibilità di divertirsi se questo è necessario.[12]
  • Nelle file del partito democratico cristiano si raccolgono masse Ali operai, di contadini, di intellettuali, di giovani, i quali hanno in fondo le stesse aspirazioni nostre perché al pari di noi vogliono un'Italia democratica e progressiva, nella quale sia fatto largo alle rivendicazioni delle classi lavoratrici.[13]
  • [Dalla commemorazione di Stalin in occasione della morte pronunciata alla Camera dei deputati] Ogni volta che viene pronunciata una parola di pace, ogni volta che si compie un atto che può assicurare la pace, ivi troviamo Stalin.[8]
  • Per lottare contro la sinistra[14], noi dobbiamo usare anche la polizia [fascista].[15]
  • [Sul PRI] Piccolo partito di massa.[16]
  • Ricordarsi sempre che l'insurrezione che noi vogliamo non ha lo scopo d'imporre trasformazioni sociali e politiche in senso socialista o comunista, ma ha come scopo la liberazione nazionale e la distruzione del fascismo. Tutti gli altri problemi saranno risolti dal popolo, domani, una volta liberata l'Italia tutta, attraverso una libera consultazione popolare e l'elezione di un'Assemblea Costituente.[17]
  • Rivolgiamo [...] un saluto e un omaggio al nostro paese, che noi amiamo, per il bene del quale abbiamo lavorato e combattuto e al quale vogliamo dare e daremo, con la vittoria della democrazia e del socialismo, felicità, benessere e progresso, sicurezza, indipendenza, libertà e pace. Andiamo avanti [...], per l'emancipazione del lavoro, per il rinnovamento democratico e socialista dell'Italia, per il trionfo del comunismo. (dal discorso Nel quarantesimo anniversario del PCI[18])
  • Giuseppe Stalin è un gigante del pensiero, è un gigante dell'azione. Col suo nome verrà chiamato un secolo intero, il più drammatico forse, certo il più denso di eventi decisivi della storia faticosa e gloriosa del genere umano.[19]
  • Stalin divulgò tesi esagerate e false, fu vittima di una prospettiva quasi disperata di persecuzione senza fine, di una diffidenza generale e continua, del sospetto in tutte le direzioni.[20]
  • [Su Francesco Saverio Nitti] Uomo di indiscusso valore e di indiscussa capacità.[21]
  • Veniamo da molto lontano e andiamo molto lontano! Senza dubbio! Il nostro obiettivo è la creazione nel nostro Paese di una società di liberi e di eguali, nella quale non ci sia sfruttamento da parte di uomini su altri uomini.[22]

Il partito comunista italiano[modifica]

  • La fonte delle organiche deficienze del movimento socialista era anche da cercarsi nella visione fatalistica di una rivoluzione che sarebbe dovuta giungere per un sviluppo automatico, quando il capitalismo fosse arrivato all'ultimo grado della sua maturazione. (cap. II, p. 24)
  • Le idee, i grandi principi di rinnovamento del mondo, non vanno avanti con mezzi loro. Non hanno le gambe, diceva uno dei classici del nostro pensiero. Avanzano e si impongono quando, penetrati nella mente degli uomini e nella coscienza di una classe, diventano una forza, perché i migliori fra gli uomini e prima di tutto in questa classe vanno per essi al combattimento, affrontano il pericolo, sacrificano la libertà e la vita. (cap. VII, p. 69)
  • L'avanzata del fascismo verso la distruzione di ogni forma di democrazia e verso una nuova guerra, erano opera dei gruppi più reazionari e sciovinisti della borghesia capitalistica. Essa colpiva i diritti, gli interessi, le aspirazioni non degli operai soltagnto, ma della grande maggioranza delle popolazioni, di tutti i movimenti politici non reazionari, di tutti coloro che amavano la civiltà o la pace. La iniziativa di una collaborazione di tutte queste forze per salvare, con un'azione comune, la pace e la democrazia, poteva però essere presa, come i fatti stessi dimostrarono, soltanto dalla classe operaia, che delle forze borghesi reazionarie è l'antagonista storico oggettivo. (cap. VIII, p. 76)
  • Da questa situazione è uscita la forsennata agitazione anticomunista che da più di dieci anni opprime l'Italia, degradando la nostra lotta politica. Quest'agitazione è particolarmente per l'Italia un assurdo storico e un assurdo politico. È un assurdo storico, perché a tutti è noto che se non vi fossero stati i comunisti sarebbe mancato agli italiani, per la resistenza e la lotta contro il fascismo e nella lotta di liberazione, una delle necessarie guide, forse la più importante. Un assurdo politico, perché il partito comunista non è una piccola trascurabile entità, ma è seguito dalla maggioranza degli operai, da foltissime schiere popolari, da una parte tutt'altro che piccola dell'intellettualità. Metterlo al bando, significa introdurre nel corpo della nazione una scissione che turba e avvelena tutta la vita del paese. (cap. XI, p. 116)
  • In questo grande quadro, decisivo è stato l'impulso dato in Italia dal fondatore del nostro partito, Antonio Gramsci, uno dei più originali pensatori dei nostri tempi, il più grande degli italiani dell'epoca nostra, per la traccia incancellabile che col pensiero e coll'azione egli ha lasciato. Con Gramsci il marxismo, liberato dalle parassitarie deformazioni del fatalismo positivistico e del materialismo volgare, riacquista tutto il suo valore di concezione del mondo e visione integrale della storia. È di nuovo guida dell'azione e del pensiero in tutti i campi, non solo nella ricerca puramente politica, ma nella critica di una decrepita cultura idealistica incapace di farci capire il mondo di ieri e di oggi, nella costruzione di una cultura nuova e nella lotta per il rinnovamento della società. (cap. XIV, p. 142)

Incipit di De Gasperi il restauratore[modifica]

L'anniversario della morte di Alcide De Gasperi è stato accompagnato, com'era naturale, dalle celebrazioni organizzate dal suo partito. Le ripercussioni di queste celebrazioni nell'opinione pubblica non sono state grandi, e scarso ne è stato, del resto, il valore. Si sono mantenute, infatti, nell'ambito della consueta propaganda ufficiale e delle consuete polemiche del partito democristiano, il che era anche comprensibile, dato lo scopo non tanto di porre problemi politici o storici, quanto di servire alla corrente mobilitazione dei militanti. È mancata quindi, anche da parte di coloro che di De Gasperi furono i più stretti collaboratori e oggi intendono continuarne l'opera, una ricerca un po' più attenta e profonda dei motivi di questa, della estensione, dei limiti e quindi del significato che essa ha avuto nella storia del nostro paese. E abbiam parlato anche di limiti, perché ci sembra che anche gli ammiratori e gli amici dovessero avere interesse, davanti all'opinione pubblica, a non mostrarsi del tutto privi di capacità critica. Non l'hanno fatto, però, e in queste condizioni era difficile si aprisse un dibattito. Tentò di farlo, e per vero in modo assai superficiale, un settimanale non democristiano, ma la reazione che ne seguì, anche più superficiale e persino grossolana, fu tale da rendere evidente che il tema è di quelli che i dirigenti democristiani attuali non sono ancora in grado, non solo di affrontare con obiettività e con calma, ma nemmeno di vedere affrontati da altri, senza essere presi da quel nervosismo di parte che rende impossibile qualsiasi discussione seria.

Citazioni su Palmiro Togliatti[modifica]

  • Gramsci aveva una maggiore sensibilità umana, più spontaneo, aperto. Togliatti, sembrerà strano, era molto più intellettuale. (Umberto Terracini)
  • [Su Togliatti e ciò che lo aveva colpito della personalità] L'abilità, ma era qualcosa di più, il modo attraverso il quale egli riusciva a imporre, in senso dialettico, la presenza del partito comunista. (Emilio Colombo)
  • La colpa massima della tv è di aver introdotto Togliatti e le ballerine nel cuore delle famiglie italiane. (Guido Gonella)
  • Mentre per Gramsci ciò che importava e prevaleva nella prospettiva rivoluzionaria era l'Internazionale, Togliatti ne limitava l'arco al partito sovietico. (Umberto Terracini)
  • Quanti crimini ha commesso o coperto Togliatti negli anni '30 e '40? Eppure è considerato parte della nostra storia. (Fabrizio Cicchitto)
  • Quello che mi incantò fu il suo linguaggio che era insieme popolare, inteso da tutti, eppure ogni motto guardingo, puro italiano, ogni parola specchio esatto di ciò che voleva esprimere, ogni parola giusta a "sollecitare" il cuore e la mente di chi lo ascoltava. La piazza era gremita. Il comizio si svolse in silenzio, acuta in tutti l'emozione. Parlava il capo dei loro nemici, di loro lucchesi, bianchi, come un predicatore, dal pulpito, con calma, un'eco solenne... tale preciso parlare parve anche un omaggio a quel popolo che lì, sotto il piccolo palco, ascoltava e la lingua italiana, il dittaggio, eccome se lo conosceva e lo coltivava, eccome se attraverso i secoli aveva conservato il bel parlare, la lingua italiana. (Mario Tobino)
  • Togliatti era odiato; era considerato un nemico, anzi il nemico, il calcolatore cinico e diabolicamente abile che, contro ogni tradizione, contro l'ordine costituito, contro gli interessi del paese, contro le credenze più radicate e gli ideali più rispettati, cospirava a sovvertire, a distruggere, a scardinare, servendosi delle passioni più elementari, strumentalizzando la miseria e il rancore sociale, intento esclusivamente ad attuare le direttive che gli provenivano da un paese straniero. (Eugenio Scalfari)
  • Togliatti era un uomo piccolo e freddo, di acuta intelligenza, con un risolino divertito, in privato, che parlando in pubblico poteva mutarsi in sferzante sarcasmo. (Peter Nichols)

Giorgio Amendola[modifica]

  • C'era in Togliatti un certo piglio aristocratico, un gusto ottocentesco che non gli faceva sempre apprezzare certi esperimenti dell'avanguardia artistica.
  • Come intellettuale Togliatti ha avuto l'eroismo di sacrificare le sue possibilità creative, filosofiche e culturali, alle esigenze della direzione politica.
  • La più alta creazione intellettuale di Togliatti è stato il partito nuovo, il Pci quale oggi conosciamo.

Nilde Iotti[modifica]

  • Hanno detto dei suoi legami con Stalin e della sua soggezione, anche nei giorni difficili. In realtà lo conosceva poco: si erano incontrati in tre o quattro occasioni. Lo ammirava come lottatore duro e tenace, ma capì le rivelazioni del XX Congresso e ne rimase sconvolto. [...] Aveva una sensibilità viva, una forte propensione a comprendere. So che l'immagine di lui è diversa, ma io l'ho conosciuto in un altro modo. Si difendeva da fatti che lo turbavano profondamente, ma la sua intelligenza gli imponeva di accettarli come momenti nel cammino della civiltà.
  • La montagna ci piaceva tantissimo. Togliatti era un gran camminatore, io pure.
  • [Sulla mancata partecipazione di Togliatti alla Resistenza] Le assicuro che Togliatti non era lontano dalla Resistenza. Di carattere era un uomo freddo, d'accordo. Ma lui, che odiava i distintivi, l'unico che ci teneva ad esibire sempre era quello che gli aveva donato il Corpo volontari della libertà. Se avesse potuto, si sarebbe fatto paracadutare nel nord Italia. Freddo sì, ma l'utopia ce l'aveva dentro.
  • [Sul memoriale di Togliatti] Non è vero che Togliatti fu strumentalizzato, che il memoriale fu usato contro Chruščёv. Io non vedo un collegamento tra il memoriale e la caduta di Chruščёv. Il grande processo che avrebbe portato a questo evento era già in corso, in URSS.
  • Pensare che fosse possibile da parte mia un aut-aut sentimentale del tipo "se tu resti in Russia ti pianto" equivale a ignorare quali fossero i nostri rapporti e quale fosse il temperamento di Togliatti.
  • [Sull'attentato a Palmiro Togliatti] Quando qualche giorno dopo l'intervento chirurgico gli fu permesso di scorrere i giornali, Togliatti volle leggersi le cronache dell'attentato. Lo colpì, proprio sull'Unità, un titolone a nove colonne: ‘Via il governo della guerra civile'. Ricordo il suo commento: se avessero scritto ‘Via il ministro dell'Interno', questa sì che sarebbe stata una richiesta non solo plausibile ma anche accettabile! E infatti più tardi si seppe che in Consiglio dei ministri, riunito d'urgenza lo stesso giorno dell'attentato, il ministro degli Esteri Carlo Sforza ed il suo sottosegretario, un giovanissimo Aldo Moro, avevano posto il problema delle dimissioni del ministro dell'Interno.
  • Togliatti era preoccupato per i rapporti fra URSS e Cina, e per la situazione fra il partito e gli intellettuali che si era creata dopo che Chruščёv aveva assunto posizioni assai rigide e dure.

Indro Montanelli[modifica]

  • Cadendo oggi il trigesimo della scomparsa di Pietro Valdoni, vogliamo rievocare un episodio del grande chirurgo. Come tutti ricorderanno, fu lui ad operare, salvandogli la vita, Palmiro Togliatti, ferito alla testa dalla rivoltella di Pallante. Quando ricevette la parcella, Togliatti la trovò salata, e accompagnò il pagamento con queste parole: «Eccole il saldo, ma è denaro rubato». Valdoni rispose: «Grazie per l'assegno. La provenienza non mi interessa».
  • È difficile sapere che cosa fu Togliatti, perché Togliatti non ha lasciato memoriali, non ha lasciato diario, che cosa pensasse Togliatti non lo ha mai saputo nessuno, credo nemmeno la sua compagna Nilde Iotti. Si può dire che è stato un esecutore fedele degli ordini di Stalin. Lo è stato sempre, e per questo godeva la fiducia di Stalin. [...]["Era un grande diplomatico?"] Era un diplomatico per sé, soprattutto, perché un uomo sopravvissuto a venticinque o trent'anni anni di Mosca, senza finire in galera, processato, o contro il muro, beh, questo è uno dei grandi personaggi. Sono pochi. ["Non era uno statista, per esempio?"] Non poteva essere uno statista perché i comunisti non hanno lo Stato nel sangue, i comunisti hanno il Partito. Stalin non è mai stato Capo dello Stato, e nemmeno capo del governo, era capo del Partito. Il potere nei regimi comunisti non sta né nello Stato né nel governo, sta nel Partito.
  • Nella storia della nazione italiana io vedo pochi uomini all'altezza della qualifica di una destra illuminata che non solo accetta ma vuole le riforme. [...] E, adesso non vorrei scandalizzare la gente, ma direi che uomo di destra per il concetto che aveva dello Stato e del potere era anche Togliatti. E questo dimostra che si può essere uomini di destra anche a sinistra.

Note[modifica]

  1. Citato in Pino Casamassima, Il libro nero delle Brigate Rosse, Newton Compton, 2012, p. 28.
  2. Citato in Marcella e Maurizio Ferrara, Conversando con Togliatti, Roma, 1953; citato in Giorgio Bocca, Togliatti, Oscar Storia, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1991, p. 262. ISBN 88-04-42493-1
  3. Da un saggio sulla morte di Antonio Gramsci, 1937; citato in Un nome dal passato: Bordiga, La Stampa, 6 luglio 1995.
  4. Citato in Giacomo Papi, Il ragazzo che portava il pallone, Diario della settimana n. 13/14, 8 aprile 2004.
  5. Dal resoconto stenografico del XVI Congresso del Partito Comunista russo (Mosca, 29 giugno-13 luglio 1930), p. 185.
  6. Citato in Elena Agassi-Rossi e Viktor Zaslavsky, Togliatti e Stalin, Il Mulino, Bologna, 1997, p. 79. ISBN 88-15-06199-1
  7. Pubblicata su P. Spriano, Storia del partito comunista italiano, vol. V., Einaudi editore, Torino, 1975.
  8. a b Citato in Paolo Granzotto, Montanelli, Ti ricordi Indro?, Società Europea di Edizioni S.p.A., Milano, p. 127. ISBN 9 778118 178454
  9. 22 ottobre 1946; citato in Mario A. Manacorda, Scuola pubblica o privata?, Editori Riuniti, Roma, 1999, p. 61.
  10. In risposta a una preoccupazione di Ignazio Silone che osservava che il giorno in cui fossero venuti alla luce gli archivi sovietici, i comunisti italiani avrebbero potuto essere considerati responsabili anche dei crimini commessi dal Partito Comunista dell'Unione Sovietica.
  11. Citato in La Stampa, 13 marzo 1994, p. 19; citato in Elena Agassi-Rossi e Viktor Zaslavsky, Togliatti e Stalin, Il Mulino, Bologna, 1997, p. 11. ISBN 88-15-06199-1
  12. Da I compiti del partito nella situazione attuale, Roma 1945, p. 37; citato in Ginsborg 1989, p. 57.
  13. Durante un comizio a Roma nel luglio 1944; da Per la libertà d'Italia, p. 73; citato in Ginsborg 1989, p. 53.
  14. Riferimento a chi stava a sinistra del Partito Comunista, cioè i trotzkisti e altre frange in disaccordo con la politica di Mosca.
  15. A proposito del sospetto che alcuni dissidenti del PCI durante il fascismo fossero stati segnalati alla polizia dagli stessi comunisti guidati da Togliatti e quindi allineati alle direttive di Mosca. Cfr. Bruno Vespa, Donne d'Italia, RaiEri-Mondadori, Milano, 2015, p. 86. ISBN 978-88-04-65812-2
  16. Citato in Alessandro Spinelli, I repubblicani nel Secondo Dopoguerra (1943-1953), Longo Angelo, 1998, p. 135. ISBN 8880631861
  17. Da Le istruzioni alle organizzazioni di partito nelle regioni occupate; in Opere scelte, Roma, 1974, pp. 331-32; citato in Ginsborg 1989, p. 52.
  18. Rapporto alla sessione pubblica del comitato centrale e della commissione centrale di controllo del Partito Comunista Italiano, Roma, 23 gennaio 1961; così riportato in Palmiro Togliatti – Il Partito. Scritti e discorsi, edizioni a cura della Sezione stampa e propaganda del PCI, 1973.
  19. Citato in Camera dei deputati, Discussioni in Assemblea (resoconti stenografici), Seduta di Venerdì 6 marzo 1953, p. 46858.
  20. Da L'Unità, 15 marzo 1956.
  21. Citato in Santi Fedele, Fronte popolare: la sinistra e le elezioni del 18 aprile 1948, Bompiani, 1978, p. 13.
  22. Dal discorso Per la sfiducia al IV Governo De Gasperi, Assemblea Costituente, 26 settembre 1947, in Discorsi parlamentari: 1946-1951, Camera dei deputati, 1984.

Bibliografia[modifica]

  • Paul Ginsborg, Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi, traduzione di Marcello Flores e Sandro Perini, Einaudi, 1989. ISBN 8806160548
  • Palmiro Togliatti, Il partito comunista italiano, Editori Riuniti, Roma 19974. ISBN 8835943191
  • Palmiro Togliatti, De Gasperi il restauratore: è possibile un giudizio equanime sull'opera di Alcide De Gasperi?, cinque articoli pubblicati in Rinascita, a cura e con introduzione di Fabio Silvestri, Alberto Gaffi editore in Roma, 2004.

Voci correlate[modifica]

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