Luciano Caramel

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Luciano Caramel

Luciano Caramel (1935 – vivente), critico d'arte italiano.

  • Salvatore Garau è uno degli artisti piu' importanti degli anni Novanta.[1]
  • Garau lavora a monocromo, per lo più in grandi dimensioni, con colore acrilico e interventi a biro e matita, sui quali sovrappone piccoli punti e linee o più grandi strutture ottenuti con stesure di resina trasparente, che provoca effetti singolari. Queste parti, infatti, animano la superficie, con la loro lucidità che cattura e riflette la luce, oppure definiscono delle presenze rigide che dialogano con l'organicità dell'insieme. Per cui si ha l'impressione di ritrovarsi di fronte a una realtà primordiale, magmatica che coesiste con qualcoasa che potrebbe essere la traccia dell'azione ordinatrice dell'uomo (che anzi, all'origine, lo è, trattandosi spesso di strutture che rimandano a moli, barriere, dighe), e nel contempo si offre con l'assolutezza che è dell'archetipo.[2]
  • La dimensione è proprio quella evocata da Voltaire, benché fuori dal caustico, ideologico criticismo dello scrittore. Nelle tele di Garau, gli uomini sono assenti. La terra e il cielo, agitati da forze metamorfiche, sono proposti in un dinamismo che ha l'equilibrio e i tempi delle ere geologiche. Eppure, nonostante questo vedere dall'alto e dal di fuori, si sente che proprio l'uomo e il suo destino sono il vero punto focale. Non è il sublime che attrae il pittore, che ne sente il fascino ma ne teme le vertigini. È piuttosto il senso di un fluire panico, scenario dilatato e imprendibile per un qualcosa che rivendica gli attributi, e i limiti, della singolarità, del contingente. Per cui quell'uomo finisce poi con l'imporsi ancora come il protagonista. [3]
  • Salvatore Garau tra i più dotati delle nuove generazioni, ci presenta brani visionari di un microcosmo terreno che hanno la grandiosità e i limiti del frammento dell'universo. Sono vedute circoscritte, con acque, cieli, coste, lande più o meno distese, tuttavia internamente tese da un'energia che travalica il particolare, rendendo sensibile il tutto di cui questo fa parte.[4]
  • Tutto ciò in Garau è pittura. Non solo nel senso che l'artista è alieno dal diffondersi in un contenutismo letterario e filosofeggiante. Ma perché il significato è interno al dipingere, nelle sue componenti fattuali e mentali, fisiche e concettuali. Garau, insomma, non racconta ma vive nel fare una condizione esistenziale che è sua e di tutti.[5]

Note[modifica]

  1. Citato in Andrea Zanzotto presenta a Messina "Salvatore Garau. Abbeveratoi, vacche e giallo", Ed. Roberto Monti, 1990, ASIN: B005IV93L8
  2. Citato in Il Giornale, Luciano Caramel, "Il Magmatico Garau. In contemporanea una rassegna a Milano e un'altra a Modena", domenica 14 febbraio 1993
  3. Citato in Il Giornale, Luciano Caramel, "Il Magmatico Garau. In contemporanea una rassegna a Milano e un'altra a Modena", domenica 14 febbraio 1993
  4. Citato in Il Giornale, Luciano Caramel, "Il Magmatico Garau. In contemporanea una rassegna a Milano e un'altra a Modena", domenica 14 febbraio 1993
  5. Citato in Il Giornale, Luciano Caramel, "Il Magmatico Garau. In contemporanea una rassegna a Milano e un'altra a Modena", domenica 14 febbraio 1993

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