Ludwig Mies van der Rohe

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Ludwig Mies van der Rohe (1886 – 1969), architetto e designer tedesco.

  • Solo i grattacieli in costruzione mostrano ardite idee costruttive, e l'effetto di questi scheletri d'acciaio che si stagliano contro il cielo è sconvolgente. Con il rivestimento delle facciate tale effetto scompare completamente, l'idea costruttiva che sta alla base della creazione artistica è annientata e soffocata per lo più da un caos di forme prive di senso e banali. Nel migliore dei casi, oggi, risultano esclusivamente le dimensioni grandiose, eppure queste costruzioni avrebbero potuto essere qualcosa di più di una semplice manifestazione delle nostre possibilità tecniche. (citato in Ludwig Hilberseimer, Architettura a Berlino negli anni venti da Fabrizio Desideri, Il «fantastico» Scheerbart, Editori Riuniti, 1982)
  • Nella sua forma più semplice l'architettura è ancorata a considerazione assolutamente funzionali, ma può ascendere attraverso tutti i livelli di considerazione fino alla più alta sfera di esistenza spirituale, nel regno della pura arte.[1]
  • La costruzione non definisce soltanto la forma, ma è la forma stessa. Dove la vera costruzione prova un contenuto autentico, là sorgono anche opere vere; opere vere e corrispondenti alla loro essenza. E queste sono necessarie. Esse sono necessarie in se stesse e in quanto parti di un ordine genuino. Si può ordinare soltanto ciò che è già in sé ordinato. L'ordine è qualcosa di più dell'organizzazione. L'organizzazione è la determinazione della funzione. L'ordine invece è attribuzione di significato.[2]
  • I miei pensieri guidano la mano e la mano dimostra se il pensiero è giusto.[3]
  • Ricordo di aver visto molti edifici antichi nella mia città quando ero giovane. Pochi erano edifici importanti. Erano per lo più molto semplici, ma estremamente chiari. Ero colpito dalla forza di questi edifici perché non appartenevano a nessuna epoca. Erano lì da oltre mille anni, e ancora erano straordinari, offrivano un'impressione che nulla poteva mutare. Tutti i grandi stili erano passati... ma erano ancora buoni edifici, come il giorno in cui erano stati costruiti. Erano edifici medievali, senza alcun carattere speciale, ma erano veramente costruiti.[4]

Citazioni su Ludwig Mies van der Rohe[modifica]

  • Alle ore 2 e mezzo appuntamento con Ludwig Mies van der Rohe. Abita al numero 230 della Ohio Street. Una brutta casa ottecentesca di mattoni color vino e pietra bianca. Leggo con una certa commozione e tenerezza il suo nome sulla lista degli inquilini, insieme a tanti altri. È un uomo alto, un po' grasso, zoppica da una gamba, ha gli occhi leggermente strabici. Parla lentamente, arrotando le parole, si sente il tedesco dietro il suo inglese. Ha un'aria stanca, un po' impaurita, ma serena e distaccata. Mi colpisce il suo abbigliamento povero, porta un vestito blu scuro a doppio petto, lustro, una camicia bianca con un colletto informe, scarpe gialle dalla grossa suola e calzini di lana grigi pesante, nonostante il caldo soffocante. Nel taschino il fazzoletto bianco e matite gialle. Parlando si passa ogni tanto la mano destra sui radi capelli, e durante la nostra visita fumerà un sigaro. Non ricordo bene che domande abbiamo fatto e cosa ci ha risposto. Ricordo solo che ha detto ad un certo punto. "Mi piace l'acciaio": L'ha detto con una semplicità ed una naturalezza straordinaria. "I like the steel". E quegli "L" erano così liquidi da fare pensare subito alle pareti trasparenti dei suoi edifici. (Michele Valori)

Note[modifica]

  1. Citato in I Maestri dell'architettura – Ludwig Mies van der Rohe, copertina.
  2. Citato in I Maestri dell'architettura – Ludwig Mies van der Rohe, p. 5.
  3. Citato in I Maestri dell'architettura – Ludwig Mies van der Rohe, p. 10.
  4. Citato in Giovanni Leoni, p. 21.

Bibliografia[modifica]

  • I Maestri dell'architettura – Ludwig Mies van der Rohe, Hachette, San Giovanni Lupatolo (VR), 2010.
  • Giovanni Leoni, Ludwig Mies van der Rohe, Motta Editore, Milano, 2008. ISBN 978-88-6116-053-8

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