Luigi Anelli

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Luigi Anelli nel 1861

Luigi Anelli (1813 – 1890), storico, politico e patriota italiano.

I riformatori nel secolo XVI[modifica]

  • Lutero fu più che Riformatore. Vero riformatore era Savonarola, che, quantunque infiammasse d'entusiasmo il suo zelo, si credesse ispirato da Dio, e da Dio traesse le sue profetiche rivelazioni, astenne la mano dalle credenze cattoliche, e pose l'ingegno e la parola soltanto a ristaurare il clero a santità di costumi e sommettere tutti alla pratica de' precetti evangelici per trarli fuori dalla marcida vita, in cui incaderivano. Lutero levò la mente a più arditi concetti; e più che Riformatore fu iniziatore dello scisma, che divise l'Europa in due Chiese. (vol. 1, cap. 12, p. 183)
  • [Ulrico Zuinglio] Robusto ingegno, sillogizzando a suo modo, era venuto in opinioni non consone alla fede cattolica. Non credeva divinamente ispirati tutti i quaranta libri biblici registrati nel canone cattolico, sebbene tutti degni d'autorità ragionevole; la parte umana prevalervi forse alla divina, quindi incerto il domma fondato su un passo tolto indistintamente da quelle pagine; errore poi creder vera una sentenza solo perché vi è scritta. Agitando poi la face della filosofia nelle tenebre impenetrabili de' misteri cristiani (la ragione dee ben vedere il perché dee credere, ma innanzi al mistero umiliarsi), pensava che le nostre inclinazioni al male derivano dal corto intendimento del nostro spirito, non dal nascer peccatori. Dio, aggiungeva, è il primo principio del peccato; una necessità divina ci fa perversi, traditori, parricidi, volendo Iddio per questo modo palesare i predestinati alla dannazione. (vol. 1, cap. unico Svizzera - Zuinglio e Calvino, p. 340)
  • Farel rientrò [a Ginevra] e, previa l'annuenza del Comune, ricominciò le sue predicazioni, tutte intese a mostrare che i doveri derivano dall'unione con Dio, e consistono in un'intima virtù, la fede, e in una virtù attiva, la carità; il cattolicesimo corrompere il Vangelo con erronee dottrine, e abbandonata la semplicità del culto primitivo, tramutare lo spirito de' divini misteri in ispettacolo scenico d'atti materiali, muti al cuore de' fedeli. Né si ristava d'accusarlo che guastasse l'idea del dovere con troppe e troppo austere obbligazioni esteriori, trascurasse la predicazione, moltiplicasse i mediatori tra l'uomo e Dio, sì che troncava la nostra intima e diretta corrispondenza colla Mente suprema. (vol. 1, cap. unico Svizzera - Zuinglio e Calvino, p. 346)

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