Martin Lutero

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Martin Lutero

Martin Lutero (1483 – 1546), frate agostiniano, teologo e riformatore tedesco.

Citazioni di Martin Lutero[modifica]

  • Chi ha cominciato a pregare coi Salmi in modo serio e regolare abbandonerà presto le altre piccole preghiere facili, particolari e pie e dirà: "Non certo in queste v'è la forza, il vigore, il fuoco che trovo in essi!".[1]
  • Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella.[2]
  • I pensieri non pagano dazio.[3]
  • Il mondo è come un contadino ubriaco; non si fa tempo ad aiutarlo a montare in sella da una parte, che subito cade dall'altra.[4]
  • Il Salterio serve a comprendere il Padre nostro ed entrambi danno un identico suono.[5]

Breviario[modifica]

  • La guerra distrugge tutto quello che Dio può dare: la religione, lo stato, il matrimonio, la proprietà, la reputazione, la scienza, ecc. (p. 25)
  • Il prezzo della pace non è mai troppo alto: essa infatti porta grande utile a chi l'acquista. (p. 27)
  • La legge scopre la malattia, il Vangelo fornisce la medicina. (p. 28)
  • L'autorità terrena non è stata voluta da Dio per violare la pace e dare inizio alla guerra, ma per mantenere la pace e respingere la guerra. (p. 29)
  • Se esiste l'inferno, Roma ci sta sopra. (p. 30)
  • Chi ha inventato la birra è stato una peste per la Germania. [Non è strano] che nei nostri paesi tutto sia caro. I cavalli mangiano gran parte dei cereali, poiché [noi coltiviamo] più avena che grano; poi i bravi contadini e cittadini si bevono quasi la [stessa] quantità di cereali trasformati in birra. (p. 31)
  • [...] in questa vita non saremo mai così puri da compiere un'opera buona senza peccato. (p. 33)
  • Più profonda è la nostra ammirazione per il creato, più grandi sono i miracoli che in esso si scoprono. (p. 35)
  • La parola «verità» non si riferisce solo alle parole, ma deve regnare su tutta la vita in generale. Tutto quel che diciamo, pensiamo, viviamo e siamo dev'essere certo e veritiero, affinché non inganniamo non solo il mondo, ma neanche noi stessi. (p. 35)
  • Un'autorità saggia deve preoccuparsi molto più di mantenere la pace che di migliorare le leggi. (p. 45)
  • All'autorità non bisogna opporsi con la violenza, ma solo professando la verità; se si convince, va bene; se no, tu sei giustificato e patisci l'ingiustizia per amore di Dio. (p. 49)
  • L'autorità terrena si fonda sul quarto comandamento, come si può così dimostrare: l'obbedienza è necessaria; anche l'autorità dei genitori è necessaria. Se dunque cessa l'obbedienza verso i genitori e aumenta la disobbedienza dei figli, compito del diritto naturale è di intervenire come tutore dei figli, per aiutare ed educarli. Questo tutore è l'autorità terrena. (pp. 52-53)
  • Principi e signori sono dei poveracci. Dunque Nostro Signore non ha ordinato per caso di onorare l'autorità e di pregare per essa. (p. 53)
  • È meglio donare un centesimo al proprio prossimo che costruire a san Pietro una chiesa tutta d'oro; la prima cosa infatti è comandata da Dio, la seconda no. (pp. 59-60)
  • Si insegni ai cristiani: chi dà ai poveri o presta ai bisognosi agisce meglio che se acquista un'indulgenza (p. 60)
  • Il lavoro in sé è gioia. (p. 61)
  • Ciascuno deve condurre una vita che sa che piace a Dio, anche se è disprezzata e poco considerata. Essere servo, cameriera, padre, madre, sono tutti modi di vita fondati e santificati dalla parola di Dio, e che piacciono a Dio. (p. 63)
  • Bisogna pregare brevemente, ma spesso e con intensità. (p. 64)
  • Non devi credere che rubare significhi soltanto derubare il tuo prossimo dei suoi averi; se tu vedi il tuo vicino che soffre la fame, la sete, il bisogno, che non ha casa, vestiti e scape, e non lo aiuti, lo derubi esattamente come chi ruba i soldi a uno dalla borsa o dalla cassetta. Tu hai il dovere di aiutarlo nel bisogno. I tuoi beni infatti non sono tuoi; tu ne sei soltanto l'amministratore, col compito di distribuirli a coloro che ne hanno bisogno. [...] Perciò è raro che un uomo ricco non sia un ladro in questo senso, anzi un grosso ladro. (pp. 65-66)
  • Considero un danno minore perdere tutti i propri averi che perdere un amico fedele. (p. 67)
  • Chi ha due vacche deve cederne una, pur che la pace venga mantenuta. È meglio avere una vacca in pace che due in guerra. (p. 67)
  • Anche se hai dei cattivi pensieri non devi disperarti. Vedi però di non lasciare che si impadroniscano di te. (p. 68)
  • A un comando divino non bisogna esitare o discutere a lungo. Dio esige l'obbedienza, ma odia i rinvii. (pp. 68-69)
  • Ciò che si fa a propria discrezione [...] è per il diavolo. (p. 72)
  • Quando inizi a non voler migliorare, smetti di essere buono. (p. 72)
  • Se si ottiene subito tutto ciò che si desidera, il cuore dell'uomo non trova pace. Esauditi i desideri, infatti, il desiderio resta insaziato come prima. (p. 73)
  • Sia maledetta la vita di chi vive per se stesso e non per il suo prossimo. E invece sia benedetta la vita di chi vive e serve non sé, ma il suo prossimo, insegnando, punendo, aiutando e in qualunque altro modo. (p. 77)
  • Se esiste anche una sola persona verso cui nutri sentimenti ostili, tu non sei nulla, anche se compissi dei miracoli. (p. 80)
  • Se vuoi ascoltare tutto quel che si dice, sappi che sentirai anche qualcuno che ti maledice, e soprattutto da coloro da cui non te lo saresti mai aspettato. (p. 81)
  • Nelle ragazze la loquacità è sempre molto brutta. (p. 83)
  • Una grande ricchezza non dà tanto conforto quanto un cuore lieto. (p. 84)
  • Il maggiore ornamento di una donna e di una vergine è una casta riservatezza. (p. 101)
  • La mitezza è il cielo, l'ira è l'inferno, il punto di mezzo fra i due è questo mondo. [...] Perciò più sei mite, più sei vicino al cielo. (p. 101)
  • Giurare in nome di Dio oggi è d'uso generale e quotidiano. Di tutte le nostre membra infatti la più sventurata è la lingua, che chiacchiera a vanvera, fa poca attenzione a non nominare il nome di Dio con leggerezza in cose da poco, mentre dovrebbe tenerlo in alto onore. (p. 102)
  • Se non ci fossero le malvage lingue, non ci sarebbe mai bisogno della spada. (p. 102)
  • I sogni tristi provengono da Satana, perché tutto quello che serve alla morte e al terrore, all'assassinio e alle menzogne, è opera del diavolo. Spesso mi ha distolto dalla preghiera e mi ha insufflato pensieri tali che io sono fuggito. Le mie lotte migliori con lui le ho combattute a letto, a fianco della mia Käthe. (p. 103)
  • Lo spirito di tristezza viene dal diavolo, che ci invidia la gioia. (p. 107)
  • La vera giustizia prova pietà; la falsa giustizia sdegno. (p. 109)
  • Quello che nostro Signore mi dà, lo prendo volentieri; di quello che non mi dà, faccio tranquillamente a meno. Questo è il mio motto, in quanto so accontentarmi. (pp. 110-111)
  • Il vino è benedetto e se ne parla nella Sacra Scrittura, la birra invece fa parte della tradizione umana. (p. 112)
  • L'uomo è come il sole, la donna come la luna. (p. 120)
  • Chi combatte il matrimonio e osteggia la condizione coniugale, è un furfante come Marcione e Hätzer; costoro hanno condannato il matrimonio per poter sedurre tutte le donne perbene. (pp. 123-124)
  • San Geronimo fu un vero maestro di monaci. Egli scrisse diverse empietà sul matrimonio, in cui vedeva solo (la soddisfazione de)gli istinti. Ma in realtà nel matrimonio le tentazioni vengono sconfitte attraverso la carne. (p. 130)
  • L'obbedienza della carne allo spirito – questo sarebbe il paradiso. (p. 131)
  • Siamo veramente dei pazzi. Possiamo guadagnarci il paradiso o l'inferno con i nostri propri figli, e non ce ne curiamo. A che serve infatti se tu sei devoto e pio, ma per tua colpa fai crescere i tuoi figli fuori dalla religione? (p. 135)
  • Poiché voleva educare gli uomini, Cristo dovette farsi uomo. Se vogliamo educare i bambini, dobbiamo farci bambini insieme a loro. (p. 135)
  • Dio fa i bambini, e provvederà anche a mantenerli. (p. 137)
  • Il ventre è in tutte le religioni l'idolo più potente. (p. 149)
  • Come credi in Dio, così Dio sarà per te. Se credi che sia buono e misericordioso, per te sarà così. (p. 156)
  • Come credi, così ami, e viceversa. (p. 157)
  • Ogni giardino è un libro di Dio, in cui si può contemplare il miracolo che Dio compie ogni giorno. (p. 165)
  • Io non amavo il Dio giusto che punisce i peccatori, anzi, lo odiavo; pur vivendo infatti una vita di monaco irreprensibile, davanti a Dio mi sentivo un peccatore con la coscienza sempre inquieta, e non riuscivo a confidare che la mia riparazione potesse placarlo. [...] Fu così finché infine, riflettendo per giorni e notti, per misericordia di Dio rivolsi la mia attenzione al nesso [intimo] fra le parole «La giustizia di Dio viene in lui rivelata, secondo quanto sta scritto: il giusto vive per mezzo della fede», cominciai a intendere la giustizia divina come la giustizia in cui vive il giusto per dono di Dio, in grazia della fede, e cominciai a capire che questo significa che nel Vangelo si manifesta la giustizia di Dio, la giustizia passiva, per mezzo della quale Dio misericordioso ci rende giusti in virtù della fede [...]. A questo punto mi sentii come rinato, come se fossi entrato in paradiso attraverso le porte aperte. Tutta la Scrittura mi si mostrava sotto un nuovo aspetto. Ripercorsi tutta la Sacra Scrittura, per quanto me lo consentì la memoria, e rimarcai anche in altre espressioni la corrispondenza, per esempio «l'opera divina», cioè l'opera che Dio attua in noi; «la forza divina» con la quale ci rende forti; «la saggezza divina» con cui ci rende saggi; «la potenza divina», «la salvezza divina», «l'onore divino». (pp. 167-168)
  • Coloro che amano veramente Dio con amore e amicizia di bambini [...] si affidano liberamente alla volontà di Dio qualunque essa sia, anche all'inferno e alla morte eterna, se questa dovesse essere la volontà di Dio, solo affinché la sua volontà sia fatta interamente; tanto poco seguono la propria volontà. Ma come si conformano senza riserva alcuna alla volontà di Dio, così è impossibile che restino all'inferno. È impossibile infatti che rimanga escluso da Dio colui che si getta anima e corpo nella sua volontà. (pp. 169-170)
  • Tutto il regno di Cristo è perdono dei peccati. (p. 178)
  • Dobbiamo essere pronti per il Giudizio Universale, attenderlo con gioia [...] in quanto ci libererà dai peccati, dalla morte e dall'inferno. (p. 181)
  • Il potere del diavolo è la morte, il peccato e una cattiva coscienza, attraverso cui egli comanda. (p. 182)
  • Per i cristiani timorati di Dio le tentazioni sono estremamente utili, un autentico esercizio cristiano per la carne e il sangue. Chi non ha tentazioni non sa nulla. Perciò tutto il Libro dei Salmi, in ogni verso, non è altro che tentazione, tribolazione, disgrazia, un libro pieno di tentazioni. (pp. 192-193)
  • Molti non sono degni di fare neanche un'opera buona. Perché è una cosa grande che un uomo sia degno di fare un'opera buona. (p. 194)
  • La Sacra Scrittura la si deve sempre leggere e rileggere; essa infatti è utile e necessaria. Altrimenti non c'è nessun altro scritto che sia utile e che aiuti. (p. 198)
  • Il potere della Chiesa non è altro che la Parola di Dio. (p. 198)
  • Anche Occam, che pur era intellettualmente superiore a tutti e aveva confutato tutte le altre correnti, scrisse e teorizzò esplicitamente che nella Scrittura non c'è scritto da nessuna parte che per fare un'opera buona sia necessario lo Spirito Santo. Questa gente aveva una buona testa e tempo a disposizione, e con le loro lezioni arrivarono alla vecchiaia, ma di Cristo non capirono mai niente, perché disprezzavano la Bibbia e non la leggevano per esercitarsi [nella fede], ma per la conoscenza [scientifica], come se fosse un libro di storia. (p. 199)
  • Nel Nuovo Testamento non c'è una sola parola che non si riferisca al Vecchio, dove esso viene annunciato... Il Nuovo Testamento non è altro che la rivelazione del Vecchio, come se qualcuno fosse in possesso di una lettera chiusa e poi la aprisse. Il Vecchio Testamento è una lettera-testamento di Cristo, che egli, dopo la sua morte, ha fatto aprire, leggere e annunciare dappertutto attraverso il Vangelo. (p. 210)
  • Il Nuovo Testamento è un libro in cui sono scritti il Vangelo e la promessa divina, e oltre a ciò la storia sia di quelli che ci credono che di quelli che non ci credono. (p. 210)
  • Nel tradurre mi ero proposto di arrivare a un tedesco pulito e chiaro. E spesso ci è successo di cercare e di chiedere una sola parola per due, tre, quattro settimane, senza tuttavia trovarla per il momento. Al libro di Giobbe lavoravamo io, magister Filippo e Aurogallo, e a volte in quattro giorni riuscivamo a fare a malapena tre righe. (pp. 211-212)
  • Il mio fraterno consiglio dunque è: attingi alla fonte e leggi con zelo la Bibbia! Chi conosce bene il testo [biblico] infatti è anche un buon teologo. Un passo della Scrittura, un testo biblico infatti valgono di più dei commenti di quattro autori, che non sono attendibili e completi. [...] Il testo ha la precedenza su tutti i commenti. I cari Padri hanno goduto di grande fama, ma alla Bibbia è stato fatto torto. (p. 213)
  • L'autorità dei Padri non dev'essere tenuta in nessuna considerazione, e le decisioni sbagliate, prese tutte senza e al di fuori della Parola di Dio, devono essere criticate e rifiutate. Cristo infatti conta di più dell'autorità dei Padri. (p. 222)
  • I giuristi non sanno cos'è la Chiesa. Anche se spulciassero in tutti i loro libri, non troverebbero cos'è la Chiesa; e perciò non devono nemmeno riformarci. Omnis jurista est aut nequista aut ignorista: ogni giurista è o un furfante o un ignorante, che non sa nulla di cose divine. E se un giurista vuole disputarne, digli: «Ascolta, amico, qui non deve parlare nessun giurista, a meno che non scorreggi una scrofa». (pp. 223-224)
  • Beato colui che muore nel Signore. (p. 232)
  • Bisogna lavorare come se si volesse vivere in eterno, ma vivere come se dovessimo morire adesso. (p. 233)
  • Chi non è bello a 20 anni, forte a 30, abile a 40, ricco a 50, dopo non ha più bisogno di sperare. La vecchiaia non preserva dalla stoltezza. (p. 234)

Scritti religiosi[modifica]

  • Come Madre di Dio è elevata sopra tutti gli uomini, eppure rimane sì semplice e modesta che a questo riguardo non potrebbe tenere sotto di sé una piccola ancella. O poveri noi uomini, che quando abbiamo qualche bene, potere od onore, anzi se soltanto siamo un po' più belli degli altri, non possiamo stare a fianco di uno minore di noi e le nostre pretese divengono smisurate, che cosa faremmo se ricevessimo dei beni tanto grandi e sublimi?
  • Dio è quel Signore che si compiace ad innalzare ciò che è umile, e ad abbassare ciò che è stato in alto, in poche parole, a rompere ciò che è costruito e a costruire ciò che è frantumato.
  • Mi ha dato [Dio] vestiti e scarpe, mangiare e bere, casa, moglie e figlio, campo, bestiame e tutti i beni... e tutto questo senza merito né dignità alcuna da parte mia, per pura, paterna, divina misericordia. Per tutto questo io devo ringraziarlo e lodarlo, servirgli e obbedirgli.

Citazioni su Martin Lutero[modifica]

  • Condannato dal tribunale di Reggio Emilia per bestemmie e turpiloquio contro la Chiesa, Roberto Benigni avrebbe qualche ragione di considerarsi vittima di un'ingiustizia. Proprio il giorno prima la Chiesa riabilitava Martin Lutero, scomunicato ai suoi tempi pressappoco per gli stessi motivi. Come cambia, coi tempi, la sorte degli uomini! È inquietante pensare che Benigni, se fosse vissuto cinquecent'anni fa, sarebbe forse diventato Lutero. Ma addirittura sconvolgente è che Lutero, se fosse nato cinquecent'anni dopo, sarebbe forse diventato Benigni! (Indro Montanelli)
  • Hitler annienta il padre e scatena in sé le forze della madre-cattiva, Lutero interiorizza il padre e stabilisce un compromesso col superego. Dall'altra parte si ha la folla, anch'essa definita edipicamente, da immagini parentali di second'ordine, collettive; l'incontro può dunque aver luogo, Lutero e i cristiani del XVI secolo, Hitler e il popolo tedesco, in corrispondenze che non implicano necessariamente l'identità (Hitler svolge il ruolo di padre per «trasfusione omosessuale», e rispetto alla folla femminile; Lutero svolge il ruolo di donna rispetto al Dio dei cristiani). (L'Anti-Edipo)
  • In altre parole, nello Spaccio Bruno liquida in via definitiva, e in modo esplicito, il modello cristiano di creazione.[...] In effetti, fra Spaccio e Cabala c'è una diversità su questo punto: nel primo la punta della critica è rivolta anzitutto contro Lutero e i suoi seguaci, mentre nella seconda è sotto tiro il ciclo ebraico-cristiano nella sua complessità. (Michele Ciliberto)
  • La crisi personale di Lutero iniziò proprio quando vide che, nonostante il suo impegno nella vita monastica, non riusciva e rendersi giusto col suo sforzo di coerenza. (Walter Kasper)

Note[modifica]

  1. Dalla Prefazione al Salterio (1531); citato in Ravasi, pp. 143-144.
  2. Citato in Focus storia, n. 72, ottobre 2012, p. 22.
  3. Citato in Focus, n. 90, aprile 2000, p. 162.
  4. Citato in Dizionario mondiale di Storia, Rizzoli Larousse, Milano, 2003, p. 677. ISBN 88-525-0077-4
  5. Dalla Prefazione al Salterio (1531); citato in Ravasi, p. 143.

Bibliografia[modifica]

  • Martin Lutero, Breviario, a cura di Claudio Pozzoli, traduzione di Carla Buttazzi, Rusconi, Milano, 1996. ISBN 88-18-36106-6
  • Martin Lutero, Scritti religiosi, a cura di Valdo Vinay, UTET, Torino, 1967.
  • Gianfranco Ravasi, L'incontro: ritrovarsi nella preghiera, Mondadori, Milano, 2014. ISBN 978-88-04-63591-8

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]