Aristide Calani

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jump to navigation Jump to search

Aristide Calani (floruit XIX secolo), militare, giornalista ed editore italiano.

Il Parlamento del Regno d'Italia[modifica]

  • [Aleardo Aleardi] Melanconico, non di quella melanconia affettata ch'era moda qualche anno fa di seminare pei carmi, onde gli adolescenti e le femminucce ven sapessero grado, ma d'una mestizia sincera, spontanea, quasi diremmo involontaria, d'una mestizia che vi fa pensare: quest'uomo ha molto sofferto; oppure quest'uomo ha cercato, ha cercato nella vita... che? un amico[1], forse – un amico, intendiamo, come se lo fabbrica nella sua mente un poeta – o una donna, ma qual donna! – e non ha trovato, o ha perduto, e si sente solo, o piuttosto si sente incompleto e si lagna, senza avvedersene quasi, il tapino, e quand'anche s'attenti a cantarvi l'osanna, le corde della sua lira non sanno farlo che in toni minori. (parte prima, p. 17)
  • [Giuseppe Ameglio] Alla Camera siede sui banchi della sinistra, ma non fa opposizione sistematica, ché, del resto, siam lieti di dichiararlo fin da questo momento, gli oppositori propriamente sistematici sono in bene scarso numero nel primo Parlamento del regno italico. (parte prima, p. 28)
  • L'Anelli [nella Camera dei deputati] siede bene all'estrema destra, perché forse un usciere inconsapevole, giudicandolo dal di lui abito strettamente ecclesiastico, gli avrà additato quel posto, ma opina e vota col raro stuolo dell'estrema sinistra. (parte prima, p. 38)
  • A trattarlo, [Luigi Anelli] lo si trova persona cortese e anche affabile, una volta ch'egli abbia superata certa sua selvatichezza, non inurbana, però; ma lo si scorge quale lo si può giudicare ed agli atti ed agli scritti: ignaro delle cose, degli uomini, e dell'andamento del tempo. (parte prima, p. 38)
  • Il Lella aveva succhiati col latte i principî liberali; ma gli erano stati rafforzati dal celebre Nicolini. Abborriva quindi dispotismo e despoti. Aveva sempre sospirato pel proprio paese un reggimento più largo, più confacente alla moderna civiltà. Conosciuto alfine esser follia sperarlo da Ferdinando II[2], fu costretto a chiederlo alla rivoluzione. (parte seconda, p. 430)
  • Gli sforzi supremi e le successive rivoluzioni, i conati della Sicilia contro i napoletani pel riconoscimento dell'indipendenza dell'isola e per la riscossa dall'assolutismo, tutta questa lotta di popolo a popolo e da idea ad idea, è senza meno incarnata, immedesimata nella nobile e veneranda figura di Ruggero Settimo, il cui nome era il più popolare che mai nella Sicilia pria dello sbarco di Garibaldi, oggi solamente secondo al nome dell'eroe di Palermo. (parte seconda, p. 500)
  • Ruggero Settimo è grande di statura, quantunque ora abbattuto dagli anni; la sua fronte è ampia, dolce e benevolo lo sguardo, bianca la capigliatura; tutto nella sua figura concorre a quella maestà che gli hanno acquistata le sue alte virtù morali.
    Ha fatto sempre mostra di coraggio civile nelle difficili occasioni; pieno di una lealtà pari ad ogni elogio, tranquillo nella cattiva e nella buona fortuna, senza ombra di ambizione e solo amante del bene della patria; affabile con tutti e dignitoso, egli è cinto dell'aureola delle antiche virtù in lui rinnovate, e così passerà la sua immagine a traverso la riconoscenza e la memoria del secolo avvenire. (parte seconda, p. 539)

Note[modifica]

  1. Nel testo "un'amico".
  2. Ferdinando II delle Due Sicilie (1810 – 1859), detto "re bomba" per il cannoneggiamento di Messina durante i moti del 1848.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]