Marcello Paradiso

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Marcello Paradiso (1953 – vivente), presbitero e teologo italiano.

Il blu e il giallo[modifica]

  • [Adrienne von Speyr] dopo la morte del marito [Emil Dürr] visse sola con i due bambini fino al 1936, quando, preoccupata di dare un padre ai due figli di Dürr, sposò in seconde nozze un allievo e assistente del professor Dürr, il dottor Werner Kaegi [...]. Questo secondo matrimonio fu vissuto in modo singolare in una silenziosa condivisione da parte del secondo marito. Come protestante non aveva alternative alla condizione matrimoniale; amò molto il primo marito, si occupò fedelmente e maternamente del secondo per tutta la vita.
    Ma per tutto il resto della sua vita il professor Kaegi e i due figli del professor Dürr non compariranno praticamente mai nelle vicende di Adrienne [...]. (p. 25)
  • A Basilea [Hans Urs von Balthasar] conobbe anche Karl Barth, grazie al comune amore per la musica di Mozart, e con lui strinse una sincera amicizia che influenzò significativamente il lavoro teologico di Balthasar. Barth si era interessato molto alla conversione della von Speyr, ebbe modo di parlarne con lei e rimase molto colpito dalla decisione della dottoressa. Balthasar non si nascondeva, senza illudersi, il desiderio che anche il grande Karl Barth potesse fare quel passo. (p. 50)
  • Balthasar fu accusato di sudditanza nei confronti della dottoressa, e quindi di essere succube delle sue visioni mistiche [...]. Lei era giudicata malevolmente superba, eccentrica, piuttosto visionaria [...]. Le chiacchiere non mancarono e anzi durarono non poco, nella totale (o apparente?) indifferenza però di Balthasar, lei invece in qualche passaggio dei suoi commenti al Vangelo di Giovanni si lascia sfuggire qualche critica velata nei confronti di quanti ipocritamente seminavano zizzania nella Chiesa a causa del distorto giudizio sul loro rapporto. Ma la sofferenza silenziosa e umile di entrambi per queste incomprensioni è abbastanza nota. Non c'è una riga [...] in cui Balthasar faccia riferimento agli anni difficili [...]; ha attraversato gli ultimi vent'anni della sua esistenza senza cercare improbabili rivendicazioni o riabilitazioni, salvo l'insistenza, quando richiesto, dell'importanza dell'opera di lei per comprendere la sua stessa opera, quasi per una sorta di riconoscimento oggettivo del valore di Adrienne e per non riservare solo a sé meriti culturali ed ecclesiali che da più parti cominciarono ad arrivare. Certo, lo ritroviamo ancora come un cavaliere solitario, nemmeno molto impegnato per la vita e lo sviluppo della Comunità di Giovanni che restò una realtà abbastanza esigua e forse elitaria. (p. 210)

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