Margherita D'Amico

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Margherita D'Amico

Margherita D'Amico (1967 – vivente), scrittrice e giornalista italiana.

Citazioni di Margherita D'Amico[modifica]

  • "Grazie alla scienza abbiamo imparato a calibrare numeri, dosi e funzioni, evitando ogni sofferenza all'animale... bisogna evitare di manipolare la realtà inventandosi la pratica (inesistente) della vivisezione" asserisce Elena Cattaneo [...] Ma l'esistenza stessa delle deroghe, sempre più di frequente accordate, per testare senza anestesia, proprio affinché l'animale provi dolore, contrasta irrimediabilmente con tali affermazioni, e, più in generale, l'intera sperimentazione animale si basa su interventi che impongono atroci sofferenze fisiche e psicologiche [...] La realtà di laboratorio descritta dall'onorevole Cattaneo parla di pochi animali trattati magnificamente in contesti ameni [...] Purtroppo però video, immagini, testimonianze dirette e le stesse pubblicazioni scientifiche ci descrivono una realtà opposta. Come credere, allora, al resto? Quale senso e valore attribuire all'esortazione, rivolta agli "animalisti", ad accettare una diagnosi ineluttabile (la vivisezione non può tramontare) da parte di una scienza che, contraddizione in termini, rifiuta il progresso? È come se l'imprenditoria contemporanea perorasse l'utilizzo degli schiavi, prendendo a modello il Colosseo o le piramidi.[1]

La pelle dell'orso[modifica]

  • La maggior parte dei rodenticidi lascia all'animale il tempo di ritornare nella propria tana. Il suo lento disfarsi non avverrà dinnanzi a noi, piuttosto giù, nelle fogne. [...] Nessun taxi vi accoglierebbe a bordo con un ratto per condurvi a precipizio in una clinica, nel tentativo di persuadere il medico di turno a somministrargli cortisone e vitamina K, con cui a volte si salvano cani o gatti che abbiano ingerito quel veleno. [...] Capita ogni giorno a milioni di altri topi, proprio così. Potrebbe accadere anche a voi, allora, di scorgere la scia velenosamente ingannevole che separa quanto sulla terra si trova di sopra e quanto sta sotto.
  • Difficilmente riconosciamo gli animali come individui – una sterminata a varia moltitudine di individui – a meno che non si tratti del nostro gatto, cane, cavallo, criceto, con cui abbiamo instaurato una consuetudine, o di qualche soggetto che c'incanti in virtù di un'episodica conoscenza. L'idea che quel maiale sia più intraprendente di suo fratello, oppure il passero che vediamo scandagliare il terreno accanto alla panchina soffra in modo particolare il freddo, e la mucca con la macchia intorno all'occhio, sì, proprio lei, sia percorsa da brividi angosciati ogni volta che sente rumore di ferraglie, mentre il giovane tonno dal ventre argenteo che nuota in mezzo al branco fili spedito malgrado un piccolo difetto di orientamento. Non siamo abituati a questo genere di percezione, né ci conviene. Tendiamo invece a percepire gli animali come insieme; l'individuo risolto nella specie, o nella razza.
  • La considerazione verso le altre specie è generalmente in deroga, o comunque del tutto subordinata, a quella che riteniamo di dedicare in esclusiva alla nostra. L'antropocentrismo intende che l'uomo riferisca a sé ogni parametro di valutazione e giudizio, partendo dall'assunto di detenere maggior diritto alla vita di qualsiasi altro essere sul pianeta e conseguendone facoltà di spadroneggiare.
  • Singoli soggetti, dotati ciascuno di sensibilità, personalità, sentimenti, intelligenza. Ma noi, nostro malgrado, agli altri animali seguitiamo a fare perpetuo riferimento psicologico e morale, senza ammettere che non potremmo immaginare il mondo e noi stessi, se un giorno scomparissero. Gli animali ci sono indispensabili, finanche per compiacerci e credere che la nostra diversità ci condurrà in luoghi privilegiati. Essi abitano il nostro linguaggio di ogni giorno, le metafore più ricorrenti, in un perenne confronto di comodo.
  • Dagli animali siamo attratti, a volte impauriti; costruiamo con loro quotidiani rapporti basati sulle nostre incostanti fantasie.
  • Certo, sarebbe impensabile lanciare sul mercato carne di donna in scatola reclamizzandola con una ragazza che canta, mentre per i bovini che muggiscono felici avviene proprio così. [...] Per l'industria, la dissociazione praticata in questo campo è una manna miracolosa; l'agnellino ci intenerisce, ma cadavere nel piatto va bene lo stesso, se non in occasione della Pasqua, quando l'idea dell'eccidio crea qualche turbamento.
  • Quale sia il senso di mantenere al giorno d'oggi animali in gabbia sfugge alla mente razionale. A beneficio di chi? Per proporre quale spettacolo? È così miserevole l'idea che nazioni civili [...] si nascondano dietro la parola didattico per non compiere lo sforzo di un serio e possibile cambiamento. Dinnanzi ad animali che, invece di popolare le riserve protette delle proprie regioni d'origine, sono privati di tutto, reclusi in spazi angusti dove non possono che incarnare il proprio fantasma, un bambino non si giova di alcun insegnamento. Senza nemmeno intuirne l'indole, le attitudini, la bellezza, il pargolo rincaserà vuoto di idee [...].
  • Una storia significativa è quella del terrificante zoo di Roma, ipocritamente ribattezzato Bioparco. Un deprimente parco della vita che solo nel primo decennio del suo nuovo corso, inauguratosi nel 1998, vide buttare nell'inceneritore più di mille dei suoi ospiti.
  • Concepito secondo i più sorpassati dettami, da sempre lo zoo di Napoli offriva a tutti i suoi occupanti spazi angusti e straordinariamente inadatti. Le tigri avevano sempre passeggiato su un pavimento lastricato di ceramiche di Vietri e nemmeno sotto i piedi degli scimpanzé c'era la minima traccia di terra. Lo stesso valeva per i leoni, mentre la coppia di ghepardi si sbrigò a morire. [...] Durante i disordini del 2003, in cui vennero a mancare anche gli approvvigionamenti di cibo, la cittadinanza tentò generosamente di sostituirsi a un regolare piano alimentare portando ogni giorno viveri da distribuire agli animali. Ma la gestione incongrua dell'emergenza servì a poco. Assurdo sperare di poter improvvisare il pasto di soggetti così diversi fra loro, quasi tutti in condizioni psico-fisiche molto amare e tanto distanti dal proprio ambiente naturale.
  • Per l'ambientalista la presenza degli animali è fondamentale nei termini della tutela degli habitat e delle specie. Egli si batte per la conservazione dell'insieme ma, ad esempio, non sempre è così rigoroso nel veto alla caccia: l'uomo rimane al timone. Al contrario, l'animalista riconosce l'animale come individuo suo pari nel diritto alla vita, e lotta per il singolo sempre e comunque.
  • Più antico è un albero, più tra le sue fronde e nelle cavità possono abitare capinere, passeri, tortore, storni, scoiattoli, insetti. Salvo casi di emergenza, da metà marzo fino a conclusione dell'autunno non bisognerebbe tagliarne nemmeno una fronda. Non solo sono i mesi della piena vegetazione, ma pure quelli in cui uccelli, insetti, piccoli mammiferi, già logorati dall'urbanizzazione, depongono le uova e partoriscono le cucciolate.
  • In primavera le stesse ristrutturazioni di palazzi e facciate andrebbero condotte con accortezza, poiché in tanti incavi si riproducono i rondoni, nei sottotetti i balestrucci, nelle fenditure i pipistrelli che sono assai meglio della disinfestazione chimica: un singolo esemplare mangia fra le duemila e le tremila zanzare ogni sera.

Note[modifica]

  1. Da La scienza che vuol rimanere all'era degli schiavi, richiamo-della-foresta.blogautore.repubblica.it, 11 febbraio 2016.

Bibliografia[modifica]

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