Margherita di Valois

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Margherita di Valois. Schizzo di François Clouet (circa 1572).

Margherita di Valois conosciuta anche come Regina Margot (1553 – 1615), principessa reale francese, prima moglie di Enrico IV di Francia e sovrana di Francia e Navarra.

Citazioni di Margherita di Valois[modifica]

  • A Corte l'avversità è sempre sola, mentre la prosperità è in compagnia. (da Maria de' Medici, p. 65)
  • Io sono appassionata e tenace; | Vivo sino all'amore, amo sino alla morte. [Dedicati all'amante Champvallon] (da Maria de' Medici, p. 195)

Regina Margot[modifica]

Citazioni[modifica]

  • Per quanto mi riguarda, nessuno mi metteva a parte di ciò che stava avvenendo. Vedevo che tutti erano indaffarati, e che gli ugonotti, disperati per la ferita inferta all'ammiraglio, parlottavano fra loro a voce bassa. Ero sospetta agli ugonotti in quanto cattolica, e ai cattolici perché avevo sposato il re di Navarra. Fui tenuta all'oscuro di tutto, finché la sera [del fallito attentato a Coligny], mentre mi trovavo al coucher della regina mia madre, ed ero seduta su una cassapanca accanto a mia sorella la duchessa di Lorena, che aveva un'aria assai triste, la regina mia madre mi disse di andare a dormire. Mentre facevo la riverenza, mia sorella mi trattenne prendendomi per un braccio, e mettendosi a piangere forte mi disse: "Mio Dio, sorella mia non andate". La cosa mi riempì di spavento. La regina mia madre se ne accorse, chiamò a sé mia sorella, la rimproverò aspramente e le proibì di parlarmi. Mia sorella le disse che non c'era motivo di mandarmi allo sbaraglio e che se si fossero accorti di qualcosa si sarebbero certo vendicati su di me. La regina mia madre rispose che, a Dio piacendo, non mi sarebbe successo niente di male ma che, comunque andassero le cose, bisognava che io mi ritirassi nei miei appartamenti per non destare sospetti che potevano pregiudicare il successo dell'impresa. Mi ordinò di nuovo, con molta rudezza, di andare a dormire. Mia sorella in lacrime, mi augurò la buonanotte senza osare dirmi altro, e io me ne andai, colma di ansia e di sgomento, senza riuscire a immaginare che cosa dovessi temere.
  • Trovai il suo letto circondato da trenta o quaranta ugonotti che non conoscevo perché ero sposata solo da pochi giorni. Per tutta la notte parlarono dell'incidente accorso all'ammiraglio e decisero che all'alba sarebbero corsi dal sovrano a pretendere giustizia contro il Signore di Guisa e che, se non l'avessero ottenuta, si sarebbero fatti giustizia con le proprie mani. […] Avevo sempre nel cuore le lacrime di mia sorella e non potevo dormire per l'apprensione in cui mi aveva gettata senza che ne conoscessi il motivo. E così trascorsi la notte senza chiudere occhio. […] In attesa che il re Carlo si desti, mio marito all'improvviso decide di andare a chiedergli giustizia. Esce dalla stanza e con lui i gentiluomini del suo seguito. Io, vedendo che era ormai giorno, e ritenendo che il pericolo cui si riferiva mia sorella fosse passato, vinta dal sonno dissi alla nutrice: "Chiudi la porta, in modo che io possa dormire tranquillamente".
  • Un'ora dopo, mentre ero profondamente addormentata sento battere dei colpi alla porta e un uomo che grida "Navarra! Navarra!". La nutrice, pensando che fosse il re mio marito corre sollecita alla porta. Era un gentiluomo, il signore di Léran, ferito a un gomito da un colpo di spada e da un colpo di alabarda al braccio. Era inseguito da quattro arcieri che si precipitarono dietro di lui nella stanza. Volendo salvarsi, Léran si getta nel mio letto. Io sentendo quest'uomo che mi aveva afferrato, mi precipito nell'alcova, e lui dietro di me, sempre tenendomi stretta per la vita. Non conoscevo quell'uomo, e non sapevo se era venuto per recarmi oltraggio, oppure se gli arcieri volevano fare del male a lui o a me. Gridavamo tutti e due, ed eravamo ambedue ugualmente terrorizzati. Infine, volle Iddio che sopraggiungesse il signor di Nançay, capitano delle guardie, il quale, trovandomi in quello stato, pur provando compassione per me, non riuscì a trattenersi dal ridere e si indignò tremendamente con gli arcieri per tanta indiscrezione, li fece uscire e affidò alla nostra benevolenza quel poveretto che mi stava aggrappato addosso. Lo feci condurre nel mio gabinetto dove fu messo a letto e medicato. Io mi cambiai la camicia, perché mi aveva sporcata di sangue.
  • Il signore di Nançay mi narrò quanto stava avvenendo, e mi assicurò che il re mio marito si trovava nella stanza del re e che non gli sarebbe occorso alcun male. E fattomi indossare un mantello da notte, mi condusse nella camera di mia sorella, la duchessa di Lorena, dove giunsi più morta che viva. Entrando nell'anticamera, le cui porte erano aperte, un gentiluomo di nome Bourse, fuggendo gli arcieri che lo inseguivano, fu trafitto con un'alabarda a tre passi da me. Io mi accasciai dall'altra parte, semisvenuta, tra le braccia del signore di Nançay, pensando che il colpo avesse trapassato anche noi due. Ripresami in parte, entrai nella cameretta dove dormiva mia sorella.

Citazioni su Margherita di Valois[modifica]

  • La giovane sposa, figlia di Enrico II, era la perla della co­rona di Francia, Margherita di Valois, che con affettuosa fa­miliarità il re Carlo IX chiamava sempre mia sorella Margot. Certo, accoglienze tanto lusinghiere non erano mai state più meritate di quelle che si facevano in quel momento alla nuova regina di Navarra. Margherita a quel tempo aveva appena vent'anni, e già era oggetto delle lodi di tutti i poeti che la paragonavano alcuni all'Aurora altri a Venere citerea. Era in realtà la bellezza senza rivali di quella Corte nella quale Ca­terina de' Medici aveva riunito, per farne le proprie sirene, le più belle donne che aveva potuto trovare. La giovane sposa aveva i capelli neri, il colorito brillante, gli occhi voluttuosi velati da lunghe ciglia, la bocca rossa e fine, il collo elegante, il corpo tornito e snello e, perduto in una pianella di seta, un piede di bambina. I francesi cui apparteneva, erano fieri di vedere sbocciare nella loro terra un così splendido fiore e gli stranieri di passaggio per la Francia ripartivano abbagliati dalla sua bellezza se l'avevan soltanto vista, storditi dalla sua cultura se avevano parlato con lei. Certo è che Margherita era non soltanto la più bella, ma anche la più colta delle don­ne del suo tempo; si citava la frase di un dotto italiano che le era stato presentato e dopo aver parlato con lei un'ora in ita­liano, in spagnolo, in latino e in greco, l'aveva lasciata dicen­do nel suo entusiasmo: «Vedere la Corte senza vedere Margherita è non vedere né la Francia, né la Corte».
    Così i panegirici non mancarono al re Carlo IX e alla gio­vane regina di Navarra; si sa quanto gli ugonotti siano fecon­di. Inevitabilmente, allusioni al passato e domande per l'av­venire furono accortamente insinuate in mezzo a quegli indi­rizzi al re; ma a tutte le allusioni egli rispondeva con le sue labbra pallide e il suo sorriso astuto:
    «Nel dare mia sorella Margot a Enrico di Navarra, io do il mio cuore a tutti i protestanti del regno».
    La frase rassicurava gli uni e faceva sorridere gli altri poi­ché aveva in realtà due sensi: uno paterno e del quale in buo­na coscienza Carlo IX non voleva sovraccaricare il suo pen­siero; l'altro ingiurioso per la sposa, per il marito e anche per chi lo pronunciava, poiché ricordava alcuni sordi scandali con i quali la cronaca di Corte aveva già trovato il modo di lordare la veste nuziale di Margherita di Valois. (Alexandre Dumas padre)
  • La fronte è alta, lo sguardo intelligente, la bocca ben disegnata, ma niente nei lineamenti arrotondati giustifica le enfatiche lodi. [...] Forse sono le maniere aggraziate («ses charmes») a far dimenticare la grossolanità del viso o a renderla trascurabile: basta che ella parli perché il suo garbo desti nelle donne l'ammirazione e negli uomini più concrete emozioni. È piccola di statura, tendenzialmente tarchiata come la madre, ma nessuno ci bada e in elaborate similitudini la paragonano ai miracoli della natura. Insomma, è un tipino sexy. (Dara Kotnik)
  • Questa donna bellissima, spiritosa, volubile e piena di sex-appeal, riempiva il marito di corna, o per meglio dire gli ricambiava quelle che lui le faceva. Ma nelle emergenze era sempre presente. Tuttavia tante ne fece che alla fine i due Enrichi – il marito e il fratello – decisero di comune accordo di confinarla in un castello. Essa lo ridussa a mezzo salotto, mezzo ad alcova, fu in corrispondenza con Montaigne, scrisse un libro di pettegolezzi autobiografici degno di un rotocalco moderno, ingrassò nel peccato, dopo la menopausa se ne pentì, si prese come cappellano Vincenzo da Paola, fondò un convento, e morì rimpianta da tutti. (Indro Montanelli e Roberto Gervaso)
  • La Natura l'ha dotata di una passionalità così forte da renderla al tempo stesso candida e oscena. (Dara Kotnik)
  • Questa beltà più divina che umana è fatta più per perdere e dannare gli uomini che per salvarli. (Don Giovanni d'Austria)
  • Composta da nobili valenti e dame eccellenti, la corte di Navarra era tanto fiorente che, in ogni sorta di vantaggi naturali e acquisti, non si riteneva in nessun modo inferiore all'altra [quella francese]. Ma il piacere vi portò i vizi come fa il caldo con i serpenti. La regina di Navarra sbrigliò le fantasie e fece arrugginire le armi. Insegnò al re suo marito che quando era senza amore un cavaliere era senz'anima, e questo amore lei lo praticava apertamente, volendo con ciò mostrare che l'ammissione pubblica era un segno di virtù e che la segretezza era sinonimo di vizio. Il principe, incline alla compiacenza, imparò a essere amabile con gli spasimanti della moglie e lei ad essere amabile con le amanti del marito. (Théodore Agrippa d'Aubigné, riguardo la corte di Nérac "corrotta" da Margherita.)[1]
  • L'ignominia fatta a noi da questa miserabile. (Enrico III di Francia)[2]
  • Il tormento della mia vita terrena. (Caterina de' Medici)[2]
  • È una donna libera, sa quel che vuole, e ha tutti gli uomini che desidera. (Giuseppe Giusto Scaligero)[3]
  • Una donna capace di adattarsi alle circostanze. (Tallemant des Réaux, memorialista)[4]
  • Morta Margherita di Francia! Addio alle delizie della Francia, al paradiso dei piaceri di Corte, allo splendore dei nostri giorni, ai giorni della bellezza, alla bellezza delle virtù, alla grazia dei gigli, al giglio delle principesse, alla regina delle grandezze, alla regina degli spiriti, allo spirito di avvedutezza, alla prudenza dei nobili, alla prudenza dei fiori, al fiore delle Margherite, al fiore di Francia. (Il vescovo de Grasse, durante l'omelia del servizio funebre di Margherita.)[5]
  • La donna che muore di fronte al Louvre nel marzo 1615 è un personaggio già entrato nella leggenda. L'epoca la vuole così. Tutti i Grandi che sono riusciti a sopravvivere al caos di quarant'anni di guerre civili e che sono riusciti a tornare in primo piano alla fine dei «torbidi» passano per eroi. (Éliane Viennot)[6]

Note[modifica]

  1. Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, p. 79
  2. a b Castelot, Regina Margot, p. 219
  3. Castelot, Regina Margot, pp. 253-255
  4. Castelot, Regina Margot pp. 267-268
  5. Castelot, Regina Margot, pp. 291-292
  6. Viennot, Margherita di Valois. La verta storia della regina Margot, p. 241

Bibliografia[modifica]

  • André Castelot, Maria de' Medici: un'italiana alla corte di Francia, traduzione di Laura Deleidi e Francesco Campana, Rizzoli, Milano, 1996.
  • André Castelot, Regina Margot: una vicenda umana tra fasto, amore, crudeltà, guerre di religione e esilio, traduzione di Fausta Cataldi Villari, Fabbri Editore, Milano, 2000.
  • Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, 2008, Adelphi, Milano. ISBN 9788845923029
  • Dara Kotnik, Margherita di Navarra. La regina Margot, 1987, Rusconi libri, Milano. ISBN 8818230166
  • Indro Montanelli, Storia d'Italia (1600-1789), edizione edita con Il Corriere della Sera, 2003, Milano.
  • Jean Orieux, Caterina de' Medici. Un'italiana sul trono di Francia, 1988, Arnoldo Mondadori Editore, Milano. ISBN 8804304642
  • Éliane Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, traduzione di Luisa Agnese Dalla Fontana, Mondadori, Milano, 1994. ISBN 8804376945

Voci correlate[modifica]

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