Michel de Montaigne

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Michel de Montaigne

Michel Eyquem de Montaigne (1533 – 1592), filosofo, scrittore e politico francese.

Saggi[modifica]

  • Così, lettore, sono io stesso la materia del mio libro: non c'è ragione che tu impieghi il tuo tempo per un soggetto così futile e vano. (Al lettore; 2008, p. 18)

Libro I[modifica]

  • Non senza ragione si dice che chi non si sente abbastanza forte di memoria non deve arrischiarsi a mentire. (IX; 2014)
  • In verità il mentire è un maledetto vizio. Siamo uomini, e legati gli uni agli altri solo per mezzo della parola. Se conoscessimo l'orrore e la portata di tale vizio, lo puniremmo col fuoco più giustamente di altri delitti. (IX; 2014)
  • Un lettore perspicace scopre spesso negli scritti altrui perfezioni diverse da quelle che l'autore vi ha poste e intravviste, e presta loro significati e aspetti più ricchi. (XIV; 2014)
  • La fiducia nell'altrui bontà è non lieve testimonianza della propria. (XIV; 2014)
  • La paura è la cosa di cui ho più paura. (XVIII; 2014)
  • Chi insegnasse agli uomini a morire, insegnerebbe loro a vivere. (XX; 2014)
  • Io voglio che si agisca e si prolunghino le faccende della vita finché si può, e che la morte mi trovi mentre pianto i miei cavoli, ma incurante di essa, e ancor più del mio giardino non terminato. (XX; 2014)
  • La nuora di Pitagora diceva che la donna che va a letto con un uomo deve insieme con la veste abbandonare anche la vergogna, e riprenderla con la gonna. (XX; 2014)
  • Fate posto agli altri, come altri l'hanno fatto a voi. L'egualità è il primo fondamento dell'equità. Chi può lamentarsi di essere incluso in ciò in cui tutti sono inclusi? Così avete un bel vivere, non diminuirete affatto il tempo durante il quale sarete morto. (XX; 2014)
  • Bisogna esser sempre con le scarpe ai piedi e pronti a partire. (XX; 2014)
  • La continua opera della vostra vita è costruire la morte. (XX; 2014)
  • L'utilità del vivere non è nella durata, ma nell'uso: qualcuno ha vissuto a lungo, pur avendo vissuto poco; badateci finché ci siete. Dipende dalla vostra volontà, non dal numero degli anni, l'aver vissuto abbastanza. (XX; 2014)
  • È uguale follia piangere perché di qui a cent'anni non saremo in vita, come piangere perché non vivevamo cent'anni fa. (XX; 2014)
  • Il vantaggio dell'uno è danno dell'altro. (XXII; 2014)[1]
  • L'abitudine ci nasconde il vero aspetto delle cose. (XXIII; 2014)
  • Penso che i nostri vizi più grandi prendano la loro piega fin dalla nostra più tenera infanzia. (XXIII; 2014)
  • Penso che non venga all'immaginazione umana nessuna fantasia tanto insensata che non trovi esempio in qualche usanza pubblica, e che di conseguenza non sia sostenuta e appoggiata dalla nostra ragione. (XXIII; 2014)
  • I doni della fortuna non si trovano mai uniti al merito. (XXVI; 2014)
  • Per un figlio di buona famiglia che si volga alle lettere, non per guadagno (perché uno scopo tanto abietto è indegno della grazia e del favore delle Muse, e poi riguarda altri e dipende da altri), e non tanto per i vantaggi esteriori quanto per i suoi personali, e per arricchirsene e ornarsene nell'intimo, se si desidera farne un uomo avveduto piuttosto che un dotto, vorrei anche che si avesse cura di scegliergli un precettore che avesse piuttosto la testa ben fatta che ben piena, e che si richiedessero in lui ambedue le cose ma più i costumi e l'intelligenza che la scienza. (XXVI; 2014)
  • Il linguaggio che mi piace, è un linguaggio semplice e spontaneo, tale sulla carta quale sulle labbra. (XXVI; 2014)
  • Il vero specchio dei nostri ragionamenti è il corso della nostra vita. (XXVI; 2014)
  • Quante cose, che ieri tenevamo per articoli di fede, oggi le consideriamo favole? (XXVII; 2014)
  • Aristippo: quando gli fu ricordato l'affetto che doveva ai propri figli perché erano usciti da lui, si mise a sputare, dicendo che anche quello era pur sempre uscito da lui. (XXVIII; 2014)
  • In verità, se confronto tutto il resto della mia vita, che pure, per grazia di Dio, mi è trascorsa dolce, facile e, salvo la perdita di un tale amico, esente da gravi afflizioni, piena di tranquillità di spirito, essendomi accontentato dei miei agi naturali e originari senza cercarne altri; se la confronto, dico, tutta quanta ai quattro anni in cui mi è stato dato di godere della dolce compagnia e familiarità di quell'uomo, essa non è che fumo, non è che una notte oscura e noiosa. (XXVIII; 2014)
  • [Parlando dell'amicizia con Etienne de La Boétie] Nell'amicizia di cui parlo, [le anime] esse si mescolano e si confondono l'una nell'altra con un connubio così totale da cancellare e non ritrovar più la commessura che le ha unite. Se mi si chiede di dire perché l'amavo, sento che questo non si può esprimere che rispondendo: «Perché era lui; perché ero io». (XXVIII; 2014)
  • La divinazione è dono di Dio: ecco perché dovrebbe essere un'impostura punibile l'abusarne. (XXXI; 2008, p. 234)
  • Vi sono sconfitte trionfali in confronto alle vittorie. (XXXI; 2014)
  • Ognuno chiama barbarie quello che non è nei suoi usi. Sembra infatti che non abbiamo altro punto di riferimento per la verità e la ragione che l'esempio e l'idea delle opinioni e degli usi del paese in cui siamo. Ivi è sempre la perfetta religione, il perfetto governo, l'uso perfetto e compiuto di ogni cosa. Essi sono selvaggi allo stesso modo che noi chiamiamo selvatici i frutti che la natura ha prodotto da sé nel suo naturale sviluppo: laddove, in verità, sono quelli che col nostro artificio abbiamo alterati e deviati dalla regola comune che dovremmo piuttosto chiamare selvatici. (XXXI; 2014)
  • Nulla si crede più fermamente di quel che meno si sa. (XXXII; 2014)
  • Datemi l'azione più eccellente e più pura, e ad essa io fornirò verosimilmente cinquanta intenzioni viziose. (XXXVII; 2014)
  • La più grande cosa del mondo è saper essere per sé. (XXXIX; 2014)
  • Nelle nostre azioni abituali, fra mille non ce n'è una che ci riguardi. (XXXIX; 2014)
  • L'uomo di senno non ha perduto nulla se ha se stesso. (XXXIX; 2014)
  • Non c'è meno travaglio nel governo di una famiglia che in quello di un intero Stato. (XXXIX; 2014)
  • La gloria e il riposo sono cose che non possono stare sotto lo stesso tetto. (XXXIX; 2014)
  • Sentite dire metonimia, metafora, allegoria e altri termini simili della grammatica, non sembra forse che ci si riferisca a qualche forma di linguaggio raro e peregrino? Sono termini che riguardano le ciance della vostra cameriera. (LI; 2014)
  • Platone, nelle Leggi, espone tre specie di credenze oltraggiose a proposito degli dèi: che non ci siano affatto; che non si occupino delle nostre faccende; che non rifiutino niente ai nostri voti, alle nostre offerte e ai nostri sacrifici. Il primo errore, secondo lui, non è mai rimasto immutabile in un uomo dall'infanzia fino alla vecchiaia. Gli altri due possono essere durevoli. (LVI; 2014)

Libro II[modifica]

  • C'è altrettanta differenza fra noi e noi stessi che fra noi e gli altri. (I; 2014)
  • La superstizione [...] presenta pure qualche aspetto di pusillanimità. (I; 2014)
  • Il mio mestiere e la mia arte è vivere. (VI; 2014)
  • Le donne tendono sempre a non esser d'accordo con i loro mariti. (VIII; 2014)
  • Ora quelli [tra gli storici] che scrivono le vite, in quanto si intrattengono più nei disegni che nei fatti, più in ciò che viene dal di dentro che in ciò che accade di fuori, quelli me li sento più vicini. Ecco perché, in ogni modo, Plutarco è il mio uomo. (X; 2008, p. 441)
  • Faccio dire agli altri quello che non posso dire altrettanto bene, sia per insufficienza di linguaggio, sia per insufficienza di senno. (X; 2014)
  • Per me, io non ho potuto neppure vedere senza disgusto inseguire ed uccidere una bestia innocente, senza difesa e da cui noi non riceviamo alcuna offesa. (XI; 2008, p. 458)
  • Non prendo mai una bestia viva a cui non ridia la libertà. Pitagora le comprava dai pescatori e dagli uccellatori per fare altrettanto [...]. Le nature sanguinarie nei riguardi delle bestie rivelano una naturale propensione alla crudeltà. (XI; 2014)
  • Non esito a confessare la tenerezza della mia natura, così puerile che non so rifiutare al mio cane le feste che mi fa fuor di luogo o che mi richiede. (XI; 2014)
  • Gli Agrigentini avevano in uso di seppellire con tutte le regole le bestie che avevano avuto care, come i cavalli di qualche raro merito, i cani e gli uccelli utili; o ancora che avevano servito di passatempo ai loro figli. E la magnificenza che era loro abituale in tutte le altre cose, si manifestava singolarmente anche nella sontuosità e nel numero dei monumenti innalzati a questo scopo: che hanno continuato a far mostra di sé per molti secoli dopo. (XI; 2014)
  • In verità è una utilissima e grande branca la scienza. Coloro che la disprezzano, danno abbastanza prova della loro stoltezza; ma io pertanto non stimo il valore di essa a quest'estremo limite che alcuni le attribuiscono, come il filosofo Erillo, che metteva in essa il bene supremo e riteneva che stesse in quella di renderci saggi e felici [...]. (XII; 2008, p. 462)
  • Trovai belle le idee di quell'autore [Raimondo Sabunde], l'orditura della sua opera ben condotta, e il suo scopo pieno di religione. (XII; 2008, p. 464)
  • La presunzione è la nostra malattia naturale e originaria. La più calamitosa e fragile di tutte le creature è l'uomo, e al tempo stesso la più orgogliosa. [...] È per la vanità di questa stessa immaginazione che egli si uguaglia a Dio, che si attribuisce le prerogative divine, che trasceglie e separa se stesso dalla folla delle altre creature, fa le parti agli animali suoi fratelli e compagni, e distribuisce loro quella porzione di facoltà e di forze che gli piace. Come può egli conoscere per mezzo dell’intelligenza i moti interni e segreti degli animali? Da quale confronto fra essi e noi deduce quella bestialità che attribuisce a loro? (XII; 2014)
  • Quando gioco con la mia gatta, chi sa se lei non fa di me il suo passatempo più che io di lei? Platone, nella sua descrizione dell'età dell'oro sotto Saturno, annovera fra i principali vantaggi dell'uomo di allora la possibilità che aveva di comunicare con le bestie, sicché informandosi e imparando da loro, conosceva le vere qualità e differenze di ciascuna di esse; in tal modo acquistava un'estrema perspicacia e saggezza, grazie alla quale conduceva una vita di gran lunga più felice di quanto noi sapremmo fare. (XII; 2014)
  • [...] esse possono considerarci bestie, come noi le consideriamo. (XII; 2014)
  • Bisogna che osserviamo la parità che c'è fra noi [e le bestie]. Noi comprendiamo approssimativamente il loro sentimento, così le bestie il nostro, pressappoco nella stessa misura. Esse ci lusingano, ci minacciano e ci cercano, e noi loro.
    Del resto, vediamo con tutta evidenza che c'è fra esse una piena e totale comunicazione, e che si capiscono fra loro, non solo quelle della stessa specie, ma anche di specie diverse. (XII; 2014)
  • Del resto, quale delle nostre facoltà non troviamo nelle opere degli animali? [...] Noi costatiamo ampiamente, nella maggior parte delle loro opere, quanta superiorità hanno gli animali su di noi, e quanto la nostra arte è insufficiente a imitarli. (XII; 2014)
  • Aristotele sostiene che gli usignoli insegnano ai loro piccoli a cantare, e vi impiegano tempo e cura, per cui avviene che quelli che noi alleviamo in gabbia, che non hanno avuto modo di andare alla scuola dei loro genitori, perdono molto della grazia del loro canto. (XII; 2014)
  • Tutto quello che ci sembra strano, lo condanniamo, e così tutto quello che non comprendiamo: come ci accade nel giudizio che diamo delle bestie. Esse hanno parecchie qualità che si avvicinano alle nostre: da queste, per confronto, possiamo trarre qualche congettura; ma quello che è loro particolare, come possiamo sapere che cosa sia? (XII; 2014)
  • Possiamo anche dire che gli elefanti hanno qualche cognizione di religione, poiché dopo molte abluzioni e purificazioni li vediamo, levando la proboscide come fosse un braccio, e tenendo gli occhi fissi verso il sol levante, rimanere a lungo in meditazione e contemplazione a certe ore del giorno, di loro proprio impulso, senza istruzione e senza precetto. (XII; 2014)
  • Si dice che la balena non avanzi mai senza avere davanti a sé un pesciolino simile al ghiozzo di mare, che per questo si chiama la guida: la balena lo segue, lasciandosi condurre e girare facilmente come il timone fa girare la nave; e in ricompensa, mentre ogni altra cosa, sia bestia o vascello, che entra nell'orribile caos della bocca di quel mostro è immediatamente perduta e inghiottita, questo pesciolino vi si ritira in piena sicurezza e vi dorme, e durante il suo sonno la balena non si muove; ma appena quello esce, si mette a seguirlo senza posa; e se per caso se ne discosta, va errando qua e là, e spesso urtando contro gli scogli, come un bastimento senza timone: e questo Plutarco assicura di aver visto nell'isola di Anticira. (XII; 2014)
  • Per cui è chiaro che non è per un vero ragionamento, ma per una folle superbia e ostinazione che ci mettiamo al di sopra degli altri animali e ci isoliamo dalla loro condizione e compagnia. (XII; 2014)
  • [...] Crantore aveva certo ragione di combattere l'assenza di dolore di Epicuro, se la si stabiliva così profonda da non avvertire nemmeno le avvisaglie e la nascita dei mali. Io non approvo affatto questa assenza del dolore che non è né possibile né desiderabile. Sono contento di non essere malato ma se lo sono voglio sapere che lo sono, e se mi cauterizzano o mi incidono, voglio sentirlo. Invero, chi sradicasse la cognizione del male, estirperebbe contemporaneamente la cognizione del piacere, e infine annienterebbe l'uomo. (XII; 2012, p. 891)
  • «Accetta» dice l'Ecclesiaste[2] «di buon grado le cose con l'aspetto e col sapore con cui ti si presentano, giorno per giorno: il rimanente è fuori della tua conoscenza». (XII; 2014)
  • Quanto alla guerra, che è la più grande e pomposa delle azioni umane, mi piacerebbe sapere se vogliamo servircene come prova di qualche nostra prerogativa, o al contrario come testimonianza della nostra debolezza e imperfezione. (XII; 2014)
  • Per i cristiani è un motivo di credere il reputare una cosa incredibile. (XII; 2014)
  • Il molto sapere dà motivo di più dubitare. (XII; 2014)
  • L'uomo è davvero insensato. Non saprebbe fare un pidocchio, e fabbrica dèi a dozzine. (XII; 2014)
  • Noi siamo il solo animale abbandonato nudo sulla terra nuda, legato, incatenato, senza avere per armarsi e coprirsi che le spoglie altrui. (XII; 2014)
  • La peste dell'uomo è la presunzione di sapere. (XII; 2014)
  • Quelli che hanno paragonato la nostra vita a un sogno, hanno avuto ragione, forse più di quanto pensassero. Quando sogniamo, la nostra anima vive, agisce, esercita tutte le sue facoltà, né più né meno di quando è sveglia. Ma se le esercita più debolmente e oscuramente, non è certo di tanto che vi sia differenza come dalla notte a una luce viva. Piuttosto come dalla notte all'ombra. Là dorme, qui sonnecchia. Più e meno. Sono sempre tenebre, e tenebre cimmerie. Noi vegliamo dormendo, e vegliando dormiamo. (XV; 2014)
  • L'invasione riguarda tutti. La difesa no, solo i ricchi. (XV; 2014)
  • È così per tutto, la difficoltà dà pregio alle cose. (XV; 2014)
  • Ogni persona d'onore sceglie di perdere piuttosto il proprio onore, che di perdere la propria coscienza. (XVI; 2014)
  • I dotti [...] non conoscono altro pregio che la dottrina, e non approvano altro modo di procedere nei nostri spiriti se non quello dell'erudizione e dell'arte. [...] Chi ignora Aristotele, secondo loro ignora anche se stesso. (XVII; 2014)
  • Faccio maggior ingiuria a me stesso mentendo, di quanto faccia a colui sul conto del quale mento. (XVII; 2014)
  • Non potendo regolare gli avvenimenti, regolo me stesso, e mi adatto ad essi, se essi non si adattano a me. (XVII; 2014)
  • È cosa comune vedere che le buone intenzioni, se non sono disciplinate, spingono gli uomini ad azioni molto cattive. (XIX; 2014)
  • La gioia profonda ha più severità che gaiezza. L'appagamento estremo e completo, più calma che giocondità. (XX; 2014)
  • Il dire è cosa diversa dal fare. (XXXI; 2014)
  • [I medici] Essi hanno questa fortuna, secondo Nicocle, che il sole illumina il loro successo, e la terra nasconde il loro errore. (XXXVII; 2014)

Libro III[modifica]

  • Non c'è niente di inutile in natura. Neppure l'inutilità stessa. Non si è introdotto in questo universo nulla che non vi occupi un posto opportuno. (I; 2014)
  • Ogni uomo porta la forma intera dell'umana condizione. (II; 2014)
  • [La vecchiaia] Essa ci mette più rughe nello spirito che sul viso. (II; 2014)
  • Per la gente è stato un prodigio un tale in cui né la moglie né il servo hanno visto nulla di appena notevole. Pochi uomini sono stati ammirati dai loro familiari. (II; 2014)
  • L'ambizione ripaga bene la sua gente tenendola sempre in mostra, come la statua in un mercato. (III; 2014)
  • Trovo più facile portare per tutta la vita una corazza che una verginità. (V; 2014)
  • Io mi sono prescritto di osar dire tutto quello che oso fare. (V; 2014)
  • [Nel matrimonio] Succede quel che si vede nelle gabbie: gli uccelli che ne sono fuori disperano di entrarvi, e con uguale intensità disperano di uscirne quelli che sono dentro. (V; 2014)
  • Ma certo occorrerebbe altro rimedio che il sogno: debole lotta dell'arte contro la natura. (V; 2014)
  • La voluttà è qualità poco ambiziosa: si stima abbastanza ricca per se stessa senza mescolarvi il pregio della reputazione, e preferisce restarsene nell'ombra. (V; 2014)
  • È molto più facile accusare un sesso che scusare l'altro. Come si dice: la padella dice nero al paiolo. (V; 2014)
  • Poiché non possiamo raggiungerla, vendichiamoci a dirne male. (VII; 2014)
  • L'ostinarsi e l'accalorarsi nel discutere è la più sicura prova di ignoranza. C'è niente di sicuro, di deciso, di sdegnoso, di contemplativo, di grave, di serio come l'asino? (VIII; 2008, p. 998)
  • Il mondo non è che una scuola di ricerca. (VIII; 2014)
  • Non si parla mai di sé senza rimetterci. (VIII; 2014)
  • Come il dare è qualità ambiziosa e di privilegio, così l'accettare è qualità di sottomissione. (IX; 2014)
  • Trovo che gli spiriti elevati non sono meno adatti alle cose basse che gli spiriti bassi a quelle elevate. (IX; 2014)
  • [Sulla religione] Dopo tutto è mettere le proprie congetture a ben alto prezzo, il voler, per esse, far arrostire vivo un uomo. (XI; 2014)
  • A vedere gli sforzi che Seneca fa per prepararsi alla morte, a vederlo sudare dallo sforzo per corroborarsi e star forte e dibattersi per tanto tempo su quella pertica, avrei scemato la reputazione di lui se non l'avesse conservata morendo veramente da forte. Il suo agitarsi così ardente, così frequente, mostra che era ardente e impetuoso lui stesso. [...] E in ogni modo mostra che era incalzato dal suo avversario. Lo stile di Plutarco, di quanto è più sdegnoso e più sostenuto, è, secondo me, di altrettanto più virile e persuasivo: crederei facilmente che la sua anima avesse gli impulsi più sicuri e più regolati. L'uno, più vivace, ci stimola e ci sveglia di soprassalto, tocca più lo spirito. L'altro, più calmo, ci istruisce, ci fortifica e conforta costantemente, tocca più l'intelletto. Quello là rapisce la nostra mente, questo la conquista. (XII; 2008, p. 1106)
  • Ma non muori perché sei malato, muori perché sei vivo. La morte ti uccide pure senza l'aiuto della malattia. (XII; 2014)
  • Niente opprime uno stato come l'innovazione; il mutamento dà soltanto forma all'ingiustizia e alla tirannia. (IX; 2008, p. 1018)
  • L'ambizione non è un vizio da uomini dappoco. (X; 2014)
  • La povertà di beni è facile a guarire, la povertà dell'anima, impossibile. (X; 2014)
  • La vera libertà è potere qualsiasi cosa su se stesso. (XII; 2014)
  • Non potrò mai dire abbastanza quanto io ritenga la bellezza una qualità potente e vantaggiosa. Egli [Socrate] la chiamava una breve tirannia, e Platone il privilegio della natura. (XII; 2014)
  • Ed anche sul più alto trono della terra non siamo seduti che sul nostro culo. (XIII; 2008, p. 1190)
  • Chi teme di soffrire, soffre già perché teme. (XIII; 2014)
  • Sono così assetato di libertà che se mi fosse proibito l'accesso in qualche angolo delle Indie, vivrei in certo modo meno a mio agio. (XIII; 2014)
  • L'esempio è uno specchio vago, universale e buono per tutti i versi. (XIII; 2014)
  • Quando ballo, ballo, quando dormo, dormo; e quando passeggio da solo in un bel verziere, se i miei pensieri si sono occupati di circostanze estranee per un certo tempo, per un altro po’ di tempo li riconduco alla passeggiata, al verziere, alla dolcezza di quella solitudine, e a me stesso. (XIII; 2014)
  • Lasciamo fare un po' alla natura: essa capisce i suoi affari meglio di noi. (XIII; 2014)
  • Le leggi mantengono il loro credito non perché sono giuste, ma perché sono leggi. È il fondamento misterioso della loro autorità. Non ne hanno altri. E torna loro a vantaggio. Sono fatte spesso da gente sciocca. Più spesso da persone che, per odio dell'eguaglianza, mancano di equità. Ma sempre da uomini: autori vani e incerti. Non c'è nulla così gravemente e largamente né così frequentemente fallace come le leggi. Chiunque obbedisca loro perché sono giuste, non obbedisce loro giustamente come deve. (XIII; 2014)

Citazioni su Michel de Montaigne[modifica]

  • Montaigne [...] è il tipo dello scetticismo sereno, non avido di lotte, sorridente, senza impeti, senza ideali da difendere, senza virtù da seguire, lo scettico che tollera tutto senza aver fede in nulla, che non ha nè entusiasmi nè aspirazioni, che si serve del dubbio per giustificare l’inerzia con la tolleranza, che dimostra una percezione della vita serena, ma sterile, indice di egoismo e di decadenza di razza, giacchè il libero esame che non spinge all’azione può meglio che salvare dalla schiavitù, accettare, o rendersi complice del dispotismo. (Luigi Pirandello)
  • Montaigne è scrittore ardito, avventato, da fare inalberare i cervelli soliti a andare avanti colle seste; uomo che parlando di sè e d’altri, dice troppo, come se avesse paura di non dir tutto. In quel suo fare rotto, fantastico e molte volte arruffato, a taluni può parere un cinico pieno di sé, ad altri uno che si vuol mostrare al pubblico tal quale,

    Intero e saldo e colle sue radici,

    a qualunque costo, pur di dire il vero. Io lo credo uno degli scrittori più forti, più pieni, più liberi da ogni pastoia che possa vantare la sapienza pratica, buona per le spese minute della vita, e uno dei più grandi poeti che abbia la prosa. (Giuseppe Giusti)
  • Montaigne, oltre lo stemma gentilizio, (che in quei tempi serviva ancora d’usbergo) dalle due tirannidi e principesca e pretesca si sottrasse anche dietro alla scorza del pirronismo, e di un certo molle faceto, che tutti i suoi scritti veramente filosofici avviluppa, senza punto contaminarli. (Vittorio Alfieri)
  • Un solo scrittore conosco che per sincerità posso mettere allo stesso livello se non addirittura più in alto di Schopenhauer: Montaigne. Il solo fatto che un uomo simile abbia scritto, ha aumentato, in verità, la gioia di vivere su questa terra. (Friedrich Nietzsche)

Note[modifica]

  1. Titolo del saggio.
  2. Citazione molto approssimativa, iscritta su una trave della biblioteca di Montaigne, di Ecclesiaste, 3, 22.

Bibliografia[modifica]

  • Michel de Montaigne, Saggi, a cura di Virginio Enrico, Mondadori, Milano, 2008.
  • Michel de Montaigne, Saggi, a cura di Fausta Garavini, Bompiani, Milano, 2012. ISBN 978-88-452-6690-4
  • Michel de Montaigne, Saggi, traduzione di Fausta Garavini, note di André Tournon, Bompiani, Milano, 2014.

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