Micco Spadaro

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Micco Spadaro, Piazza del Mercato durante la rivolta di Masaniello

Micco Spadaro, al secolo Domenico Gargiulo (1609/1610 – 1675), pittore italiano.

Citazioni su Micco Spadaro[modifica]

Tra le tante descrizioni della plebe del Seicento e Settecento fatte dai viaggiatori o ritrovate nelle cronache e nei documenti del tempo, nessuna mi ha colpito con la tragica immediatezza dei quadri di Micco Spadaro che ho rivisto nella Mostra sul Seicento a Napoli. Furono dipinti, è vero, in momenti di emergenza (rivolta di Masaniello, peste, eruzioni, ma forse proprio per questo ci fanno finalmente sentire in tutta la sua drammatica evidenza quale specie di ribollimento umano doveva essere in certe situazioni la plebe di allora. Guardando quei quadri, che non mi sembrano neppure "belli" (nel senso che non mi viene di giudicarli dal punto di vista estetico) si esce dalla pittura dell'epoca, e direi, si esce dalla pittura, per entrare in un'altra dimensione, terribile, delle "cose realmente accadute"; nei colori e nelle figure sembra di vedere coagulato il furore di un popolo di miserabili, e Napoli diventa su quelle tele una viscida carta moschicida, piena di mosche invischiate che muoiono nel vano tentativo di liberarsi. La stessa angosciosa sensazione di agonia, quello spasimo che non rassomiglia al contorcimento "teatrale" (grandioso e a volte enfatico) della pittura del tempo, ci comunicano i corpi, la massa dei corpi che non sono corpi ma una "sopressata" di carne viva, uno addossato all'altro, schiacciato sull'altro, confuso e aggrovigliato nella calca, intento ognuno alla sua quotidiana peripezia, e pure impastato nella stessa colla che tutti lega, impigliato nella stessa vischiosa dannazione. E, come nei quadri del grande Hieronymus Bosch, si scoprono man mano particolari raccapriccianti: ma qui, in Micco, non compongono nordiche e infernali allegorie, sono invece bruta realtà presa dal vivo. [Raffaele La Capria, L'armonia perduta, Mondadori, Milano, 1986, pp. 83-84]

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