Modi di dire fiorentini

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Modi di dire[modifica]

  • Ricorditi di me, che son la Pia. [1]

Senza fonte[modifica]

  • Andare a Castel Pulci. [2]
  • Andare a Montedomini. [3]
Finire in miseria
  • Andare a San Salvi [4]
Impazzire.
Varianti: Andare ai tetti rossi, Andare al Madonnone
  • Andare a Trespiano. [5]
Morire
Variante: Andare da Boscarino
  • Andare alle Ballodole. .[6]
Finire in miseria oppure morire
  • Andare alle Murate. [7]
Finire in prigione
  • Avere la bottega aperta
Eufemismo per "avere i pantaloni sbottonati davanti".
  • Arrivano i Pisani!
Antica espressione usata quando una persona, in particolar modo un bambino, inizia a sbadigliare per il sonno. (vedi anche nel significato del successivo: Portare il soccorso di Pisa)
  • Arrivare dopo i fochi
A Firenze, a giugno, si festeggiava la festa del patrono, San Giovanni Battista, con tornei, un palio di cavalli (ricordato anche da Dante e Boccaccio) ed una fiera. Alla fine c'erano i fuochi sui quali si facevano saltare uomini e bestie in base alla tradizione della benedizione per ignem. Arrivare a fuochi spenti significa arrivare a cose fatte.
  • Aver bevuto l'acqua del Porcellino.[8]
Essere fiorentino schietto.
  • Avere tutti i mali di Santa Maria Nuova.[9]
Essere in cattivo stato di salute.
  • Bischero
Persona poco furba
Per qualcuno il termine deriva dall'organo genitale maschile, per altri dal cognome d'una antica famiglia fiorentina celebre per gli investimenti finanziari sbagliati, per altri ancora dalla chiave che regola gli strumenti a corda, per finire con il bischero di padule, che è quell'arbusto che cresce sulle sponde delle paludi, o dei fossi d'acqua ferma, che avendo il peso sulla sua estremità, è sempre in continuo ondeggiamento, per cui ogni piccola ventata lo muove, come il bischero che si lascia convincere dal primo venuto, senza valutare "con la zucca" sulle spalle. Quindi, anche se usato in maniera scherzosa ed abbastanza colloquiale, significa stupidotto, quando non qualcosa di peggio, a seconda dei comtesti.

Dall'aggettivo personale, deriva anche l'aggettivo più relativo ad una situazione o ad un contesto: quando si commette una bischerata, significa che si è fatto un qualcosa senza pensarci troppo su, con risultato fallimentare, come del resto sarebbe stato da attendersi, se solo ci avessimo pensato un poco prima di agire.

Avere il bischero o ruzzare si usa per chi assume atteggiamenti poco convenevoli, eccessivamente giocosi e sconvenienti.
  • Capalle fa da sé.[10]
Detto usato in periferia, per rifiutare un aiuto non richiesto.
  • Cercare un cece in domo.
Equivalente all'italiano: Cercare un ago in un pagliaio.
  • Dare le paste
Stravincere, stracciare gli altri concorrenti con tanto anticipo da avere il tempo di cuocere una pastasciutta.
  • È quello di Gesù, dopo questo non ce n'è più.[11]
Si dice di cosa esaurita, terminata.
  • Entrarci come il culo con le quarantore. [12]
Non aver niente a che fare.
  • Esser scritto fin sui boccali di Montelupo. [13]
Si dice di cosa nota a tutti.
  • Essere come il bucato della Maria Uliva: che la ci metteva una pulce morta e la rilevava viva.
Si dice di una cosa venuta male.
  • Essere come il pecorino di Dicomano
Essere poco e poco buono.
  • Essere come la banda dell'Antella, dove ognuno suonava per conto suo. [14]
Si dice di gruppo disorganizzato.
  • Essere come la casa di Gegge, tutta rutti, moccoli e curegge.
Si dice di una casa dove non regna l'educazione.
  • Essere come la Compagnia di Rifredi, pochi e mai d'accordo.
  • Essere come Lapo, furbo ne' piedi e bischero nel capo.
  • Essere come lo scrupolo del tarlo, che non potendo mangiare il legno mangiò il Cristo.
Si dice per uno scrupolo ipocrita.
  • Essere come lo strolago di Brozzi, che conosceva i rovi al tasto e la merda al puzzo. [15]
Si dice di chi fa previsioni ovvie.
  • Esser come l'opera del domo.
Si dice di qualcosa che non termina mai.
  • Essere peggio di quelli di Settimello, che per inaugurare il camposanto si fecero dare un morto dai campigiani.[16]
  • Essere più duro de' sammoresi.[17]
Usato in periferia, si dice di persona lenta di comprendonio.
  • Essere più ignorante dei figlinesi, che la fecero in chiesa alla messa di notte.
  • Essere più sudicio del coco Landino.
Si dice di persona estremamente sporca.
  • Essere più sudicio di un bastone da pollaio.
  • Essere ridotti al lumicino.
Essere caduti in miseria[18]
  • Far di Prato campi e di Campi prato.

Prato e Campi Bisenzio sono due città vicine a Firenze, qui si gioca sulla confusione tra il Paese e la cosa.

  • Far fare il volo del ciuco.
Variante: Far fare il volo di Empoli
Si usa per minacciare qualcuno o qualcosa che si vuole levare di torno. [19]
  • Fare come a Carmignano, dove portarono la biada all'autobus.[20]
  • Fare come gli aretini, che credono che il ciuco beva la luna.[21]
  • Fare come il Nardi, che di presto fece tardi.
Si dice di chi temporeggia, contando troppo sul tempo a disposizione.
  • Fare come le monache di Prato, che si scoprano i' culo per coprirsi il capo.
  • Fare come quelli di Quinto, che fecero il forno di legno.
Si dice di chi propone idee balzane.
  • Fare forca
Saltare la scuola.
  • Ganzo
Aggettivo che indica qualcosa di sorprendente e da ammirare e per estensione un amante.
  • La compagnia di Campi, passi e non baci.[22]
Non tentare di fregarmi.
  • L'avrà strozzato la balia!
Si dice per la morte di una persona estremamente anziana che viene annunciata con eccessiva enfasi.
  • Nato all'ombra di' Cupolone.
Essere fiorentino schietto (Con riferimento alla cupola di Santa Maria del Fiore.)
  • Pare un due su un tre.
Si usa come sinonimo di brutto o di sgorbio. (Il profilo di un 2 disegnato sopra un 3 produce una linea storta e spigolosa.)
  • Pare un merlo sul vangato
Dicesi di uomo con il petto – o la pancia! – prominente e le gambe sottili.
  • Peggio Palaia!
Si usa con il significato di "peggio che mai", "di male in peggio!" [23]
  • Portare i cavoli a Legnaia.
Si dice di chi porta una cosa dove c'è abbondanza. [24]
  • Portare il soccorso di Pisa.
Un aiuto offerto o giunto troppo tardi.[25]
  • Son come i ladri di Pisa, di giorno leticano e di notte vanno a rubah insieme.
  • Sto co' frati e zappo l'orto.
Mi adeguo alle regole e faccio ciò che devo.

(Talvolta invertita con "Sto con l'orto e zappo i frati" per giocoso nonesense)

  • Stufato di pelliccia, dimorte patahe e poca ciccia.
Stufato di carne con troppe patate.
  • Tirarsi su le ciocce.
Alzarsi il seno. (Si dice di una magra consolazione)
  • Toccarne
Essere picchiati. (P.es. nell'espressione Tu ne tocchi! ovvero ti picchio usato anche dai genitori verso i figli capricciosi.)
  • Ossibus et nerbus e ciccia punta.
Si dice dell'arrosto con ossi e calli e poca carne.
  • Uhm in culo! (come disse Pitti al Granduca)[26]
  • Un ciò mica scritto Giocondo!
Si usa per dire "Non mi freghi", "Non sono mica stupido!".
  • Un son mica di Fucecchio!
Ha lo stesso valore del precedente. [27]
Gratis (Deriva dall'acronimo "Ad usum Florentinae Operae" con cui veniva marcato il materiale destinato alla costruzione della Duomo di Firenze e quindi esente da tasse)

[28]

  • Vo' a Peretola in tranvai.
Variante: Vo a Lucca a comprare bambolini di stucco.[29]
  • Volerci le binde
Con grande sforzo e tempo. Da binda, argano [dall'alto tedesco antico 'winde', argano]

Note[modifica]

  1. Verso della Divina Commedia di Dante Alighieri (Purgatorio, canto V) che viene usato per farsi ricordare dagli amici che hanno avuto fortuna, come in caso di grosse vincite, eredita etc.
  2. Variante del detto Andare a San Salvi. Si usa per i pazzi furiosi: a Castel Pulci, frazione di Scandicci, si trovava un manicomio per malati di mente irrecuperabili e pericolosi, che ospitò tra gli altri il poeta Dino Campana fino alla morte.
  3. Montedomini è un ospizio per indigenti.
  4. A San Salvi si trovava il manicomio di Firenze, che si distingueva per le tegole rosse. In zona, si trova un grande tabernacolo raffigurante la Madonna.
  5. Trespiano ospita il maggiore cimitero comunale fiorentino e nei pressi vi era un tempo la Trattoria "Da Boscarino". Esistono varianti nei comuni limitrofi, adattate ai toponimi: a Sesto Fiorentino si dice Andare a Quinto, a Campi Bisenzio Andare alla Chiella.
  6. La località delle Ballodole ospitava un tempo il cimitero di Careggi.
  7. "Le Murate" era il vecchio carcere fiorentino, così chiamato perché l'edificio prima ospitava un convento di monache di clausura.
  8. Con riferimento alla celebre fontana di Pietro Tacca
  9. Si riferisce al nome dello storico Ospedale di Santa Maria Nuova.
  10. La parrocchia di Capalle era l'unica del comune di Campi Bisenzio a non dipendere dalla Pieve di Santo Stefano per un antico privilegio arcivescovile.
  11. L'espressione deriva da un episodio (non accertato): un convento fiorentino rimase una notte senza candele. La superiora, per illuminare il refettorio, prese il cero dall'altare del Cristo e avvertì, con le parole del detto, le consorelle del pericolo di rimanere al buio.
  12. L'origine di questo colorito modo di dire fiorentino è attribuita a un incidente avvenuto in una chiesa fiorentina, durante l'esposizione solenne del Santissimo Sacramento, pratica conosciuta col nome di "Quarantore". Nella chiesa gremita di fedeli sembra che un'avvenente donna si sentisse toccare da un fedele dietro di lei. Alle sue proteste, il colpevole cercò di spiegarle, più con i gesti che con le parole, che l'aveva fatto senza malizia, a causa dell'affollamento: "Sono le Quarantore!", al che la donna ribatté con questa espressione: "Cosa c'entra il culo con le Quarantore?"
  13. I boccali di ceramica di Montelupo Fiorentino erano celebri anche per i motti che riportavano.
  14. Antella è una frazione di Bagno a Ripoli.
  15. Lo Strolago di Brozzi, al secolo Sesto Caio Baccelli, era un astrologo del XVI secolo ideatore di un lunario per agricoltori, tuttora esistente.
  16. Girava voce che gli abitanti di Settimello (frazione di Calenzano) morissero tutti in galera.
  17. Gli abitanti di San Mauro a Signa avevano fama di "zucconi.
  18. Dall'usanza delle famiglie fiorentine un tempo benestanti, ma cadute in disgrazia, di accendere una candela davanti all'Oratorio dei Buonomini di San Martino per domandare assistenza.
  19. Fino al 1860, in occasione della festa del Corpus Domini, a Empoli si lanciava un somaro dal campanile della Collegiata di Sant'Andrea.
  20. Si narra che il sindaco di Carmignano, in occasione dell'arrivo del primo autobus in paese, dicesse ai compaesani che il mezzo aveva la potenza di 20 cavalli (vapore): la mattina successiva, i carmignanesi avrebbero portato in piazza la biada.
  21. Si narra di un contadino aretino che disse che il suo asino aveva bevuto la luna, poiché era sparito il riflesso del satellite sulla superficie dell'acqua.
  22. Si narra di una rappresentanza di campigiani che, andata a onorare un crocifisso, rubò le monete dal piatto delle offerte mentre si chinava a baciare la sacra immagine.
  23. Pare che l'espressione sia stata coniata dal granduca Leopoldo II che, durante un viaggio nel pisano, rimase particolarmente deluso da questo paese.
  24. Il sobborgo di Legnaia era celebre per le coltivazioni di cavoli.
  25. Si narra che nel 1099, in occasione della conquista di Gerusalemme da parte dei Crociati, le truppe pisane fossero arrivate solo a operazione conclusa perché trattenute da venti contrari.
  26. Espressione colorita che si usa verso chi, mentre l'altro parla, approva distrattamente. Si narra che Luca Pitti, impegnato a spiegare le modalità di vendita del palazzo di famiglia al Granduca Cosimo I de' Medici, reagì così ai ripetuti "uhm!" del suo interlocutore.
  27. Gli abitanti di Fucecchio avevano fama di sempliciotti.
  28. Espressione usata da Carlo Collodi nel libro Le avventure di Pinocchio
  29. Risposta sgarbata a chi domanda insistentemente "Dove vai?"'

Voci correlate[modifica]