Mohammed Zahir Shah

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Zahir Shah nel 1963

Mohammed Zahir Shah (1914 – 2007), re dell'Afghanistan.

Citazioni di Mohammed Zahir Shah[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • È un popolo fiero il mio. Ho del popolo che ho avuto l'onore di servire per quarant'anni un ricordo profondo. La terra afgana, le sue montagne, le sue vallate sono nella mia memoria, nei miei occhi, nel mio cuore. Ho una grande nostalgia, una grande nostalgia...[1]
  • Miei cari compatrioti, la mia proposta per una soluzione definitiva del conflitto può essere raggiunta solo rispettando la libertà del popolo afgano, e risiede nella formazione del Consiglio supremo per l'unità nazionale dell'Afghanistan così come nella convocazione di una Loya Jirga d'emergenza.[2]
  • Molti passi importanti sono cominciati così che il futuro destino politico degli afgani vada di pari passo con i valori nazionali e islamici.[2]
  • Spero di poter essere utile al paese: sono diviso tra l'emozione per l'essere tornato in Afghanistan e il rimpianto per l'Italia che mi ha ospitato con tanta generosità.[3]

Da «Governo aperto a tutti ma non ai talebani»

Intervista di Christina Lamb, La Stampa, 20 novembre 2001

  • L'unica speranza di una pace stabile in Afghanistan è costituire una struttura politica rappresentativa di tutti gli afghani: pashtun, tagiki e uzbeki. Se a questo non si provvede, la pace non arriverà mai.
  • [Sul Regno dell'Afghanistan] C'era parità di diritti, i diritti umani erano rispettati.
  • Da Alessandro il Grande ai nazisti, è incredibile quel che la gente fa per il potere. Spesso si va indietro anziché avanti e quando questo succede ci vuole moltissimo tempo per rimediare.

Da Zahir d'Afghanistan: basta con questa guerra inutile

Intervista di Fiorella Minervino, La Stampa, 7 marzo 2002

  • Mi addolora che siano state distrutte le nostre colossali, mirabili statue. Dicono che si possono ricostruire con il materiale che è rimasto al suolo, ma certo non sarà la stessa cosa.
  • [Sul Regno dell'Afghanistan] Il mio Paese era fra i più democratici, le donne avevano il voto dall'alba del secolo, ma io avevo allargato lo spazio delle loro libertà.
  • Il terrorismo, al Qaeda sono fenomeni stranieri, non afghani. Sono stranieri venuti da altre parti dell'Asia, gente abituata a vivere isolata e a rubare. Io sono pashtun e mi chiedo da che parte siano venuti questi stranieri a disturbare e distruggere il mio popolo.

Da Il mio posto è in Afghanistan - l'ex re vuole la nuova Costituzione

Intervista di Marco Ansaldo, La repubblica, 6 ottobre 2003

  • L'Afghanistan ha bisogno di pace e unità. E di ricostruire città, strade, ponti, case. Una bozza della nuova Costituzione sta per nascere. E il paese ha bisogno anche di me. Devo completare i miei progetti. Ecco perché non ho alcuna intenzione di lasciarlo e di tornare in esilio in Italia. Le supposizioni fatte in proposito sono destituite di ogni fondamento.
  • Avevo sì molti progetti, distribuiti in un certo periodo di tempo. Perché distruggere è sempre facile, ma ricostruire ha bisogno di tempo. Ecco perché dobbiamo concentrarci sulle priorità.
  • L'Afghanistan ha bisogno di diverse cose. Innanzitutto di ristabilire la pace e l'unità in ogni parte del paese. E poi di ricostruire città, strade e infrastrutture.

Citazioni su Mohammed Zahir Shah[modifica]

  • Gli americani ci hanno chiesto d'accettare il ritorno di Zahir Shah dopo il rovesciamento del governo dei Taliban. Abbiamo risposto che se voi volete imporre Zahir Shah (l'ex re in esilio a Roma dal '73) allora noi preferiamo che rimanga il mullah Omar. (Gulbuddin Hekmatyar)
  • L'America vuole occupare l'Afghanistan e imporre Zahir Shah. Noi staremo dalla parte del nostro popolo e difenderemo il nostro paese. (Gulbuddin Hekmatyar)

Note[modifica]

  1. Citato in Nell'album di re Zahir sogni e ricordi di Kabul, la Repubblica, 28 ottobre 2001.
  2. a b Citato in Il re ordina ai suoi uomini di rientrare nella capitale, la Repubblica, 15 novembre 2001.
  3. Citato in A Kabul festa e lacrime per il ritorno di re Zahir, la Repubblica, 19 aprile 2002.

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