Monte Rubello

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Il cippo in memoria di Fra Dolcino

Citazioni sul monte Rubello.

  • Di valle in valle, di monte in monte pugnando sempre con un nemico sei volte maggiore di numero, l'Eresiarca dopo quasi un anno di eroica difesa riducevasi sulle alture del monte Rubello, dove si afforzava per tal modo contro gli assalitori, che ad ogni scontro dovevano tornarsene colla loro peggio.
    Ma frattanto andavano scemando al fianco di Dolcino gli intrepidi suoi propugnatori più dalla fame che dal ferro mietuti; perocché ormai del tutto mancavano le vettovaglie, e i disgraziati Dolciniani erano costretti a sostentarsi di radici e di corteccie di alberi. (Angelo Brofferio)
  • Raccesi i soldati alle benedizioni ed alle prodigate indulgenze del legato romano, innalzarono un forte sur uno scoglio posto rimpetto al monte Rubello dalla parte orientale; locché si esegui a spese del vescovo e dei due fratelli Avogadri consoli di Vercelli. Ivi furono introdotti 1200 scelti guerrieri. Un altro forte fu pure costrutto a spese del comune di Vercelli sulla strada che tende al così detto sentiero della Sella dello Stevello.
    Sufficienti non essendo questi due forti a rattenere le irruzioni dei nemici, quattro piccoli baluardi furono eretti dal vescovo e dagli Avogadri, l'uno su d'un ciglione nei confini di Bioglio chiamato la Roella, oltre Pettinengo, i tre ultimi nel territorio di Mortigliengo, e sui monti che stanno a cavaliere di Curino. (Goffredo Casalis)
  • Specularmente, quando salgo al Rubello e al Massaro a cercare il cippo di Tavo Burat non vedo la pianura piemontese. Come sempre i monti di Biella sono nella nebbia. Alla fine trovo la lapide camminando in mezzo alle antenne e ai ponti radio, rasentando i fili spinati e sfidando le ammonizioni dei cartelli: Zona Militare! Vigilanza Armata! La cresta che ospitò la resistenza dolciniana è diventata una base di ricetrasmissione dell'aviazione italiana. Un non-luogo spettrale e senz'anima. Povero Dolcino, e povero Tavo; fortuna che non possono più vedere questa tristezza. (Enrico Camanni)


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