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Mosca (Russia)

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Piazza Rossa di Mosca

Citazioni su Mosca e i moscoviti.

  • Alcuni visitatori vengono spesso fuorviati riguardo allo stato della Russia perché vedono solo Mosca, una città internazionale come Londra o Tokyo. Ma una visita a una qualsiasi città di provincia dimostra che la stragrande maggioranza del paese è povera. (Elena Tregubova)
  • Alla fine del secolo Mosca conservava ancora la sua vecchia fisionomia di angolo remoto, tanto pittoresco da sembrare favoloso, con le caratteristiche leggendarie di una terza Roma e di una capitale dell'epoca eroica, nella magnificenza delle sue stupende, innumerevoli chiese. (Boris Pasternak)
  • Credo che i russi abbiano verso Mosca un atteggiamento duplice, se da una parte le danno sempre addosso, dall'altra la amano profondamente e una minaccia alla sicurezza della città veniva interpretata da tutti come una minaccia alla sicurezza di tutta la Russia. (Boris Nikolaevič El'cin)
  • Di notte a Mosca non si può fare niente. Le televisioni non trasmettono, i giornalisti delle agenzie di stampa sono tornati a casa. I tutori dell'ordine hanno spento i cellulari e dormono. È un periodo morto che può diventare mortifero. Ammazza e ruba quanto vuoi, tanto nessun generale si muoverà prima dell'alba. (Anna Stepanovna Politkovskaja)
  • Due Rome sono cadute, una terza è incrollabile, una quarta non vi sarà mai. (Filoteo di Pskov)
  • I diplomatici stranieri a Roma dicono sconsolati: «L'Italia è l'opposto della Russia. A Mosca non si sa niente, eppure tutto è chiaro. A Roma tutto è pubblico, non esistono segreti, ognuno parla, le cose vengono talora ostentate in modo addirittura vistoso, eppure non si capisce niente.» (Luigi Barzini junior)
  • La cosa più bella di Tokyo è McDonald's. La cosa più bella di Stoccolma è McDonald's. La cosa più bella di Firenze è McDonald's. A Pechino e a Mosca non c'è ancora niente di bello. (Andy Warhol)
  • [Dal finestrino del vagone, Mosca] Mi appariva allora come una gran linea nera, dalla quale si inalzava una foresta di campanili e di cupole, che spiccavano sopra il rosso intenso di un cielo da cui era appena tramontato il sole. Era uno spettacolo fantastico e grandioso. In una giornata serena, dall'alto del campanile di Ivan Veliki, nel centro del Kremlino, avevo visto risplendere intorno a me, di luce abbagliante, le cupole dorate della immensa città dalle 345 chiese, in mezzo al vasto mare dei tetti verdi che si confondevano cogli alberi degli innumerevoli giardini. Da quel medesimo punto avevo visto un altro giorno, quando un vento impetuoso faceva correre rapide le nubi nel cielo, quello stesso mare verde mutar di tinte come la pelle di un camaleonte, passando dal colore dello smeraldo al verde più scuro, quando vi si proiettava sopra l'ombra delle nuvole. Dal colle dei passeri avevo contemplato in lontananza gli edifizi di Mosca, che si distendevano come una linea del bianco il più candido, sotto la brillante costellazione delle sue innumerevoli cupole d'oro e d'argento, in mezzo alla verde campagna sparsa di monasteri dalle muraglie merlate e sempre il panorama di Mosca mi era sembrato uno degli spettacoli più belli ed originali che si possano contemplare. (Stefano Sommier)
  • Mosca non è la Russia, la Russia non è Mosca, dicono i russi.
    A Mosca ci vive un russo su dieci. (Elena Kostjučenko)
  • Quando si atterra a Mosca col buio, mentre l'aeroplano vira lentamente sulla città in attesa che trasmettano il segnale di via libera, è facile che l'occhio incontri dal finestrino il grattacielo dell'Università, sui Monti dei Passeri. Le luci sono accese dietro innumerevoli finestre, fioche, è vero, ma nella notte brillano; e sulla guglia più alta brucia ancora la stella rossa, come una volta. (Alessandro Barbero)
  • Uno si aspetta che Mosca, la più grande città della Russia, sia gestita in maniera efficiente, forse persino militare, ma non era così. Non c'era affatto ordine, e le estorsioni erano la norma. I poliziotti, i militari, il personale dell'aeroporto, tutti volevano i nostri rubli. Nessuno di noi era mai stato in Russia, e ci sentivamo davvero un po' in pericolo. Alloggiammo al Kempinsky Hotel, un'oasi e cinque stelle, vistoso, dorato e pieno di marmi nel bel mezzo di un'economia evidentemente povera. Tutto a Mosca era grigio, grigio, grigio. Il cielo era grigio, gli edifici erano grigi, le strade erano grigie, gli alberi erano grigi. C'era una pesante, soffocante nuvola di gravità staliniana ovunque. (Anthony Kiedis)

Voci correlate

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