Musō Soseki

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Musō Kokushi

Musō Soseki o Musō Kokushi (maestro nazionale Musō) (1275 – 1351), monaco buddhista giapponese.

Muchū Mondō[modifica]

  • Se dimentichi i tuoi sentimenti riguardo alle cose del mondo, essi diventano insegnamenti illuminanti. Se ti emozioni riguardo agli insegnamenti illuminanti, essi diventano cose mondane. (p. 14)
  • Il mancato soccorso divino a coloro che diverrebbero presuntuosi, più attaccati, più indulgenti verso le passioni e più spudorati se i loro desideri si realizzassero è in sé un soccorso divino per queste persone. In un'epoca corrotta, quando le preghiere non ottengono risposta, è già questa una risposta. (p. 16)
  • Il beneficio principale dello Zen, nel contesto dei normali alti e bassi della vita, non sta nell'impedire gli svantaggi e nel favorire i vantaggi ma nell'indirizzare le persone verso la realtà fondamentale che non sottostà all'influenza degli alti e bassi. (p. 16)
  • Un metodo semplice per reprimere i demoni sta nell'astenersi dall'aggrapparsi mentalmente a qualunque cosa. Questo è illustrato da un antico racconto, in cui uno strano personaggio era solito vagabondare attorno al territorio dell'eremo di un certo maestro di meditazione. A volte appariva sotto forma di santo buddista, a volte di re celeste, a volte irradiava una luce straordinaria, a volte proferiva strane sentenze. Questo andò avanti per dieci anni, poi si concluse. Il maestro di meditazione disse ai suoi discepoli: "Un demone celeste veniva qui a importunarmi, ma quale che fosse l'aspetto da lui assunto io facevo in modo di non guardarlo e di non ascoltarlo. Le manifestazioni del demone sono finite, ma il mio non guardare e non ascoltare non hanno fine." (pp. 22-23)
  • Fin dai tempi antichi viene detto che l'accertamento della verità è relativamente facile in confronto alla difficoltà di preservare la verità. Il mantenimento della verità è l'opera della maturazione. (p. 40)
  • Attrazione e avversione sono due sentimenti che trattengono le persone nella schiavitù del comportamento ripetitivo ignorante. Coloro che ricercano solo ciò che li soddisfa e cercano di evitare ciò che li infastidisce agiscono in questo modo perchè non comprendono la natura del mondo. Per coloro che conoscono la natura del mondo, la mancanza di una completa soddisfazione o di adempimento nelle cose del mondo è in sé un consiglio a coltivare il distacco. Chi non brama di essere soddisfatto non sarà infastidito. Ciò che provoca la sofferenza mentale non è l'ambiente in sé ma la mente in sé. (p. 52)
  • Cerimonie e rituali sono pratiche eseguite dal corpo, per cui è impossibile praticarle quando si sta facendo qualcos'altro. Recitazioni e invocazioni sono pratiche eseguite vocalmente, per cui questi esercizi devono essere messi da parte quando si sta parlando di qualcos'altro. La contemplazione dei principi è una pratica eseguita dall'intelletto, per cui non si può fare quando si sta pensando a qualcos'altro. Ma l'operare Zen non viene eseguito dal corpo, dalla parola o dall'intelletto; allora che cosa può essere definito importante? (p. 67)
  • Nei racconti di illuminazione di antichi adepti, non leggiamo di nessuno che avesse chiesto come applicare la mente nello sforzo di entrare in armonia con il fondamentale. Essi erano soliti domandare direttamente cos'è il budda, cos'è lo Zen, da dove vengono i budda e così via. Poiché le domande erano dirette, anche le risposte che sollecitavano erano dirette e davano indicazioni immediate sul fondamentale. Queste indicazioni dirette e immediate non erano intese come materiali di ricerca o lezioni per la pratica, ma coloro che non le capivano erano soliti scavarvi a fondo, a volte per molti anni. Questo processo di continuo confronto delle indicazioni relative al fondamentale potrebbe essere chiamato pratica o addestramento, ma non è la stessa cosa che definire la comprensione, la pratica e la realizzazione e quindi coltivare varie contemplazioni. (p. 71)
  • Quando si dischiude la comprensione intuitiva del Buddismo, le caratteristiche del mondo sono tutte insegnamenti buddisti. (p. 112)
  • Noi dobbiamo renderci conto che le varie dottrine e i vari metodi insegnati dal Budda venivano esposti provvisoriamente in conformità con la natura e le inclinazioni confuse e illusorie delle persone. Quanto a coloro che si rivolgono direttamente al fondamentale, che è precedente alla divisione fra persone comuni e budda, anche se ascoltano ogni genere di dottrine, perché dovrebbero assillarsi la mente su giudizi di superiorità e inferiorità? Disse un antico: "Il motivo per cui i budda esposero tutti gli insegnamenti è per liberare tutte le menti. Poiché io non ho mente, a cosa mi servono gli insegnamenti?". (p. 124)

Bibliografia[modifica]

  • Muchū Mondō. Reso in italiano Buddismo e Zen, a cura di Thomas Cleary, traduzione di Roberto Sorgo, Gruppo Editoriale Armenia, Milano, 1996. ISBN 978-88-344-0735-6

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