Nikos Kazantzakis

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Nikos Kazantzakis

Nikos Kazantzakis (1883 – 1957), scrittore, giornalista, filosofo e uomo di stato greco.

Citazioni di Nikos Kazantzakis[modifica]

  • Non spero nulla | Non temo nulla | Sono libero
Δεν ελπίζω τίποτε | Δεν φοβούμαι τίποτε | Είμαι λεύτερος[1]
  • Teseo: Sono stanco... che paura, che dolore è stato! Quando alla fine, procedendo accuratamente, distinsi nel buio i suoi [del Minotauro] occhi che brillavano! Tristi e intelligenti, come umani, mi sembrò che versassero lacrime! Ah, noto venticello di terra, soffio profumato del mondo terreno, soffia su di me, rinfrescami, purificami!
    I miei capelli si sono riempiti di ragnatele, la muffa del mondo sotterraneo ha avvolto il mio pettorale, nella bocca e nelle narici si avverte ancora la bestia dall'alito pesante riversatosi su di me svelandomi il suo vero volto. Mio grande Fratello! Che sporcizia insostenibile, che paura, come ho combattuto per raggiungere la bestia immane e assetata di sangue e per sentire una voce umana, una sospirata voce umana. Che chiamava piano, supplichevole, il mio nome! E quando giunsi a mescolarmi con un urlo, che nuova lotta per salire fino alla tua vetta, per pulire il tuo capo sacro dai peli e dalle corna, e dalla bava velenosa, per godere accarezzando il tuo volto divino, ormai afferrato, immacolato, rasserenato, purificato! Quante migliaia di anni hai combattuto per sfuggire? Quante migliaia di anni ha muggito di vergogna e di dolore? Si è nascosta dentro di me un'anima indissolubile, schiacciata da pesanti cadaveri, che chiedeva aiuto! E mentre combattevamo si fondevano i nostri respiri, come hai fatto a conoscermi e a chiamarmi con il mio nome, come hai capito che fossi io quello che aspettavi? Padre, compagno, mio figlio unico, come devo appellarti, ci siamo separati ma non potevo, ahimè, distinguere bene nel buio il tuo volto liberato [...].[2]

Incipit di alcune opere[modifica]

La seconda crocifissione di Cristo[modifica]

L'Agà di Likovrissi sta seduto al suo balcone, sovrastante la piazza del paese, fuma nel lungo bocchino e beve acquavite. Cade una pioggerella tepida, silenziosa, e sui suoi grossi baffi ritorti, tinti di fresco di nero, stanno sospese e luccicano alcune gocce: l'Agà riscaldato dall'acquavite le lecca per rinfrescarsi. Alla sua destra, in piedi, c'è il suo staffiere, un gigantesco e burbero uomo d'Anatolia, strabico e torvo, con la sua tromba. A sinistra sta seduto alla turca, su un cuscino di velluto, un bel turchetto paffutello, che gli accende di tanto in tanto il bocchino e gli riempie ininterrottamente di acquavite la tazza.

Zorba il greco[modifica]

Lo incontrai per la prima volta al Pireo, dove aspettavo di imbarcarmi per Creta. Il giorno stava declinando e pioveva, soffiava un forte scirocco.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Bibliografia[modifica]

  • Nikos Kazantzakis, La seconda crocifissione di Cristo, traduzione di Mario Vitti, Castelvecchi editore, 2011. ISBN 9788876155680

Filmografia[modifica]

Note[modifica]

  1. epitaffio sulla sua tomba a Candia, nell'isola di Creta – vedi immagine – tratto da Il poverello di Dio.
  2. a Kouros, Tragoudies, I, ΔίΦρος, Atene, 1955, (dalla ristampa a cura di P. Stavrou, 1998, pp. 348-349). Citato in Caterina Carpinato, Miti minoici nella letteratura cretese del Novecento. IL KOUROS di Nikos Kazantzakis (1955) e IL SECOLO DEI LABIRINTI di Rea Galanaki (2002), traduzione di Caterina Carpinato, Centro di Archeologia Cretese Aldo Ausilio Editore, Padova, 2011, p. 519. ISBN 978-88-6125-075-8, iris.unive.it.

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