Minotauro

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Citazioni sul minotauro.

  • E 'n su la punta de la rotta lacca | l'infamïa di Creti era distesa || che fu concetta ne la falsa vacca; | e quando vide noi, sé stesso morse, | sì come quei cui l'ira dentro fiacca. || Lo savio mio inver' lui gridò: "Forse | tu credi che qui sia 'l duca d'Atene, | che sù nel mondo la morte ti porse? || Pàrtiti, bestia, ché questi non vene | ammaestrato da la tua sorella, | ma vassi per veder le vostre pene". || Qual è quel toro che si slaccia in quella | c'ha ricevuto già 'l colpo mortale, | che gir non sa, ma qua e là saltella, || vid'io lo Minotauro far cotale; | e quello accorto gridò: "Corri al varco; | mentre ch'e' 'nfuria, è buon che tu ti cale". (Dante Alighieri)
  • Bisogna essere al centro del labirinto: qui anche il minotauro è una maschera. Bisogna combattere a distanza ravvicinata col minotauro, riconoscendo nella sua la nostra stessa forza. Con una spada taglierò la maschera sulla mia fronte e anche la seconda e la terza maschera: sono io il minotauro. (Ferruccio Masini)
  • Teseo: Sono stanco... che paura, che dolore è stato! Quando alla fine, procedendo accuratamente, distinsi nel buio i suoi occhi che brillavano! Tristi e intelligenti, come umani, mi sembrò che versassero lacrime! Ah, noto venticello di terra, soffio profumato del mondo terreno, soffia su di me, rinfrescami, purificami!
    I miei capelli si sono riempiti di ragnatele, la muffa del mondo sotterraneo ha avvolto il mio pettorale, nella bocca e nelle narici si avverte ancora la bestia dall'alito pesante riversatosi su di me svelandomi il suo vero volto. Mio grande Fratello! Che sporcizia insostenibile, che paura, come ho combattuto per raggiungere la bestia immane e assetata di sangue e per sentire una voce umana, una sospirata voce umana. Che chiamava piano, supplichevole, il mio nome! E quando giunsi a mescolarmi con un urlo, che nuova lotta per salire fino alla tua vetta, per pulire il tuo capo sacro dai peli e dalle corna, e dalla bava velenosa, per godere accarezzando il tuo volto divino, ormai afferrato, immacolato, rasserenato, purificato! Quante migliaia di anni hai combattuto per sfuggire? Quante migliaia di anni ha muggito di vergogna e di dolore? Si è nascosta dentro di me un'anima indissolubile, schiacciata da pesanti cadaveri, che chiedeva aiuto! E mentre combattevamo si fondevano i nostri respiri, come hai fatto a conoscermi e a chiamarmi con il mio nome, come hai capito che fossi io quello che aspettavi? Padre, compagno, mio figlio unico, come devo appellarti, ci siamo separati ma non potevo, ahimè, distinguere bene nel buio il tuo volto liberato. (Nikos Kazantzakis)

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