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Non è la Rai

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Non è la Rai, programma televisivo italiano andato in onda sulle Reti Fininvest dal 1991 al 1995.

Citazioni su Non è la Rai

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  • Ero una quattordicenne di un paese siciliano arrivata in una grande città: per me era tutto nuovo. Ricordo tante coetanee al Centro Safa Palatino dove facevamo Non è la Rai e i fan fuori dagli studi. È stato uno dei primi programmi a regalare sogni, adesso siamo pieni di reality. (Nicole Grimaudo)
  • Il mio non è un programma scemo, è la televisione che a parte qualche rarissimo programma ben fatto è tutta cretina. Solo che gli altri non lo dicono, e io lo grido forte. (Gianni Boncompagni)
  • Negavano, ma di nascosto lo guardavano tutti. (Alessia Merz)
  • Sono partita da Trento tipo Heidi che scende dai monti a 17 anni. Ne dimostravo di meno, timida, non avevo ancora la faccia tosta che mi è venuta dopo. Ballai Please don't go. Ricordo le terribili mamme delle altre concorrenti. "Questa viene qui a rubarci il lavoro". [...] Quando mi chiamarono per dirmi che mi avevano presa per un mese di prova – era il 25 agosto 1992 – scoppiai a piangere, terrorizzata di dovermi trasferire a Roma da sola. Viaggio in treno in piedi, con un valigione e l'animo di chi sta andando al patibolo. Cercai di consolarmi: "Sarà bello, mi farò tante amiche". Uh, come no. [...] Mi ritrovai in mezzo a 120/130 ragazzine che lottavano per conquistare la lucina rossa che ti inquadrava. Se per caso la telecamera si posava su di me, qualcuna mi passava davanti apposta. "Oh, scusa, non ti avevo visto". Per caso trovai un posto libero in prima fila, ma non feci in tempo ad accomodarmi che mi tolsero la sedia da sotto al sedere. "Vai subito in fondo, sei l'ultima arrivata". Dispetti continui, cattiverie. [...] Passati i trenta giorni, mi offrirono un contratto di un anno, privilegio per poche. Di colpo mi cambiò il mondo. Fissa in prima fila, le stesse ragazze che prima mi detestavano di colpo mi coccolavano, mi portavano l'acqua, mi lisciavano i capelli, mi facevano i massaggini sul collo, sperando di rubare un'inquadratura grazie a me. [...] Sono stati tre anni di intensa selezione naturale. (Alessia Merz)
  • [«Quante invidie c'erano?»] Tante. È inutile dire che eravamo tutte amiche, c'erano tanti gruppi all'interno. Poi io avevo 19 anni all'epoca ed ero tra le più vecchie rispetto alle altre che erano più piccoline. Io, Laura Freddi, Claudia Gerini, Miriana Trevisan eravamo coetanee rispetto ad Ambra che aveva 15 anni. Siamo state le prime a fare Non è la Rai con Enrica Bonaccorti. Il primo anno è stato meraviglioso. [...] però nell'aria l'invidia si tagliava con il coltello. Non si poteva andare d'accordo con tutte. Ricordo ancora con orrore tutte quelle mamme che spingevano le figlie minorenni a fare di tutto per entrare nel programma. (Cristina Quaranta)
  • Ebbene sì, lo ammetto: «Non è la Rai» non mi piaceva, inutile fingere il contrario. […] Allora ero prigioniero di alcuni giudizi e di non pochi pregiudizi. Il programma in sé non era molto diverso dall’intrattenimento facile: cruciverbone, giochini telefonici, canzoni, balletti, discoteca, Enrica Bonaccorti, Paolo Bonolis... Per l’esplosione delle cento adolescenti in costume, acerbe e maliziose, si parlava di lolitismo (pregiudizio), di traviamento (al Corriere arrivavano decine e decine di lettere di genitori disperati e un critico alle prime armi ne era colpito), di strategia berlusconiana per intontire il Paese (altro pregiudizio), di deriva televisiva. Pareva che «Non è la Rai» fosse solo la risposta Fininvest a «I ragazzi del muretto» della Rai o alla «Piscina» di Alba Parietti. Tempi in cui per «L’istruttoria» di Giuliano Ferrara si parlava di Circo Barnum. I metri di paragone erano altri: «Avanzi», «Mai dire gol», per qualcuno anche «Twin Peaks».
  • La disputa più avvincente era questa: la famosa coppia Arbore-Boncompagni non lavorava più insieme e in molti credevamo (critici ben più titolati di me) che la «tv intelligente» fosse prerogativa del primo e il suo contrario del secondo (senza capire che quella spudoratezza stilistica stava cambiando la tv, nel suo profondo). E poi i giornali erano pieni della cerimonia che ogni giorno si ripeteva davanti agli studi della Safa Palatino, a Roma. Centinaia di ragazze che aspiravano a far parte del cast, madri agguerrite che cercavano di imporle o di trascinarle via, interventi di psicologi e sociologi, il Telefono Azzurro bollente. Difficile non tenerne conto.
  • «Non è la Rai» è stata una trasmissione che ha rappresentato uno spartiacque: nel modo di fare televisione, nel modo di vederla, nel modo di rappresentare la spensieratezza. Ma è stata anche la trasmissione con cui una generazione di ragazze e ragazzi ha chiuso il suo rapporto con il mezzo. Per questo, a rivederla, conserva i caratteri di una grande festa e insieme di un lungo addio. Internet avrebbe spento ogni desiderio di rispecchiarsi in quel totem domestico così "arcaico". In apparenza, sembrava un programma senza copione, senza regia (come poi sarebbe stata tanta televisione a venire), in realtà Gianni Boncompagni è stato uno dei primi registi a capire che la televisione bastava a sé stessa, che era in atto un processo di disintermediazione, che Ambra sarebbe stata più interessante di Enrica Bonaccorti o di Paolo Bonolis. Bastava crearle le condizioni di esprimersi direttamente ai suoi coetanei.

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