Nuruddin Farah

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Nuruddin Farah nel 2012

Nuruddin Farah (1945 – vivente), scrittore somalo.

Citazioni di Nuruddin Farah[modifica]

  • Devo dire che questo è uno sforzo veramente coraggioso,
    intrapreso da un gruppo di persone che si sono dedicate a un'idea
    che io non posso definire che nobile:
    l'idea nobile di assicurarsi che l'Africa possa
    essere conservata in una forma facile da raggiungere e da consultare.

    Sono certo che il resto del mondo trarrà beneficiò da ciò che
    WikiAfrica sta cercando di fare.
    Ben presto ci saranno altre WikiAfrica in altre lingue dell'Europa,
    dell'Asia e di altri continenti.
    Non posso che congratularmi con questo sforzo,
    con questo nobile coraggio e prego che possa avere
    successo. (contributo a WikiAfrica, Festivaletteratura Mantova 2008)

Da Il camaleonte di Mogadiscio cadrà

Intervista di Claudio Gorlier, La Stampa, 29 luglio 1990

  • L'influenza di ciò che è accaduto nell'Europa dell'Est fa sì che la gente si renda conto di far parte di un mondo ben più ampio di quello in cui vive. I dittatori non possono più nascondersi. Tutto ciò produce i suoi risultati anche in Somalia: certo, vale anche l'effetto Gorbaciov; mi permetta però di dire, non tanto Gorbaciov in sé e per sé, ma i popoli dell'Unione Sovietica.
  • Barre è sempre stato un camaleonte dai mille colori. Ma la gente è più unita, e se la gente si unisce la dittatura deve cadere.
  • Il compito dello scrittore non è semplicemente quello di un intellettuale in genere. Il romanziere deve assolvere a tre funzioni fondamentali: la profezia, l'analisi, la sintesi. Egli non tratta soltanto dell'oggi, ma anche dello ieri, e deve predire il futuro.
  • Sono ottimista per il presente, sono pessimista per il futuro. Una volta che la dittatura verrà rovesciata, seguirà fatalmente un periodo di caos, uno, due, tre anni, chissà. Il popolo è stato ingannato, ha subito la violenza, è stato distorto. Per questo dico che ci vorranno alcuni anni prima che possa rimettersi in piedi.
  • Si chiamino Barre o Menghistu: non ci sono più rifugi per i dittatori, proprio non ci sono.

Da «Bin Laden in Somalia? Lo vendiamo subito»

Intervista di Claudio Gorlier, La Stampa, 4 dicembre 2001

  • Nulla è segreto in Somalia. Se Bin Laden arrivasse a Mogadiscio subito lo saprebbero tutti. E vista l'entità della taglia ci sarebbe certamente qualcuno disposto a venderlo.
  • In situazioni estreme, addirittura tragiche, l'Occidente sembra accorgersi della condizione femminile magari guardando lontano, per scarico di coscienza.
  • L'attacco alle Torri Gemelle è stato per uno sconvolgente paradosso oltre che premeditato un falso scopo. Bin Laden supposto che davvero sia il responsabile dell'attacco, e pur con il suo odio per gli Stati Uniti, mira a un bersaglio politico ben diverso a lungo termine: destabilizzare l'Arabia Saudita. Come dice un proverbio somalo: "Quando tiri un sasso al colpevole può darsi che tu colpisca l'innocente".

Da La mia Somalia, orfana del suo presente

Intervista di Sergio Buonadonna, Il Secolo XIX, 25 marzo 2004

  • Quel che resta del Paese è nelle mani degli stessi capi-clan di ieri. Le persone di domani sono ragazzi, bambini, adolescenti che oggi portano le armi e comandano per le strade delle città somale al servizio dei signori della guerra.
  • Nella narrativa africana come in quella ispano-americana i vivi e i morti coabitano convivendo con la memoria.
  • Io sono contrario all'infibulazione. È una barbarie. Ho una figlia di dieci anni, non sarà infibulata. Chi impone questa crudeltà dovrebbe andare in carcere.

Da Se l'Africa è in cattiva salute, il suo cinema sta benino

Intervista di Bruno Vecchi, L'Unità, 7 aprile 2004

  • Per capire l'Africa bisogna immaginare due persone: una può scegliere un menù che va dall'antipasto al caffè, l'altra soltanto un piatto di patate.
  • Dopo la Seconda guerra mondiale era l'Europa che viveva una condizione di depressione. Ora è l'Africa ad aver toccato il fondo. Nel futuro non può che risalire.
  • L'Africa ha avuto 40-50 anni per guardarsi in faccia. Ma gli africani non hanno avuto fiducia in se stessi. E l'arrivo della democrazia è stato giocato male. Di questo do colpa agli africani, a partire da me stesso.
  • La democrazia comincia dalla casa, dove non può regnare l'autoritarismo. In alcuni campi profughi, ho visto nutrire il figlio maschio e non la femmina. Questo è un ritardo mentale. Nella mia esperienza ho imparato che le donne sono più intelligenti, più pronte a fronteggiare l'emergenza. Personalmente ho scelto la democrazia familiare: di tanto in tanto c'è caos, discussioni. Ma per convinzione, sono nutrito dal dubbio: mi chiedo sempre se c'è qualcuno che sa risolvere le cose meglio di me. Solo George Bush può credere che la democrazia possa essere imposta con la forza. Con la forza si impone solo la tirannia. Ma il vero problema è un altro.

Da «L'ipocrisia di Blair non salva l'Africa»

Intervista di Claudio Gorlier, La Stampa, 29 settembre 2005

  • Perché l'Africa è oggi in questa situazione? La risposta a questa domanda è il rapporto con l'Europa. Tutte le menti dell'Africa sono all'estero e lavorano per gli interessi europei. Da duecento, trecento anni l'Africa ha subito il vandalismo del colonialismo e la situazione è ora pregiudicata.
  • Bin Laden ha avvelenato l'Occidente in tale misura da dipingere tutto l'Islam con lo stesso colore, senza distinguere.
  • In certa misura, Bin Laden è stato aiutato da Bush. Se fosse stato braccato in Afghanistan sarebbe un'altra storia.
  • Bin Laden ha ucciso più musulmani che occidentali. I musulmani secolari sono considerati da Bin Laden dei traditori e dagli occidentali dei terroristi. Sono presi nel mezzo.
  • Il Sud Africa è un mondo cambiato. Dopo l'esperienza dell'apartheid è più democratico di molti altri Paesi. Oggi il Sud Africa è molto migliorato intelettualmente. Ma per la democrazia, c'è un poco di caos.

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