Menghistu Hailè Mariàm

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Mènghistu Hailè Mariàm

Mènghistu Hailè Mariàm (1937 - vivente), militare, politico e dittatore d'Etiopia dal 1974 al 1991.

Citazioni di Menghistu Hailè Mariàm[modifica]

  • L'Etiopia non è stato il Cile d'Africa, ma è preparato ad essere il suo Vietnam.
Ethiopia has not been Africa's Chile, but it is prepared to be its Vietnam.[1]
  • Siccome la nostra lotta fa parte del movimento socialista internazionale, la nostra libertà è parte integrante della liberazione dell'umanità.
Since our struggle is part of the international socialist movement, our freedom is part and parcel of the liberation of mankind.[2]
  • Alcuni potrebbero dichiarare che questo periodo rivoluzionario è caratterizzato dal terrore, l'anarchia e lo spargimento di sangue ovunque. Queste persone sono i veri risponabili per il terrore, l'anarchia e lo spargimento di sangue. Tutti coloro che hanno fatto sacrifici per difendere la loro unità storica e che stanno lottando per il socialismo e la democrazia invece si ricordano degli ultimi cinque anni di rivoluzione con gioia.
There may be those who allege that this revolutionary period is characterised by terror, anarchy and widespread bloodshed. These are the very same elements who are responsible for the terror, anarchy and bloodshed. On the contrary, all those who have made sacrifices to defend their historic unity and who are struggling for socialism and democracy recall the last five years of revolution with joy.[2]
  • L'Etiopia appoggia tutti gli sforzi per aiutare il popolo del Sahara occidentale a ottenere la sua libertà, perché crede che la realizzazione di questo fine aumenterà la pace e la stabilità della regione.
Ethiopia supports all efforts being made to enable the people of Western Sahara attain their freedom, because it believes that the attainment of this goal will enhance the peace and stability of the region.[2]
  • Una pace permanente nel Medio Oriente rimarrà impossibile finché al popolo di Palestina non venga negata l'opportunità di determinare il suo proprio futuro e di stabilire una sua propria patria libera, e finché l'Israele rifiuta di rinunciare a tutti i territori arabi sequestrati durante la guerra del sessantasette.
No permanent peace is possible in the Middle East so long as the people of Palestine are denied the opportunity of determining their own futures and establish a free country of their own and so long as Israel refuses to relinquish all Arab territories seized by force during the 1967 war.[2]
  • I tentativi da parte dell'imperialismo di sovvertire la Rivoluzione afgana hanno solo rafforzato la determinazione del popolo afgano di difendere la sua rivoluzione e le sue vittorie. La massa della popolazione etiope è stata costante nell'appoggiare la rivoluzione in Afghanistan sin dall'inizio, e continuerà a farlo.
The attempts made by imperialism to subvert the Afghan Revolution have made the broad masses of Afghanistan to be more determined to defend their revolution and their gains. The broad masses of Ethiopia have been consistently supporting the revolution in Afghanistan from the very beginning and will continue doing so.[2]
  • Condanniamo fermamente l'intensa campagna propagandistica contro il popolo di Vietnam sotto la copertura di accuse riguardo «rifugiati vietnamiti».
We strongly condemn the intensive propaganda campaign against the people of Vietnam under the cover of allegations about 'Vietnamese refugees'.[2]
  • Sono un rivoluzionario; la mia vita è dedicata alla liberazione del popolo.[3]
I am a revolutionary; my life is dedicated to freeing the people.
  • In questo paese, certe famiglie aristocratiche categorizzano automaticamente chiunque con la pelle scura, le labbra spesse, e i capelli lanosi come un «baria» [amarico per «schiavo»] [...] che si sparga la parola che presto costringerò questi stolti a piegarsi e sfarinare grano!
In this country, some aristocratic families automatically categorize persons with dark skin, thick lips, and kinky hair as "Barias". [...] let it be clear to everybody that I shall soon make these ignoramuses stoop and grind corn![4]
  • [Su Haile Selassie] Aveva ottant'anni ed era molto debole. Abbiamo fatto del nostro meglio per salvarlo, ma non potevamo mantenerlo.
He was 80 years old and a very weak man. We tried our best to save him but we could not keep him.[5]
  • Hailé Selassié era vecchio, malato e nessuno lo amava. In passato aveva avuto idee progressiste e moderne, ma ormai aveva fatto il suo tempo. Non avevo nulla contro di lui sul piano personale, ma il popolo ci aveva chiesto di rovesciarlo e così io e i miei colleghi dell'esercito abbiamo fatto. Non potevamo salvarlo.[6]
  • [Su Haile Selassie] Morì di morte naturale, credo. Certo, tra i miei uomini ce n'erano molti che avrebbero voluto ucciderlo con le proprie mani, perché avevano perso fratelli e padri per colpa sua.[6]
  • Ho aiutato e finanziato i guerriglieri dell'African National Congress di Nelson Mandela quando in Sudafrica c'era l'apartheid. Ero dalla loro parte quando ne avevano bisogno. Ora che ho bisogno io, dicono che non mi possono aiutare. Prima di partire da Harare i avevano assicurato che non avrei avuto problemi perché viaggiavo per motivi sanitari e umanitari. Invece volevano consegnarmi all'Etiopia. [...] E pensare che gli uomini al governo oggi a Pretoria sono miei ex compagni, commilitoni, amici.[6]
  • [Su Nelson Mandela] Quando era in carcere lo ammiravo per la sua forza morale. Ora che è stato al governo non vedo i risultati. L'apartheid, almeno in apparenza, non esiste più, ma nessuno capisce cosa stia facendo questo nuovo potere sudafricano.[6]
  • [Su Robert Mugabe] Ha aiutato le guerre di liberazione in tutto il continente.[6]
  • Sono solo un militare, ho fatto quello che ho fatto solo perché bisognava salvare il mio paese da tribalismo e feudalismo. Se ho fallito è solo perché mi hanno tradito. Il cosidetto genocidio è stato solo una giusta guerra in difesa della rivoluzione, di un sistema del quale hanno beneficato tutti.[6]
  • Ero sopravvissuto a nove tentativi di assassinarmi. Il paese era nel caos. Una classe sociale, quella lagata al passato, quella dei privilegiati, attaccava i lavoratori, che volevano progresso. Milioni di persone venivano nella capitale e chiedevano: 'O ci difendete o ci date le armi per diffenderci da soli'. Era una battaglia. Io non ho fatto altro che combatterla.[6]
  • Bussai alla porta degli americani, dicendo: 'Sono dalla vostra parte, tra i nostri due paesi c'è sempre stata amicizia, l'Etiopia ha perfino inviato truppe per combattere al vostro fianco nella guerra di Corea. Ora aiutateci a ricostruire e a svilupparci'. Loro mi risposero che erano troppo impegnati con il Vietnam e non erano interessati all'Africa dal punto di vista strategico. Bussai alla porta della Cina, e la risposta fu no. Allora andai a Mosca. C'era Leonid Brežnev, mi ricordo ancora benissimo quando mi abbracciò la prima volta al Cremlino. [...] Gli spiegai la situazione e lui mi rispose: 'Colonello, eccetto la bomba atomica, il mio paese è pronto a darle tutto ciò di cui crede di aver bisogno'. E così fu. L'Urss ci aiutò con i fatti e non solo con le parole. Da quel momento Brežnev divenne per me come un padre. Ci siamo visti altre dodici volte, sempre in Unione Sovietica. Ogni volta, prima di parlare dei nostri problemi, gli dicevo: 'Compagno Leonid, io sono tuo figlio, ti devo tutto'. E davvero sentivo che Brežnev era come un padre.[6]
  • [Su Michail Gorbačëv] Sembrava una persona perbene, onesto, devoto alla causa socialista. Mi dimostrava amicizia e calore. Poi, una volta salito al potere, nel 1985, iniziò a parlare di perestrojka e di glasnost. A un certo punto io lo chiamai da Addis Abeba per fissare un appuntamento. Avevo bisogno di capire cosa stava succedendo. Andai a Mosca per domandargli cosa significavano quei due slogan. Slogan che io non capivo e che, secondo me, neppure il popolo sovietico capiva. Gli dissi: 'Compagno Gorbaciov, parliamoci chiaro. Se ci sono dei cambiamenti in linea, diccelo, così possiamo anche noi rettificare il cammino. La vostra forza è la nostra forza, la vostra debolezza è la nostra debolezza.[6]
  • [Su Michail Gorbačëv] Altro che premio Nobel per la pace: armava i miei nemici e a parole mi blandiva. Smisi di telefonargli. Avevo capito che mentiva. Erano giorni molto difficili: noi non sapevamo più chi era l'amico e chi il nemico.[6]
  • Mio caro amico, Gorbaciov ha tradito il mondo interno, e non solo Menghistu. Ha distrutto il proprio paese e tutto il movimento internazionale socialista, comunista e nazionalista. È salito al potere dicendo che voleva combattere la corruzione all'interno del vecchio Pcus, dandosi arie di efficientista: invece voleva smantellare il sistema, altro che migliorarlo.[6]
  • Siamo stati tutti traditi da Gorbaciov: quel controrivoluzionario ha distrutto l'Unione Sovietica consegnando il mondo agli americani e rovesciando tutti gli equilibri.[6]
  • Fidel è molto pattriotico, molto rivoluzionario, molto onesto. Credo che il mondo non lo conosca bene: Fidel è molto umano. Molto umano. E con le poche risorse che ha la sua piccola Cuba ha fatto miracoli. Per lui ho davvero grande rispetto. Quanto alla Corea del Nord, beh, è un paese meraviglioso, è quasi da non credere cosa siano riusciti a costruire in così poco tempo. Kim Il Sung, nonostante la fama di cui godeva all'estero, era un uomo spiritosissimo, andavamo insieme in crociera e lui beveva, fumava, raccontava barzellette. Tutto il contrario del dittatore austero che immaginavate voi occidentali. Mi ha regalato una centrale elettrica, cantieri navali e consiglieri militari senza chiedere nulla in cambio.[6]
  • A Bettino Craxi sarò sempre grato per aver appoggiato il progetto agricolo nella valle del Tana Beles, un magnifico e generoso regalo italiano.[6]
  • Non è vero che sono rimasto indifferente di fronte alle carestie. Le dighe del Tana Beles e gli spostamenti delle popolazioni rurali li ho concepiti proprio per far sì che le carestie non si ripetessero più. La guerra non ero io a volerla; io mi ci sono trovato dentro e ho solo cercato di vincerla.[6]
  • [...] mi dispiace per i somali. Si sono fatti dividere in tribù nemiche.[6]
  • [Sull'Etiopia di Meles Zenawi] Il paese è ostaggio di una minoranza. È un paese tribalizzato. Come in tutta l'Africa, si retrocede verso il passato.[6]
  • [Su Mohammed Siad Barre] Lo conosco bene, anzi benissimo. È stato a lungo il mio peggior nemico. [...] Con Siad Barre ho provato a fare pace. Insieme avremmo potuto fare del gran bene alla nostra gente. Ma anche lui è stato tradito.[6]
  • Non sono mai stato un sostenitore dell'Albania, [...] ma ho ammirato la disciplina e la risolutezza di quel governo.[6]
  • Amo l'Etiopia più della mia stessa vita.[6]
  • Ho costruito uno degli eserciti più potenti dell'Africa, ho costruito uno dei partiti meglio organizzati del mondo, ho difeso con i denti l'integrità territoriale del mio paese, eppure tutto questo è stato vano.[6]
  • La democrazia va bene in Europa. In Africa ci sono altre tradizioni. Guarda l'Etiopia di oggi: dicono di aver introdotto il pluralismo. Invece hanno reintrodotto il tribalismo. Ciascuno sta dalla parte della propria tribù o della proporia religione, non dalla parte di un partito. Come in Sudan, in Ruanda, in Burundi, in Congo, in Kenia. Dappertutto. Il mondo vedrà in Africa guerre mai viste prima. Terribile guerre tribali.[6]
  • Come diciamo noi in Etiopia, il mondo insiste nel volerci regalare delle belle scarpe nuove. E noi dobbiamo adattare i nostri piedi a queste scarpe. Ma a volte le scarpe fanno così male che la gente le butta via. Capisce il paradosso? Invece di adattare le scarpe ai nostri piedi, voi occidentali ci chiedete l'opposto. In fondo, i sandali che offrivo io non erano poi da buttar via.[6]
  • [Sulla guerra civile etiope] Gli combattemmo quando tentarono di smembrare lo Stato. Dovrei farmi perdonare per questo?
We fought them when they sought to dismember the nation. Is this why I should seek exoneration?[7]
We did not even know his name[7]
  • Credevamo che il proletariato si sarebbe eventualmente impadronito del mondo, ma è l'America che ha assunto quel ruolo... Il popolo americano è cambiato.
We thought that the proletariat would eventually run the world. But it is the Americans who have assumed that position... The American people have changed.[7]
  • [Sulla corruzione in Africa] Etiopia non aveva lo stesso problema. I leader africani ci fissarono con invidia.
Ethiopia did not have the same problem. African leaders looked at us with envy.[7]
  • Mugabe ha combattuto e liberato il suo paese dai colonizzatori, ma io sono qui come ospite del popolo dello Zimbabwe. Non sono un ospite personale di Mugabe, e i veterani della guerra di liberazione ne sono perfettamente consapevoli.
Mugabe fought and liberated his country from colonists. But I am here as a guest of the Zimbabwe people. I am not a personal guest of Mugabe. And veterans of the liberation struggle are well aware of this fact.[7]

Citazioni su Menghistu Hailè Mariàm[modifica]

  • Da ora in poi devi pregare per il tuo popolo e per te stesso tre volte al giorno. (Madre Teresa di Calcutta)
  • Il generale Haile Mariam Menghistu aveva intenzionalmente adoperato l'arma della fame non solo contro l'Eritrea ma anche contro il dissenso interno e regionale in altre zone del Paese. Questo non aveva impedito a Madre Teresa di ronzargli intorno, sconvolgendo così gli ambienti impegnati nella tutela dei diritti umani, che avevano cercato di isolare il suo regime. (Christopher Hitchens)
  • Menghistu mi sembra un leader silenzioso, serio e sincero, consapevole del potere della folla. (Fidel Castro)
  • Menghistu? Un parente dell'uomo che tentò di detronizzarmi nel 1960? Ma no, non sarebbe rimasto nell'esercito. In ogni caso, quando tornerò al palazzo, dovrò abolire quel cognome... (Haile Selassie)
  • Menghistu lavorava giorno e notte. I beni materiali non gli interessavano, voleva solo il potere assoluto. Gli bastava regnare. (Ryszard Kapuściński)
  • Signor presidente, ieri l'imperatore era un ricco, oggi è un povero; ieri lei era un povero, oggi è un ricco. Io voglio vedere il povero Hailè Selassiè. (Madre Teresa di Calcutta)
  • [...] uno squilibrato che si abbandona ad un sanguinario genocidio. (Mohammed Siad Barre)

Note[modifica]

  1. (EN) Citato in Raúl Valdés Vivó, Ethiopia's Revolution, International Publishers Co., Inc, 1978, p. 105
  2. a b c d e f (EN) Dal discorso alla nazione sull'occasione del quinto anniversario della rivoluzione, citato in Ethiopian Herald (14 settembre 1979)
  3. (EN) Citato in David A. Korn, Ethiopia, the United States and the Soviet Union, Southern Illinois University Press, 1986, p. 61
  4. (EN) Citato in Paulos Milkia, "Mengistu Haile Mariam: The Profile of a Dictator", Ethiopian Review (febbraio 1994)
  5. (EN) Citato in "Mengistu defends 'Red Terror'", BBC News (28 dicembre 1999)
  6. a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w Citato in Riccardo Orizio, Parola del diavolo. Sulle tracce degli ex dittatori, Editori Laterza, RomaBari, 2002, pp. 55-76
  7. a b c d e (EN) Citato in "Mengistu blames Meles for helping Eritrea at UN to split Ethiopia: Mengistu Haile-Mariam speaks", Jimma Times, 30 luglio 2010

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